La distaccata solitudine di Hopper, straordinario pittore americano, è l’istantanea che ogni cromia ed essenzialità dei sui quadri propone. Lo scenario americano contemporaneo, raccontato con sguardo attento attraverso un’apparente semplicità di immagini, è la straordinaria forza di Hopper. Innamorato di Parigi e dell’Europa che ha sempre riportato nella sua evoluzione stilistica, conservato e custodito dentro di sé come auspicio di una metamorfosi americana, Hopper con occhio attento e critico ha dipinto la solitudine della società americana, apparentemente avanti e super evoluta. Un pittore straordinario, ai tempi ritenuto mediocre ed emerso e compreso troppo tardi, è stato precursore di quella attenta critica sociale che oggi si spende con facilità in ogni dove. Una sala gremita, lunghi applausi ed una dedica speciale sono state le risposte positive del successo che mette a segno Arte Litteram ancora una volta. Luigi Mauta e Fabiana Peluso, accompagnati dalla voce “fuori dal quadro” di Vittorio Zollo, quale Hopper, con grande bravura e perizia hanno saputo far entrare in punta di piede ciascun presente nelle opere dell’artista americano, guardando le case protagoniste di film, oppure osservando da vicino i personaggi solitari nei loro atteggiamenti. Lo stupore e la meraviglia negli occhi di chi guarda e l’ascolto delle parole di Hopper, sono stati davvero una grande conferma di professionalità e passione per Arte Litteram. Un percorso multimediale che ha raccontato la vita personale ed artistica di Edward Hopper, il più conosciuto ed amato pittore americano del ‘900 che ha dipinto, descrivendoli, gli anni del boom economico e di un mondo che stava cambiando. Guardare da dentro verso fuori e il contrario, attraverso una finestra, fermarsi su quelle vite sole, singole, apparentemente ideali. Solitudine e distacco regnano sovrani in ogni opera, come la luce, il contrasto tra immense strade deserte ed i vivaci colori della periferia. Secondo alcuni storici dell’arte il messaggio che Hopper lascia è triste “però molto contemporaneo” spiega Luigi Mauta “Il senso di alienazione. All’epoca di Hopper non c’era quello che abbiamo adesso come tecnologia e come finta società tecnologica. Hopper la riutilizza e noi ci troviamo perfettamente d’accordo. Abbiamo solo degli apparecchi in più che ci limitano, ma apparentemente l’uomo rimane un essere solitario, alienato dalla realtà. Tante isole distaccate che a volte non riescono assolutamente comunicare” e conclude “infatti Hopper gioca molto sull’architettura. L’evoluzione della tecnologia a dispetto dell’evoluzione psicologica della società”.

Realismo contemporaneo si, ma Hopper è assolutamente senza tempo è, effettivamente, “una finestra oltre il reale”.