“L’ossa del corpo mio sarieno ancora/In co del ponte, presso a Benevento,/Sotto la guardia della grave mora”. Nel terzo canto del purgatorio Dante Alighieri ricordava con questi versi l’epico scontro del 1266 tra Manfredi di Svevia e Carlo d’Angiò. Oggi avrebbe forse parole più dure per descrivere il triste epilogo del monumento che lo raffigura insieme a Manfredi nel Purgatorio, ormai finito nel dimenticatoio cittadino, escluso dai progetti turistico-promozionali e completamente in balia dei fumi dello smog. Parliamo di un monumento simbolico di un intera epoca storica.

Lo scontro,infatti, avvenuto proprio a Benevento era di una decisiva rilevanza storica e avrebbe deciso le sorti dell’Italia. La compagine ghibellina capeggiata da Manfredi aveva il chiaro intento di unificare politicamente l’Italia andando ad intaccare, inevitabilmente, il dominio del papato. L’allora Papa Clemente IV si oppose militarmente all’ascesa ghibellina chiamando a combattere in Italia Carlo D’Angiò. Nella battaglia del 26 febbraio del 1266, consumatasi a Benevento, Manfredi fu sconfitto e perse la vita. Nel 1921, in ricordo dei secento anni dalla morte di Dante Alighieri, l’artista sannita Nicola Silvestri progettò un bassorilievo di bronzo con l’immagine dell’incontro nel Purgatorio tra Manfredi e Dante, ad eterno ricordo dello storico evento.

Oggi, il monumento a Manfredi vive una vita parallela rispetto agli altri monumenti cittadini. In ombra, nonostante il suo significativo valore storico-artistico, l’opera è in balia dello smog e delle occasionali incurie che lo circondano ora di cartacce, ora di cicche di sigarette e ora di lattine. “Ahi quanto a dir qual è (ndr) cosa dura”…

Nessuna amministrazione, nessuna associazione e nessun singolo può decidere il successo o l’insuccesso di un monumento. Ma tutti siamo chiamati a rispondere, prima o poi, alla domanda di un amico o di un turista: “e questo che cos’è ?” e dopo aver risposto attenderci una nuova domanda: “e perché è in queste condizioni?”

Amministrazione, associazioni, cittadini: “e perché è in queste condizioni?”

D’altronde, se non è illuminato scenograficamente come altri monumenti, se non è al centro della proposta culturale, se è sempre circondato da rifiuti, allora la domanda ci mette in crisi un po’ tutti…

Mario Martino