Si apre una nuova fase per il coordinamento provinciale di Libera Benevento, chiamato oggi a eleggere il nuovo referente al termine del terzo mandato di Michele Martino. Guida e punto di riferimento sin dalla nascita di Libera nel Sannio, Martino lascia in eredità un’associazione plasmata da un impegno puntuale e instancabile sul territorio. In questa intervista ripercorriamo con lui passaggi chiave, risultati e nodi ancora aperti sul fronte della lotta al malaffare e dei beni confiscati.
Nove lunghi anni alla guida di Libera Benevento e a detta di tutti hai lasciato un’impronta indelebile.
Ringrazio tutti per le belle parole ed i pensieri gentili rivolti alla mia persona. Ho provato solo a fare del mio meglio cercando di onorare la fiducia accordatami nel giugno del 2016 in occasione della nascita del coordinamento sannita e rinnovatami nei successivi appuntamenti assembleari. È stato un cammino collettivo e plurale in cui iniziative, progetti, percorsi sono stati possibili grazie alla collaborazione di tante persone, associazioni, scuole ed organizzazioni. Da soli non si fa nulla. Ho camminato spalla a spalla insieme a persone splendide che hanno scelto di mettersi in gioco. Il tutto arricchito da una bella trasversalità anagrafica.
Nove anni di impegno ma anche di sfide. La più difficile che hai affrontato durante i tre mandati?
Costruire una duratura credibilità, restare sempre liberi ed indipendenti, guardare in faccia la realtà e chiamare le cose con il giusto nome, tenere dritta la barra (come si suol dire), certamente sono state sfide impegnative. Il rapporto con i familiari delle vittime innocenti ha rappresentato di certo uno degli aspetti più delicati. La memoria delle vittime ed il dolore dei familiari vanno curati con accortezza e delicatezza. Una sfida, innanzitutto culturale e poi organizzativa, è stato il tema del riutilizzo sociale dei beni confiscati. Tematica completamente assente sul nostro territorio, ma intanto i beni confiscati c’erano, nella piena “disattenzione” della politica innanzitutto ed a seguire della società civile. Oggi c’è ancora tanto da fare ma di certo non siamo all’anno zero.
Negli anni abbiamo sentito spesso parlare di “Sannio isola felice”. La tua visione è sempre stata un po’ diversa: perché.
C’è una visione miope ed anestetizzata della criminalità organizzata in città e nel Sannio. Lo abbiamo sempre affermato in modo chiaro ed inequivocabile. Basterebbe porre attenzione alle relazioni semestrali della Direzione Distrettuale Antimafia. Fornendoci una mappatura ben dettagliata della presenza dei clan in città ed in provincia, sottolineandone le attività caratteristiche di ogni famiglia. Spaccio di sostanze stupefacenti, usura, racket, in alcuni casi anche prostituzione. Senza trascurare il gioco d’azzardo. Ciò avviene in modo capillare ed organizzato. Bisogna porsi anche un altro interrogativo: come avviene sul nostro territorio il riciclaggio del denaro riveniente dalle illecite attività? Con quali complicità ed in quali settori? Ma si fa finta sempre di nulla sminuendo la tematica. Di questi temi c’è un assordante silenzio degli esponenti politici, come se il problema non esistesse. Penso ad esempio ogni qualvolta che ciclicamente c’è una escalation di auto incendiate. Oppure quando ci sono atti intimidatori ai danni di esercenti commerciali ed imprenditori. Nessuno si espone. Come se fosse solo compito della magistratura e delle forze dell’ordine. Mettere sempre la polvere sotto il tappeto non aiuta la formazione di una matura coscienza civica e direi politica.
E spesso sei stato critico nei confronti delle classifiche…
Non bisogna lasciarsi affascinare da classifiche di testate nazionali che in base ad algoritmi standardizzati ci restituiscono una fotografia assolutamente non veritiera. Sono classifiche che si basano su dati statistici, in primis le denunce. Oggi nel nostro territorio registriamo un’assenza di denunce, non di reati. È questo il grave problema. Quello di non avere ancora un tessuto sociale-economico capace di essere “scorta civile” per chi denuncia. In modo particolare estorsione ed usura. Denunciare non è una scelta semplice, sia ben chiaro. Nella Valle Caudina abbiamo una camorra organizzata, violenta, che non si crea problemi nello sparare quando bisogna ricorrere alla violenza. In queste zone quando non si spara vuol dire che gli equilibri sono stabili e che le spartizioni territoriali reggono. In alcune zone della Valle Caudina c’è una cappa che opprime e condiziona. Bisogna creare una rete capace di liberare il territorio da tante forme di condizionamento. A tutto ciò bisogna aggiungere e non come elemento secondario, un sistema clientelare ben collaudato, oserei dire normalizzato. Corruzione e malaffare sono una piaga che distraggono il futuro di un territorio. Non bisogna combattere solo le mafie, ma anche le mafiosità, fatte di comportamenti, intrecci, complicità, condizionamenti. Certo, il nostro territorio non soffre come altre realtà della Campania. Questo bisogna dirlo, il Sannio possiamo ancora difenderlo a differenza di altre zone che devono liberarsi. Ma occorre conoscenza, consapevolezza e scelte radicali. Possiamo arginare il territorio dalle infiltrazioni. Consentitemi di rivolgere un profondo ringraziamento alla magistratura ed alle forze di polizia per l’importante lavoro svolto quotidianamente per la tutela delle nostre comunità.
