Inchiesta Asl: De Girolamo, Barone e altri quattro imputati assolti anche in appello

Confermata in Appello l’assoluzione di Nunzia De Girolamo e altri cinque imputati nell’inchiesta sulla Asl di Benevento. In I grado – riporta l’Adnkronos – il Tribunale di Benevento aveva assolto tutti e otto gli imputati e il pm Assunta Tillo aveva impugnato sei delle otto assoluzioni, tra cui quella dell’ex ministra ed ex parlamentare De Girolamo, dei suoi collaboratori Giacomo Papa e Luigi Barone, dell’ex direttore generale Michele Rossi, dell’ex direttore amministrativo della Asl Felice Pisapia e dell’ex responsabile budgeting Arnaldo Falato. In Appello, il sostituto procuratore generale aveva chiesto condanne a 6 anni per De Girolamo e Rossi per tentata concussione e concussione e a 5 anni per Papa, Barone, Pisapia e Falato per concussione. La Corte d’Appello però ha dato ragione alle difese e per tutti i sei imputati è stata confermata l’assoluzione anche in II grado.

“Oggi finisce un incubo durato 9 anni. Sono felice che anche la Corte di Appello abbia confermato la mia assoluzione piena. Grazie a chi, in questi anni non facili, mi ha dimostrato affetto e vicinanza”. Così su Twitter Nunzia De Girolamo commenta la notizia della sua assoluzione, confermata dalla Corte d’Appello, nell’ambito dell’inchiesta Asl. 

“Bisogna sempre credere nella giustizia, in quella giusta. In nove anni non ho mai smesso di avere fiducia nei giudici che avrebbero dovuto decidere le mie sorti nel processo. Nove lunghi anni che hanno logorato amicizie, che mi hanno impedito diverse sfide, che comunque hanno rallentato percorsi e progetti perché avevo una grossa macchia. Che oggi è finalmente e definitivamente cancellata”: così su Facebook il presidente dell’Asi, Luigi Barone. “Ringrazio di cuore quanti, malgrado le accuse che mi vedevano ingiustamente protagonista assieme ad altri amici, hanno creduto in me, dandomi fiducia in ruoli istituzionali importanti. Ringrazio quanti mi sono stati vicino e i miei avvocati Vincenzo Sguera e Nino Coccoli (fino a quando è stato costretto a lasciare la difesa per incompatibilità perché diventato dipendente del ministero della Giustizia) che sono stati bravissimi e straordinari, mi hanno sempre sostenuto anche nei momenti di massimo sconforto, che vi assicuro sono stati tanti. Ora – aggiunge – si volta pagina e si riprende di corsa, cercando di recuperare al meglio i nove anni… sperando però che la giustizia almeno nei tempi cambi passo perché far attendere 108 mesi, 3.240 giorni, 77.760 minuti per una definitiva sentenza di assoluzione è un’enormità non da Paese civile”.

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