Il tempo, il passato, i paragoni: come inizia l’era Cannavaro a Benevento

E’ tornato l’entusiasmo nella Benevento calcistica, quello che serviva dopo oltre un anno di appiattimento, freddezza e polemiche. Fabio Caserta non è riuscito nei propositi iniziali di lavar via l’onta della retrocessione in Serie B e probabilmente ciò non è imputabile in larga parte alla sua figura. I fatti e i numeri però dimostrano nella loro cinicità quanto la ventata di freschezza e il bel gioco sbandierati all’arrivo dell’ex tecnico del Perugia, si siano dissolti nel nulla con l’avanzare delle prime difficoltà. Per certi versi l’approdo nel Sannio di Fabio Cannavaro ricalca un po’ quello del collega campione del mondo, Pippo Inzaghi: entrambi giunti per risollevare un ambiente demoralizzato, entrambi pronti a mettersi in gioco e a far valere il peso e l’esperienza maturata nel corso della loro carriera. Di contro, la società e la Benevento del pallone a giovarne in termini di mediaticità e appetibilità.

Similitudini ma anche differenze che non sono del tutto secondarie: SuperPippo ha abbracciato il giallorosso dopo una lunga gavetta in Italia, la fulgida esperienza al Milan e la cavalcata trionfale con il Venezia fino ai playoff per la promozione in A. Con la Strega si è consacrato e ha infranto record su record avendo però avuto a disposizione una rosa da categoria superiore che col passare delle giornate si è resa sempre più conto di poter scrivere la storia del club e del secondo campionato italiano. Numeri irripetibili e che farebbero intimidire chiunque, anche il capitano della Nazionale che ha alzato al cielo la coppa del mondo. D’obbligo un contatto telefonico tra i due così come il voler mettere le mani avanti all’inizio di questa nuova avventura rispetto a uno score dai tratti leggendari. Lo sa bene Cannavaro, alla prima vera esperienza in Italia. Non che quelle in Medio Oriente e Cina, da novello Marco Polo, non siano state formative e ricche di significato, ma forse meno probanti di un percorso nei campi di periferia della terza e quarta serie nostrana. Il credo del pallone d’oro 2006 resta lo stesso appreso dai suoi maestri e, anzi, c’è molta curiosità nel vederlo applicato in una Serie B che poco si discosta da una A2 in termini di qualità dei singoli e di proposta di calcio.

Cauti, però: il suo arrivo fa sognare i tifosi e rimanda ai fasti inzaghiani, ma la società ha precisato che gli obiettivi non cambiano e restano sempre gli stessi. Che siano detti internos e non esternati, per cui non ci è dato sapere quali sono le aspirazioni di quest’anno, si tratta comunque dell’inizio di un nuovo progetto che richiede tempo e spazi per essere valutato. Senza giudizi lapidari e preconcetti, Fabio è stato chiaro: “Qui ci sono i margini per poter crescere”. Ciò che sotto la guida Caserta non si è visto, anzi, l’inverso: si è avuta una regressione totale e che l’allenatore calabrese ha in parte generato sul piano tecnico ma anche subito dall’alto. A Cannavaro va dunque concesso almeno tutto il tempo di cui ha beneficiato il suo predecessore, salvo catastrofici eventi.

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