I democratici sanniti hanno una capacità che sembra contraddistinguere gran parte del progetto politico chiamato Pd: fissare un punto con intensità con tutta l’attenzione possibile. Questo punto è il proprio ombelico. Il mondo crolla attorno, dietro solo macerie eppure l’attenzione fissa sempre sul proprio ombelico.

In ordine: perdi la città capoluogo di Provincia, poi perdi la Provincia, nel frattempo sindaci autorevoli (e veri campioni di preferenze) passano con Mastella. Tutto va male, dunque. E tutto va cambiato, direte voi.

Invece no. La polemica gira sempre attorno il proprio ombelico. Quanto i dem sanniti sappiano essere autoreferenziali emerge dalla polemica lanciata via social dall’assessora del Pd Giulia Abbate, pezzo da novanta della giunta del Comune di Airola guidata dal Sindaco neomastelliano Michele Napoletano.

Scrive oggi su Facebook Abbate: “Pretendere dagli “altri” comportamenti che gli “uni” non sono tenuti ad applicare.  Le ragioni del commissariamento invocato per la Federazione Provinciale del PD di Avellino sussistono integre anche per la “esangue” Federazione Provinciale del PD di Benevento. “Non è possibile che si accumulino sconfitte ma non si rassegnino dimissioni”. GIUSTO“.

Traduciamo. Giulia Abbate fa un ragionamento semplice anche se non fa nome e cognomi: se Umberto Del Basso De Caro, che fa intendere (non velatamente!) che il Pd irpino dopo la sconfitta contro la coalizione civica e di centrosinistra di Gianluca Festa deve essere commissariato, deve “applicare” alla propria Federazione provinciale guidata da Carmine Valentino lo stesso trattamento: richiesta di commissariamento. Commissariamento necessario – interpretando l’Abbate pensiero – anche perché il Pd sannita (decariano) è “esangue”.

Il ragionamento dell’assessora dem potrebbe essere valido, in parte. Il Pd sannita non gode di ottima salute e forse avrebbe bisogno di un tagliando. Il tagliando nei partiti democratici si chiama congresso provinciale. Quello è il vero tagliando. Il tagliando primario ma non l’unico. Poi ci sono dei test che possono e devono far intendere a un gruppo dirigente dove sta andando il proprio partito e la propria base. Questi momenti – definiamoli tagliandi soft – sono le conte ai congressi nazionali (le primarie per il Pd) oppure elezioni di secondo grado come le provinciali in cui si attiva solo il ceto politico.

In questi due passaggi se vuoi dimostrare che un gruppo dirigente locale sta stremando un partito, il tuo partito, rendendolo esangue ci si rimbocca le maniche e a viso aperto si sfida chi governa lo il partito.

Diciamolo meglio. Se davvero Giulia Abbate avesse pensato che Del Basso De Caro e Valentino stessero affossando il Pd poteva fare due cose, quasi simultanee perché vicinissime nel tempo. Sostenere chi in quel dato momento stava tentando di sfidare i vertici del partito mettendoci la faccia e farlo alla luce del sole.

Parliamo di Raffaele Del Vecchio e dei sue due tentativi di “Golpe” (l’amico Raffaele ci lasci passare questo termine).

Ricordiamo infatti che alle provinciali Del Vecchio e un manipolo di amministratori sanniti avevano osato presentare una lista alternativa a quella ufficiale del Pd e che alle elezioni Primarie del Pd avevano sostenuto la candidatura di Nicola Zingaretti in alternativa a Maurizio Martina, sostenuto da Del Basso De Caro e dai suoi. Se si riteneva già qualche mese fa che i vertici del Pd sannita non funzionavano queste due occasioni erano più che ghiotte.

Oggi, purtroppo, la polemica di Abbate contro i vertici provinciali oltre ad apparire sterile – perché prende spunto da quello che accade in un’altra Provincia – appare sopratutto giungere con molto ritardo. Un ritardo che chi vuole davvero cambiare la leadership del proprio partito non può permettersi.