[FOTO] Vincenzo Salemme e i suoi 45 anni di onorata carriera inaugurano il BCT 2020

E’ stato omaggiato con il premio alla carriera il fresco 63enne Vincenzo Salemme, primo ospite della quarta edizione del BCT – Festival del Cinema e della Televisione di Benevento, che lunedì ha dedicato una serata alla pre-apertura con lo sceneggiatore Bob Gale in collegamento dagli USA e i 35 anni del film cult “Ritorno al futuro”.

Attore, commediografo, comico, regista e sceneggiatore, è stato accolto sul palco dalla giornalista Martina Riva e dal pienone di piazza Cardinal Pacca, ripercorrendo tutte le tappe della sua lunga vita professionale iniziata nel 1977, quando entrò a far parte della compagnia teatrale del grande Eduardo De Filippo. Prima, però, l’apertura con una intro dedicata alle vittime del covid suonata dai baby violinisti siciliani Mirko e Valerio, sulle note di “Viva la Vida” dei Coldplay, canzone che durante il lockdown ha fatto le fortune dei giovanissimi di Porto Empedocle, condivisa da Chris Martin e cantata dallo stesso frontman britannico: “Quando abbiamo visto il video in cui cantava sopra le nostre note abbiamo saltato come canguri” hanno detto i ragazzini, visibilmente emozionati dopo aver fatto da apripista alla serata. Dai toni dimessi, per certi tratti: il direttore artistico Antonio Frascadore prende la parola e torna indietro con la mente ai mesi difficili della quarantena e alla possibile assenza del festival dal cartellone di eventi beneventano e nazionale. “Ce l’abbiamo messa tutta” dice ai presenti con un pizzico di emozione. Il ghiaccio è rotto, l’artista di punta della serata è pronto per essere omaggiato.

Si diceva all’inizio degli esordi con il Maestro Eduardo, di cui a maggio si sono ricordati i 120 anni dalla nascita: con lui e il figlio Luca, Salemme ha avuto un’esperienza della durata di 15 anni. L’attore nato a Bacoli lo ha ricordato recentemente con un testo in sua memoria, leggendone dei versi davanti al pubblico. Il suo esordio è con “Il Cilindro”, sul set insieme a Monica Vitti. Scrive commedie da quando ne ha 18, di anni, e tra queste c’è “Una festa esagerata” (2018), traslata al cinema dal teatro, e che narra di una famiglia impegnata nei preparativi per la festa dei 18 anni della figlia, macchiata dalla morte dell’inquilino del piano di sotto, tanto da arrivare a odiarlo: “Non riusciamo ad amare la felicità degli altri, vogliamo solo che loro non siano felici. Prima la persona meno agiata non provava odio ma speranza nel diventare ricco, io voglio che lo diventino tutti” dice Vincenzo dal palco.

E’ tra i fondatori dell’associazione culturale E.T. Emporio Teatro, poi evolutasi nella compagnia “Chi è di scena”. In giro per i teatri italiani ci va con i colleghi e amici Nando Paone, Carlo Buccirosso e Maurizio Casagrande: all’Eliseo di Roma fu un successo per la commedia “E fuori nevica” (nel 2014 anche al cinema). Scritta nel ’94 insieme a Francesco Paolantoni, ebbe subito grandi riscontri e vedeva in scena entrambi insieme a Stefano Sarcinelli. Le strade, per impegni professionali dei due, si divisero e a Roma subentrarono Buccirosso e Casagrande, il preludio a una grande carriera (‘Premiata Pasticceria Bellavista’ al teatro) che li vide insieme anche sui set cinematografici. La carriera sul grande schermo di Vincenzo nasce agli esordi degli anni ’80 grazie a Nanni Moretti: “Venne a vedere ‘La donna immobile’, nacque un’amicizia e una volta lo andai a trovare su un set. Mi chiese di fargli da comparsa in qualità di un suo accompagnatore nel film ‘Sogni d’oro'”. Nel ’98 diventò anche regista, portando al cinema la commedia “L’amico del cuore”, grande successo ai botteghini con la partecipazione dell’avvenente Eva Herzigova e del trio sopracitato. Uno dei tratti distintivi dell’attore è che nei suoi film si è sempre circondato di belle donne: “Ho fatto i film apposta per questo – ci scherza su -. La bellezza femminile mi mette una grande allegria”.

Nella sua quarantacinquennale carriera c’è anche la televisione, dal suo ultimo ruolo in qualità di giudice a “Tale e quale show” (“Mi studio tutto per paura di fare brutta figura e di non essere adeguato. La vivo con responsabilità”) e tornando indietro alla primissima trasmissione, tutta sua, “Famiglia Salemme Show” con un cast di amici e ospiti eccezionali. Ha portato in diretta sulla Rai anche un esperimento che unisce teatro e televisione “Salemme… Il bello della diretta” con la partecipazione dell’amico Casagrande: “Mi è piaciuto da morire – ha confessato -. C’era l’adrenalina della diretta. Se uno si prende troppo sul serio tutto è difficile, sbagliare fa parte della vita” confessa nella prima serata del festival beneventano. Nel capoluogo ha riabbracciato il pubblico per la prima volta dopo cinque mesi: era in tourneè con lo spettacolo “Con tutto il cuore”, poi interrotto causa covid. La sua estate, da agosto, lo vedrà protagonista con “Napoletano? E famme ‘na pizza!”, tratto dal suo pamphlet in cui smaschera tutti i suoi tradimenti alla napoletanità. Il controsenso, questo, di un uomo che si definisce “napolese d’origine” e additato per il suo dialetto come un cafone dai napoletani nativi della città.

Tutto questo è Vincenzo Salemme, tra teatro, cinema, scrittura e tv: un artista che nella sua comicità non fa della volgarità una prerogativa bensì della sua specialità l’essere istrionico e irriverente, con un innato talento nel raccontare le tante sfumature insite nell’animo umano.

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