Il comitato Più Uno di Benevento, ispirato al Movimento Più Uno di Ernesto Maria Ruffini, punta a un vero rinnovamento della classe politica locale. Ne abbiamo parlato con Ettore Rossi, esponente del comitato beneventano.

Rossi, qual è l’obiettivo del Movimento Più Uno sul territorio?
“Con il Movimento Più Uno stiamo facendo un tentativo vero di rinnovamento della classe politica, a partire dal livello locale, attraverso i Comitati. La novità è che si sono avvicinate alla nostra esperienza persone che finora, con i partiti attuali, non avvertivano una possibilità vera di partecipare, perché i contributi di idee e la generosità dell’impegno venivano ritenuti superflui, in un contesto in cui c’è un’élite politica che vive e prospera nella propria autosufficienza”.

Che tipo di persone volete coinvolgere nell’impegno pubblico?
“Abbiamo bisogno di persone impegnate nella sfera pubblica che possiedano un background di esperienze, conoscenze e competenze rispetto ai problemi reali dei cittadini. Persone che ogni giorno si confrontano con queste problematiche: dall’operaio all’artigiano, da chi opera nella pubblica amministrazione a chi lavora nei servizi avanzati, da chi si esprime nella ricerca e nell’istruzione a quanti fanno impresa, da chi lavora nel sociale a chi difende i diritti dei più deboli”.

Cosa distingue Più Uno dalle altre esperienze politiche?
“Il valore aggiunto di Più Uno è svolgere l’impegno politico avendo come visione quella dell’uguaglianza indicataci da Ernesto Maria Ruffini”.

Su cosa si fonda, secondo lei, la credibilità di questo nuovo modo di fare politica?
“Sulle storie e sugli atteggiamenti di chi prova a incarnare questi valori e questi stili. Non è possibile – ed è una responsabilità dei partiti – che la politica, in particolare sul piano locale, venga vissuta come un mestiere, soprattutto da chi non ne ha uno proprio, con tutte le storture che ne possono derivare. Come è bello poter tornare a usare l’espressione della politica come servizio, come la più alta forma di carità”.