spettacolo-la-partigianaPresso l’Auditorium S. Caterina di Palazzo Paolo V si è tenuto ieri sera lo spettacolo “La Partigiana” rappresentato dalla SOLOT Compagnia Stabile e iMusicalia. Nato da un’idea del presidente provinciale A.N.P.I Amerigo Ciervo, scritto e diretto da Michelangelo Fetto con Michelangelo Fetto, Concetta Affannoso Amicolo, Antonio Intorcia e iMusicalia (Amerigo, Marcello, Rosalidia, Giuliana, Carlo Corrado e Carmen Ciervo), lo spettacolo è il drammatico racconto della storia di Maria Penna, partigiana Beneventana, uccisa dai fascisti all’età di 39 anni in via Capornia a Firenze.

Dunque, la vicenda di Maria si svolge nel contesto storico belligerante del secondo conflitto mondiale e quindi nel cupo periodo fascista italiano. Nata a Benevento nel 1905 Maria fu partigiana convinta, coniugata con Rocco Caraviello anche lui fiero partigiano con a cuore idee troppo scomode per quelle periodo storico: libertà, giustizia ed uguaglianza. La vita dei due, come si può ben immaginare, era ogni giorno una scommessa, un rischio, un estremo atto di coraggio e tale fu sino alla notte del 19 giugno 1944 quando i repubblichini di salò della “Banda della Carità” (assetati di vendetta dopo la capitolazione del Duce e dell’annesso fascismo con l’armistizio del 43′) irruppero, dopo aver ammazzato suo marito, in piena notte nella sua casa, alla ricerca di materiale di propaganda e di armi. Come da prassi nei “controlli” fascisti, fu fatto largo uso di ogni tipo di violenza (verbale e fisica) per intimidire la vittima di turno. Maria però non si lasciò intimidire facilmente nonostante fosse a conoscenza già dell’assassinio di suo marito e del sequestro dei suoi amati figli e nonostante i fascisti la portarono a “Villa Trieste” per torturala e violentarla, Maria tenne testa, fino a quando poté.

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Non una sola parola, non un solo accenno di collaborazione, non un ripensamento, Maria difese fino all’ultima amara lacrima i segreti dell’organizzazione partigiana. Innervositi, i fascisti decisero allora di sequestrarla e condurla a Firenze insieme con altri due partigiani. Uno di questi riuscì, approfittando di un momento di distrazione dei fascisti, a scappare. Maria provò la stessa impresa ma fallì. Una scarica di mitra le perforò la schiena, fu l’ultima violenza che Maria subì! Il suo minuto corpo cadde a terra, insanguinò la terra di quel rosso che, a litri, fu versato per un sogno chiamato libertà, un sogno che Maria non avrebbe visto trasformarsi in realtà, un sogno che avrebbe, di lì a poco, partorito la giustizia e l’uguaglianza, cardini della costituzione repubblicana, figli di una partigiana…

La messa in scena, magistralmente arricchita dalle musiche de iMusicalia, ha narrato indirettamente anche le vicende degli antagonisti della resistenza: Arturo Bocchini, famigerato capo dell’OVRA e Pietro Koch, ufficiale di polizia politiche, entrambi sanniti.

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“Resistenza al fascismo, oggi, è lottare contro la politica dei muri, della xenofobia – ha affermato Amerigo Ciervo, visibilmente provato – resistere significa opporsi alle posizioni dei movimenti politici che si fondano sulla paura e sul disagio delle persone. 
Abbiamo il dovere di conservare il ricordo della resistenza e trasmetterlo ai giovani con sapienza e coscienza. 
La resistenza è il muro portante della nostra costituzione democratica e repubblicana e dovremmo poter trovare tutti i nostri spazi di resistenza”.

In sala, tra i presenti, anche la figlia di Maria Penna, Luisa Caraviello e la nipote Cristina Cerbai.