La testardaggine: il vero limite della Strega di Andreoletti

Numeri alla mano, quella del “Menti” è stata una delle migliori prestazioni della Strega lontano dalle mura amiche. D’altronde, con ben 8 parate, il mastodontico Thiam – miglior portiere della categoria e super in almeno quattro interventi decisivi – si è rivelato l’MVP della gara. Eppure, il Benevento è incappato nel secondo k.o. degli ultimi tre match, perdendo contatto con la vetta saldata dalle vespe (-6).

Piuttosto che ripetere con una sfiancante retorica che i giallorossi usciranno fortificati dall’esperienza del derby di Castellammare, sarebbe cosa buona e giusta approfondire le problematiche site a monte, che attanagliano questa squadra ormai da tempo. Ci riferiamo, sostanzialmente, alla sensibile e costante caponaggine palesata nelle letture tattiche del tecnico lombardo. Sia chiaro: sarebbe superficiale cercare un capro espiatorio in una sfida che il Benevento avrebbe ben potuto pareggiare, specialmente alla luce di una classifica tutto sommato positiva, la quale sta rispecchiando le aspettative. La testardaggine insita in certe idee, però, sta delineando un vero limite per questa squadra.

A cominciare dal modulo, fondato su una caparbia difesa a tre, che senza Berra balla. E senza Pastina, idem: Capellini, statistiche alla mano, non è affatto il regista basso che il mister descrive; altresì, non si comprende come e quando l’esperienza di Terranova potrà contribuire alla causa giallorossa – che soffre i calci piazzati avversari -, se il classe ‘87 continua a vedere il campo col contagocce. Inoltre, l’ossessiva ricerca della costruzione dal basso senza le qualità necessarie per spezzare le linee di pressing avversarie, e caratterizzata dal sistematico scarico sugli esterni spalle alla porta, sembra contribuire unicamente all’opacizzazione del centrocampo, avendo peraltro aperto varchi alla Juve Stabia in molteplici contropiedi, non apportando alcun giovamento alla Strega, che con la palla tra i piedi – a tratti – è sembrata non sapere che cosa fare.

Muovendo un passo in avanti nel rettangolo verde, sorge spontaneo un altro quesito: perché, dopo la scellerata decisione di schierare gli esterni a piede invertito a Monopoli, il tecnico ha assecondato la scelta di relegare Masciangelo in panchina per 76’, preferendo uno smarrito Benedetti? In una gara bloccata, che ha visto nella ricerca compulsiva delle catene laterali l’unica parvenza di sbocco della manovra (sovente sfociata nel cross dalla trequarti), la personalità ed il piede educato di Masciangelo avrebbero certamente apportato maggiore qualità all’impostazione giallorossa. Per un allenatore, steccare la scelta è umano; perseverare senza prendere provvedimenti per oltre tre-quarti di match è diabolico.

Infine, le esimenti poste a fondamento del tardivo inserimento della doppia punta che desse maggiore peso al reparto avanzato stanno a zero: che i ricambi davanti siano limitati è chiaro, ma ignorare il tangibile abbassamento di baricentro delle vespe, non operando alcun cambio offensivo prima del 68’, è sinonimo di un atteggiamento oltremodo remissivo. Non si tratta di fantacalcio: ci sono equilibri da mantenere, ma con Marotta in campo la Strega ha cambiato piglio, riscontrando nella carica emotiva del diablo un coinvolgente entusiasmo.

Insomma, nella tutto sommato positiva prova del “Menti”, i dubbi legati alle interpretazioni tattiche di Andreoletti – certamente accentuati dal risultato negativo – restano parecchi. Sembra quasi che il Benevento, dotato di potenti mezzi, quasi ineguagliabili nella categoria, stia cercando di frenarsi da solo, sciorinando una controproducente pervicacia circa teoremi tattici in realtà mai dimostrati.

Chiosa finale di carattere negativo per Tello: il colombiano, relegato in panchina per l’ottava gara consecutiva, ha disertato l’ennesimo confronto della squadra con i 289 supporter giallorossi giunti a Castellammare, rientrando anzitempo negli spogliatoi in solitaria senza degnare il settore ospiti nemmeno di uno sguardo. Atteggiamenti del genere, a questo punto, non sono più accettabili: che il calciatore sia in imminente partenza non è nemmeno in discussione, così come non dev’esserlo l’idea di un suo pieno reintegro. La Strega non può permettersi di affrontare battaglie interne al proprio spogliatoio.

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