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Inquinamento atmosferico e malattie cardiovascolari, la ricerca del Fatebenefratelli

E’ stato appena pubblicato su Environmental Science and Pollution Research una ricerca prodotta dall’Unità Operativa di Cardiologia diretta dal prof. Bruno Villari sul ruolo dell’inquinamento atmosferico sulle malattie cardiovascolari. 

Lo studio è stato condotto dal dott. Quirino Ciampi in collaborazione con il prof. Eugenio Picano del CNR di Pisa, con il dipartimento di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Lecce e con l’ARPA Campania.

Lo studio si riproponeva di rilevare le concentrazioni di inquinanti atmosferici nella stessa mattina in cui i pazienti affetti da malattia coronarica cronica erano sottoposti ad ecocardiografia da stress, come screening della malattia ischemica di base e di valutare quale impatto potessero avere sulla funzionalità cardiopolmonare. 

Si è dimostrata una stretta relazione tra le concentrazioni di inquinanti atmosferici (biossido di azoto in particolare) ed i parametri di alterata funzione cardiopolmonare a riposo e durante stress, con l’aumento delle linee B polmonari che sono anche esse indice di disfunzione cardiaca.

I risultati confermerebbero l’ipotesi che la significativa riduzione di ospedalizzazioni per malattie cardiovascolari durante il periodo del lockdown, possa essere attribuita non solo alla “fuga” dagli Ospedali per paura del contagio, ma anche al miglioramento della qualità dell’aria che si è avuta per le limitazioni legate al lockdown stesso. 

In un precedente studio pubblicato quest’anno su Environmental Science and Pollution Research International Journal sempre dallo stesso gruppo della Cardiologia del Fatebenefratelli con il CNR di Pisa e la cardiologia dell’Ospedale di Nocera, erano stati valutati gli stessi pazienti che si erano sottoposti  ad ecocardiografia da stress prima del lockdown e durante il lockdown, dimostrando come i parametri di funzione cardiopolmonare durante ecocardiografia da stress erano significativamente migliori nel periodo del lockdown con livelli di inquinanti atmosferici più bassi, rispetto a quelli valutati durante il periodo pre-lockdown con peggiore qualità dell’aria e concentrazioni più alte di inquinamenti atmosferici.

Ridurre l’inquinamento atmosferico deve essere considerato oggi un obiettivo terapeutico da perseguire anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, con tutti gli strumenti possibili dalla modifica delle fonti di energia all’utilizzo di depuratori d’aria fino all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale come le mascherine.

Comunicato Stampa