Il pizzo panaro della Domenica delle Palme, cugino goloso della strenna natalizia

Siamo a un passo dalla Domenica delle Palme e la primavera è già sbocciata. La ricetta presentata oggi fa parte dell’antica tradizione beneventana, adottata poi in buona parte del territorio circostante al capoluogo sannita. Un dolce da regalare, da scambiare, proprio come si fa con i ramoscelli di ulivo nella giornata della domenica che precede la Pasqua. Una gustosa merenda ma innanzitutto un simbolo religioso di pace.

Il pizzo panaro era un dolce che, come indica il nome, aveva le sembianze di una pizza di pan di spagna  e veniva trasportato in un “panaro”. La tradizione vuole che siano i più piccoli, bimbi di ogni età, a portarlo in dono a zii, nonni, padrini e madrine, come simbolo di legame familiare. Un vecchio proverbio locale recita “Palma a te, pizzo panaro a me”. In passato, infatti, chi donava questo buono e colorato dolce riceveva in cambio un ramoscello di pace.

La tradizione ricorda molto una tipica usanza natalizia, campana ma anche sannita: la strenna, simile alla ‘nferta, offerta, elemosina, dono.
La strenna è un regalo natalizio tipico anche del giorno di capodanno: un regalo ben augurante per l’anno in entrata.

Nelle zone sannite, la strina è un augurio che viene fatto dai più piccoli ai nonni, o comunque a parenti e conoscenti più grandi, il primo giorno del nuovo anno. Una tradizione che forse non è più vissuta come un tempo, ma che pure resiste. Venivano portati, dai piccoli di casa solitamente ai propri nonni, ramoscelli di ulivo e di alloro. L’ulivo, si sa, ha il sacro significato della pace. L’alloro, utilizzato anche in cucina, o in campo medico, fu simbolo di sapienza, anticamente pianta sacra ad Apollo. La corona di alloro era la corona dei poeti (Petrarca docet), e ancora oggi viene utilizzata dai neolaureati (da cui il termine laurea). Un tempo l’alloro incoronava persino gli imperatori. e comunque tutte le più alte istituzioni o i vincitori di gare e certami.

Ecco, dunque, il significato di prosperità, abbondanza, creatività e raccolta di buoni frutti, ma anche sapienza e buona e lunga vita, Con il passare del tempo, oltre ai ramoscelli di ulivo e alloro, si è passati ad altri tipi di doni, come la frutta, da vedere nella sua umiltà e nell’attaccamento alla terra e alle radici. Finché, ahinoi, si è arrivati a doni “commerciali”, chiamati streniarum commercium, proprio come gli antichi Romani avevano previsto. Nei giorni d’oggi, al dono delle palme o dell’alloro, ma anche della frutta, datteri e fichi, e talvolta di dolcetti, in cambio si riceve il motivo principale della questua, ossia un regalo in denaro.

Il pizzo panaro può essere considerato un cugino della strenna, anche se in questo caso si tratta di un dolce, per giunta molto colorato, proprio per onorare la bella stagione appena cominciata: il disco di pan di spagna è ricoperto dal naspro, glassa di zucchero sciolta con acqua che, una volta raffreddata, si rapprende e dà vita a un impasto denso e croccante. Spesso il naspro esso viene realizzato con l’aggiunta di aroma di limone. I diavolilli, confettini colorati, sono il simbolo della primavera.

INGREDIENTI: 50 g di zucchero, 50 g di farina, 3 uova, un cucchiaio di zucchero a velo, un cucchiaio di succo di limone, burro e farina per spolverizzare la tortiera. Per la glassa: 250 g di zucchero, mezzo bicchiere di acqua, una manciata di confettini colorati.

PREPARAZIONE: in una ciotola montare i bianchi di uovo a neve con lo zucchero a velo e il succo del limone. In una pentola, versare i tre tuorli di uovo con lo zucchero e iniziare a mescolare. Battere il composto e metterlo a bagnomaria, fino a farlo leggermente intiepidire. Toglierlo dal fuoco e sbatterlo fino a renderlo gonfio. Sugli albumi montati a neve, setacciare la farina e amalgamare delicatamente dal basso verso l’alto, senza girare. Unire il composto ai tuorli e continuare ad amalgamare il tutto con delicatezza, senza far smontare. Nella tortiera, imburrata e infarinata, versare il composto appena sotto all’orlo. Infornare a 180 gradi, per circa trenta minuti. Nel frattempo, in una casseruola, versare l’acqua e lo zucchero per la glassa. Fare sciogliere lo zucchero a fiamma bassissima, dopo aumentare la fiamma fino a quando non si forma una schiuma e inizia a filare. Togliere dal fuoco e colare, sul dolce tiepido e sformato, uno strato abbondante. Poco dopo cospargere con una manciata di confettini colorati.

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