“Io, sono malato di Napoli”, Roberto Azzurro, l’Angiolieri del nostro tempo

IMG_3670 (800x533)Gli appuntamenti di Obiettivo T, la rassegna teatrale promossa dalla Solot, non smettono di sorprendere. Una stagione ricca, non c’è che dire. E’ la volta di Roberto Azzurro. Si può odiare tanto Napoli da napoletano? Ebbene si. Un monologo bellissimo, descrittivo, dettagliato, amaro, ironico. Un monologo carico d’invettiva.

“La città più bella del mondo”, ma chi lo ha detto? E così Azzurro, attore protagonista della sua personale esperienza napoletana, inizia la narrazione di spaccati di vita quotidiana nella città partenopea. Routine che potrebbero essere la normalità in altri luoghi, a Napoli assumono  i connotati dell’esagerato, dello straordinario. “Io da napoletano posso inveire contro Napoli e i napoletani”, esclamerà Azzuro, assumendosi tutte le responsabilità, consapevole dell’amarezza, del disgusto, della delusione che la sua città ed i suoi concittadini gli hanno arrecato. Una vera e propria invettiva  intrisa di riferimenti a fatti realmente accaduti, di quella che chiamano “normalità”, ma non  lo è. Dalla politica allo sport, dalla cultura popolare alla cronaca, dal neomelodico alla letteratura, dal teatro all’arte, insomma ce n’è per tutti.

“S’i fosse foco, arderei ‘l mondo” scriveva Cecco Angiolieri, così lo stesso Roberto Azzurro identifica in “Una lampa” la soluzione per ridare lustro alla sua città. Un incendio che possa ridurre in brandelli ogni singolo pezzo di tufo che la compone, macerie che si spingeranno fino al mare, a quel golfo che l’ha resa “la città più bella del mondo”. Un’invettiva in crescendo, uno sfogo senza alcun freno. Si, proprio come Angiolieri, Roberto Azzurro esprime sul palco tutta la sua rabbia, poiché lui si che è “Malato di Napoli”, al punto di infliggergli una grande punizione, perché terra natìa e rea di non essere come dovrebbe. Vittima delle sue stesse “piaggerie” che l’hanno resa famosa. Piaggerie che non sono affatto tali, perché solo chi ci vive può sapere quanto faccia male assistere quotidianamente a ciò che nel resto del mondo è assurdo ed a Napoli è normalità. Una città a Statuto Speciale? No, Azzurro vuole punirla, vuole distruggerla al punto che “la lampa” possa vedersi in ogni parte del mondo.

La narrazione piacevole e superba si è ben sposata a “canzucelle” che hanno fatto la storia della Signora Partenopea, unitamente a citazioni letterarie eccezionali come Moscato, Goethe o Viviani. Un’invettiva che strappa sorrisi si, del resto chi non conosce Napoli per i soliti epocali racconti? Ma è anche un’invettiva di riflessione e Roberto Azzurro è riuscito pienamente, da napoletano – coraggioso ed innamorato della sua città-, nel suo intento.

 

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