Qualche giorno fa la FIGC ha annunciato che sarà possibile terminare la stagione 2019/2020 e quindi i vari campionati di calcio entro il prossimo 2 agosto e per fare un punto della situazione a riguardo abbiamo contattato il giornalista Ettore Intorcia, con il collega del Corriere dello Sport che ci fornisce un quadro ben preciso di quello che potrebbe accadere. “Il termine del 2 agosto è coerente con le linee guida della Uefa: per quella data Nyon attende le indicazioni dalle singole federazioni sulle squadre ammesse alla prossima edizione delle coppe. Non solo: nella doppia ipotesi di calendario per la ripartenza, in parallelo o a blocchi, agosto è il mese per concludere le attuali edizioni di Champions ed Europa League. Figc, leghe e componenti tecniche si sono chiaramente espresse per la ripartenza dei campionati: non portare a termine la stagione avrebbe gravissime ripercussioni sul sistema calcio e sull’intera filiera che orbita intorno all’industria del pallone. Ma ora è tutto nelle mani del Governo, che deve autorizzare, dopo gli allenamenti, la ripartenza. Che ovviamente sarà a porte chiuse”.

Qualora, invece, non si dovesse riprendere a giocare neppure in piena estate cosa pensi che accadrà?

“La priorità è riprendere a giocare per concludere i tornei, arrivando a verdetti emessi sul campo. Statuto Figc e norme Noif non prevedono il caso di una sospensione definitiva per cause di forza maggiore: la Serie A sta ragionando su diverse ipotesi per approdare a una classifica da considerare “finale”, tenendo conto che non tutte le squadre hanno giocato 26 partite su 26. Avrebbe così lo strumento d’emergenza per assegnare i 4 posti in Champions, i 3 in Europa League (due ai gironi, uno ai preliminari) e anche per individuare le squadre destinate a retrocedere in B. C’è una struttura piramidale da preservare, con promozioni e retrocessioni: tra tante ipotesi, la certezza è quella di voler garantire innanzitutto le due promozioni dirette dalla B alla A, anche a costo di una soluzione estrema come una Serie A con 22 squadre al via”.

Ti senti di escludere che la fantastica cavalcata del Benevento verso la serie A possa trasformarsi in una beffa senza precedenti?

“Sul Benevento i giudizi sono unanimi, come lo sono per il Liverpool: le dirette concorrenti sono tutte d’accordo sul fatto che la promozione dei giallorossi non possa essere messa in discussione. Il dibattito è solo su chi debba andare in A con la squadra di Inzaghi”.

Quanto fatto dalla Strega fino all’8 marzo è stato qualcosa di sensazionale: a chi attribuisci i principali meriti? 

Al presidente Vigorito, che ha indicato la via di un progetto triennale: il Benevento ha aggiunto qualità alla rosa del 2018-19 senza smantellarla ma solo alleggerendola di quei giocatori non più funzionali al progetto. Al diesse Foggia, che ha operato in modo chirurgico sul mercato: Kragl a costo zero, il colpo Schiattarella e subito dopo il blitz per Hetemaj, l’investimento in anticipo su Moncini, giusto per fare qualche esempio, sono innesti di grandissimo profilo. A Pippo Inzaghi, che ha costruito una squadra divertente e mentalmente solidissima, perfezionando strada facendo l’assetto migliore per schierare tutti insieme i giocatori di maggiore qualità. E ai calciatori, che non si sono mai sentiti appagati, neanche quando hanno capito di giocare un campionato a parte“.