Sul palco di piazza Roma ieri, in collaborazione con la piattaforma digitale CHILI e il magazine Hot Corn, il direttore dello stesso, Andrea Morandi, ha presentato e reso i propri omaggi alla storia del cinema italiano.

Ieri sera, è andata in scena la pellicola “Yuppies – I giovani di successo”, anno 1986. Un film importante, sotto diversi punti di vista. Soggetto di Enrico Vanzina, regia del compianto fratello Carlo, il film all’epoca si rifaceva al fenomeno americano dei giovani in carriera che aspiravano ad una posizione di prestigio e di rilievo all’interno di un’azienda o più in generale nella classe sociale dell’epoca. Yuppie era il termine in inglese che rispecchiava la mania dell’epoca che dagli States si diffuse anche in Italia. Sul grande schermo, i fratelli Vanzina proiettarono dei giovani e talentuosi attori quali Ezio Greggio, Jerry Calà, Massimo Boldi e Christian De Sica (imposto dai Vanzina contro il volere della produzione, come lui stesso ha ribadito ieri). Calà e De Sica avevano già lavorato insieme in altri film di stampo prettamente “vanziniano” come Sapore di mare, Vacanze di Natale e Vacanze in America. Greggio e Boldi furono “presi in prestito” da Drive In, storico programma di successo dell’epoca.

Il film non venne accolto positivamente dalla critica nonostante un buon successo d’incassi, ma oltre a raccontare al meglio la “Milano da bere”, la pellicola ebbe anche il merito di formare, all’interno del cast, una coppia iconica degli anni ’90 e 2000 quale il duo Boldi e De Sica, quest’ultimo presente al BCT dello scorso anno in ricordo del padre Vittorio. A piazza Roma, dopo un saluto sentito a Carlo, di cui ricorreva l’anniversario della sua scomparsa lo scorso 8 luglio, il fratello Enrico, Massimo Boldi e Jerry Calà hanno ripercorso i successi dell’epoca, autocelebrandosi, e rivendicando il successo di allora che persiste ancora oggi. Un’Italia, sottolineano, che è ancora oggi così, all’ufficio postale o al Comune. Un film che viveva di tresche, intrecci amorosi e del paradosso, marchio di fabbrica della commedia “vanziniana”. L’aneddoto sulle Tod’s, le famose scarpe di Della Valle, che devono il successo a Yuppies. Il sorriso di chi si sente ancora un ragazzino nonostante l’avanzare dell’età, nonostante un Vanzina che cita Hitchcock (“Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate”) e si eclissa, all’alba della proiezione del film, quando gli altri due giovincelli sul palco ne avrebbero ancora di cose da dire e da fare.

Per molti è un qualcosa di bassa lega, il cinema poco impegnato che non ha il merito di brillare sotto la luce splendente di capolavori di riprese, scrittura e interpretazione. L’Italia che dopo anni di cinepanettoni si è stancata della solita solfa, che rinnega se stesso, che vede e rivede la solita storia, e che poi punta il dito verso le capre che non capiscono di cinema e “vi meritate Boldi e De Sica”, minimizzando il lavoro da sempre leggero, ma non per questo privo d’importanza, di chi porta il sorriso con gag, smorfie, teatralità e buonumore. Forse i precursori del trash, di scene diventate meme sui social, ma scuola di attori e di un target comico tanto in voga in Italia, oggi scaduto nel demenziale ma che nei Vanzina ha avuto sempre una centralità, dare ad ogni personaggio un’impronta popolare nella quale rispecchiarsi. Vivere la vita di tutti i giorni, cavalcando il paradosso che in fondo può succedere a tutti: non rinneghiamo ciò che siamo, nemmeno quei figli di papà “Yuppies”, capaci di portare l’ironia del nord alla ribalta, oltre i Sordi e i Totò, maestri. Alla lunga stancano e non son più divertenti, ma sono e siamo, ancora oggi, Yuppies da più di 30 anni.

E contestualmente, a piazza Torre, durante la proiezione del film, si prendeva la scena la bella Diana Del Bufalo, attrice, conduttrice e cantante, sbocciata ad Amici di Maria de Filippi e, in seguito, scelta dalla Gialappa’s Band per Mai dire Amici e scritturata come coprotagonista in Matrimonio a Parigi, proprio con Massimo Boldi.

Passione per il canto, ereditata dalla madre Ornella Pratesi, soprano, ha in dote un forte spirito autoironico e autocritico che le consentono di sintonizzarsi subito coi fan e il pubblico, come accaduto ieri sera durante la chiacchierata che l’ha vista protagonista. Dagli esordi fino ad oggi, passando per i film e i social, la conduzione di Colorado che ha fatto nascere la sua relazione con Paolo Ruffini, Diana è un rullo compressore che non ha paura di dire quello che pensa e che, a tratti, sembra pensarlo in maniera talmente rapida che brucia i tempi e non si dà il tempo di rifiatare. Simpatica, frizzante, sa come intrattenere il pubblico e cosa apprezza di più di lei. Appare genuina e se stessa sul palco, quasi a creare un legame cogli Yuppies di piazza Roma, nonostante l’età sia un po’ diversa e l’eredità del passato sembri quella di uno stile di vita “easy” a fronte di un buon guadagno. E sul palco non ha problemi a dire che eliminerebbe Instagram se non avesse un riscontro economico, dato il clima irrespirabile, oramai, nella piattaforma social più diffusa e redditizia al mondo.

Non ha problemi nemmeno a scherzare sulle proprie lacune, a metterle in evidenza senza retrocedere di un passo, come quando chiede aiuto per la coniugazione dei verbi, affermando di essere stata una capra a scuola. Affermazioni, queste, che la mettono in contatto soprattutto col pubblico più giovane: tanti gli adolescenti, pre-adolescenti soprattutto, che hanno seguito Diana durante l’intervista e accolta in un caloroso bagno di folla e di selfie, ridendo ad ogni sua battuta. L’impressione che si possa raggiungere qualsiasi risultato indipendentemente dal tuo quoziente intellettivo, dal tuo impegno scolastico, dalle attitudini e dalle capacità, non deve però influenzare quella parte di pubblico più giovane, fuorviata dai social e dallo stereotipo del successo facile. Nella sua “ignoranza”, Diana ha dimostrato di avere valori e di saperli trasmettere con un’intelligente ironia.