Con te Libera ha guardato oltre la semplice mission dell’associazione di don Ciotti. Si è costituita in rete con Cgil e Anpi, ha partecipato a manifestazioni pubbliche e ricorrenze nazionali. Ma quanto è stato, o lo è ancora, difficile dialogare con le istituzioni?
Libera nasce per essere collettore, per unire, camminando insieme, realtà laiche e cattoliche. Oltre alle realtà indicate nella domanda, aggiungo anche Agesci, Azione Cattolica, così come realtà artistiche e culturali, parrocchie. In più una meravigliosa rete dei docenti. Fondamentale i percorsi nelle scuole. Alcune di esse sono diventate presidi scolastici di Libera. Abbiamo sentito la responsabilità di far sentire la nostra voce ogni qualvolta che le circostanze ci hanno imposto di non tacere. Quando vedi colpiti i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori hai il dovere di non tacere. Quando si creano situazioni internazionali rispetto alle quali non si può tacere abbiamo sentito sempre il richiamo della strada e della piazza. In alcuni casi anche dei ponti. E poi ci sono appuntamenti comunitari come il 25 Aprile. È la festa della Libertà e della Liberazione dall’oppressione nazifascista, come fai a restare a casa? Quando l’acqua pubblica, fonte vitale per l’umanità diventa preda delle multinazionali o delle lobby politiche che ne scelgono la privatizzazione come si fa a tacere? Come si fa a tacere di fronte ad un aumento esponenziale del gioco d’azzardo divenendo un’altra frontiera d’affari per le mafie? Non a caso parliamo di AzzardoMafie e dietro ci sono storie di fragilità adolescenziali, anziani che giocano tutta la pensione, famiglie distrutte. L’azzardo alimenta altri fenomeni, come l’usura ed il riciclaggio del cosiddetto denaro sporco. Con le istituzioni abbiamo avuto ed abbiamo tuttora un bellissimo rapporto. Sin dall’inizio del nostro percorso. Ricordo la collaborazione con il Procuratore Conzo da sempre al nostro fianco, rapporto con la Procura che si è ulteriormente intensificato e consolidato con il procuratore Policastro. Anche con l’attuale procuratore facente funzioni Scarfò abbiamo un rapporto davvero molto cordiale. Lo stesso con la Prefettura, con tutti i Prefetti che abbiamo avuto l’onore di conoscere e collaborare. Alla dott.ssa Moscarella un sentito grazie per la grande azione propulsiva sul tema del riutilizzo dei beni confiscati. Con il Tribunale, con le forze di polizia. Con tanti sindaci della Provincia di Benevento. L’unico rammarico è nei confronti dell’amministrazione comunale di Benevento con la quale purtroppo non si sono creati i presupposti per un rapporto collaborativo. Per ultimo il non aver voluto accogliere Libera in audizione durante la stesura del regolamento per la gestione dei beni confiscati. Siamo stati sempre rispettosi, certo spesso pungenti, ma leali. Purtroppo veniamo percepiti come un fastidio e non una risorsa. Ma se il prezzo dev’essere la libertà, l’autonomia, l’indipendenza e la sudditanza, allora meglio così. Le amministrazioni passano. Libera resta.
Il tuo successore raccoglie un’eredità pesante: cosa senti di dirgli e quale sarà adesso il tuo futuro, se ci sarà eventualmente, oltre Libera.
Al mio successore innanzitutto dico che potrà contare sempre su di me, ma non ce ne sarà assolutamente bisogno se non per la bellezza della condivisione. Libera è una meravigliosa esperienza umana e relazionale nella bellezza del noi. Questo riscalda ed alimenta la speranza. Riguardo al mio futuro dico solo che da credente non ho mai programmato le mie esperienze di servizio, credendo sempre in un disegno più grande di noi al quale abbandonarsi. Il tutto con spirito vocazionale di chi risponde ad una chiamata. Di certo si arriva per ripartire.








