“Io sono con voi”, Savastano racconta la genesi della musica neomelodica contemporanea

enzo savastano

“È la genesi della musica neomelodica contemporanea”: è subito spregiudicato ai nostri microfoni, Enzo Savastano, che lancia il suo nuovo album “Io sono con voi”, disco dal titolo inequivocabile che invoca la grandezza di questo artista. Dall’alto del suo grande animo umano riesce ad interessarsi dei problemi quotidiani e talvolta anche nascosti di noi comuni mortali. Il Maestro ci ha dedicato un po’ del suo tempo prezioso per presentare il suo nuovo lavoro, descrivendolo con questi aggettivi: “travolgente, esplicito, ben cotto”. Già da ciò si evince un qualcosa di “alto” in lui: non è il Maestro ad avere un grande ego, ma è l’ego ad avere un grande Maestro.

L’elevato livello di spregiudicatezza, come egli ci tiene a ribadire, lo si denota soprattutto nella parte dell’Antico Testamento, quella in cui sono presenti i suoi pezzi storici: si comincia con il classico “Mannagg ‘a Marozzi”, il racconto di un amore tra chi vive in Capitale e chi in sostanza è un provinciale, le gesta dei nuovi eroi moderni sulla Caianello, disposti a tutto per un amore litigarello. Il disco, in questa fase, è pieno zeppo di masterpiece, come il successone “Una canzone indie” in cui Calcutta, nel figlio di Savastano, sostituisce gli idoli neomelodici di suo padre, in un crossover che lancia la neomelodia oltre la barricata della musica indipendente e d’autore, o come l’inequivocabile “Reggae neomelodico”, in cui il simbolo Bob Marley s’impossessa del nostro Maestro e lo porta a spasso per i centri sociali (la Giamaica era troppo lontana) come fonte di grande ispirazione. Nessuna contaminazione, invece, ma solo una dedica d’amore ad una delle mete marine più ambite dagli utenti di Trivago dopo Barcellona, in “Campomarino”: “il mio cuore si scioglie come fosse un Cremino” merita uno spot estivo migliore di quello dell’Algida.

Nel Nuovo Testamento, invece, il cantante mette in luce la sua attitudine a trattare temi delicati e sottovalutati dai più. Tutto ciò, sempre grazie all’apporto dei musicisti/amici di lunga data: Daniele Sepe in “Amico zampognaro”, oltre a generare una hit estiva in una decadente località di mare in inverno, riesce a far suonare il suo sax alla stregua di una zampogna, mentre il vate si preoccupa di cosa facciano costoro nei periodi morti della stagione. Un apporto decisivo, nella creazione della copertina (una dedica ai cari libri di catechismo), proviene dalle famose sante domeniche d’agosto di Gigi D’Alessio, come per stessa ammissione di Savastano: “Con Gigi siamo sempre in contatto, quella frase è un faro per tutti noi”. Ma Enzo fa di più, “Io sono con voi” ci regala anche inediti che sono veri e propri inni dedicati a persone o temi snobbati dai cantanti più famosi, proprio come in “Le mogli dei cantanti famosi”, perché a noi interessa sapere il dolore soffocato nell’alcool dalla moglie di “Peppino di Cagagapri” (il vocalizzo è d’obbligo), loro che sono donne sempre in silenzio e oscurate dal successo dei grandi autori della musica italiana, da Venditti a Morandi fino ad arrivare ai Pooh. Da non trascurare la ballad dedicata a Silvio e Veronica in “Senza sentenza”, un excursus di una love story concepita in una giovinezza dorata e una vecchiaia finita in Tribunale; “e sei rimasto Cavaliere di una favola a metà”, ma Enzo è con te. E se bisogna onorare una meta estiva, non puoi farlo senza menzionare nemmeno la controparte invernale: in “La nostra prima settimana Bianca” viene celebrata Roccaraso, località in dell’Abruzzo, mentre in “Disoccupation” un blues allegro racconta la crisi economica che colpisce l’italiano medio, con un raffinato ritornello totalmente in inglese che spiazza tutti, ma Savastano ha sia la cadenza del dialetto napoletano che quella del dialetto di Cambridge. “Anni 90”, rilasciata un anno fa circa, racconta l’epoca d’oro di Fiorello e Sarabanda, una birra e una Panda, Festivalbar e Cristina D’Avena che era ancora una santa, da un punto di vista introspettivo, dal Tagadà alle feste patronali al Carrefour ancora chiuso, eppure è oggettivo nel dire che “il Salento non era un granché”. Savastano non ha peli sulla lingua e non è da accantonare la love story adolescenziale con Barbara D’Urso, che per riconciliarsi l’ha ospitato in una puntata di Pomeriggio 5. Il cantante scava a fondo nei suoi ricordi, prima ancora degli anni 90 c’era il male arrecato da una ragazzina che usava allora il suo nome all’anagrafe, che diceva “ciao Vincenzo ti saluto, sto partendo per Milano”. La carriera brillante di Savastano va avanti, anche senza di lei, e questo sabato si è esibito all’Auditorium Spina Verde, con il Maestro che tramite noi ha voluto ringraziare l’amministrazione Mastella: “un grazie al Comune di Benevento perché se non avesse chiuso quella struttura, oggi non avremmo avuto un concerto di Enzo Savastano”. Pura e semplice verità.

Articolo disponibile in formato ridotto sul numero di maggio di Cronache del Sannio

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