Teatro pieno e lunghi applausi hanno celebrato la “memoria” presso il Mulino Pacifico di Benevento. La Solot, compagnia stabile della città, ha portato in scena una sua produzione e I due della città del sole con successo, ancora una volta. “La ragazza si chiamava Anna” non è solo una pièce per celebrare, ricordare, raccontare. Un taglio decisamente didattico, che si rivolge soprattutto ai giovani studenti, ma è convincente e certamente adatto anche ad un pubblico adulto. Si, perché parlare agli adulti di domani è necessario, ma educare i grandi di oggi è un dovere e di umanità, civiltà e senso comune non si deve mai smettere di insegnare. Anna, l’adolescente passata alla storia, i cui appunti di diario hanno venduto più copie di Harry Potter, è stata si la protagonista della produzione Solot, ma non la “solita” Anna. I sentimenti di una giovane ragazzina, piena di vitalità, di sogni, speranze, passioni, costretta ad una vita che non le apparteneva, costretta a vivere secondo la cieca inumanità. Ecco, allora gli adolescenti di oggi, liberi di vivere secondo ciò che gli è più a grado, immersi in una società che, incattivita, torna prepotente a bombardare con messaggi sbagliati, hanno il dovere di non girarsi dall’altra parte e non omologarsi. Insultare, bullizzare, offendere, escludere: con Anna, ai suoi tempi, tutto è cominciato così. Banalizzare il male è un grosso, stupido e negligente errore che annullerebbe pagine di storia che ci appartengono. Non solo Anna Frank, in scena sono ricordate tante altre martiri involontarie, come la beneventana Tonina Ferrelli. Uno spettacolo che ha tanto insegnare, un alto senso civico che lascia il segno, anche ai cuori più duri. Da una storia conosciuta, alla realtà dei nostri tempi, il tutto ben costruito e diretto da Michelangelo Fetto, senza retorica o banalità di narrazione. Carlotta Boccaccino, Assunta Maria Berruti e Tonino Intorcia, hanno interpretato perfettamente quella famosa storia, ma hanno anche saputo rendere attuali i sentimenti e le voci di tutte quelle persone che, oggi più che mai, sono il grido di dolore di altrettanti martiri involontari della nostra quotidiana storia. In perfetto equilibrio tra passato e presente, l’appello al pubblico è stato chiarissimo. Ritornano date, ritornano episodi, ritornano richieste di aiuto che restano inascoltate. Si, la storia ciclicamente si ripete e la memoria spesso si annebbia, cancella. Ma finché esisteranno realtà come la Solot che ne continueranno a parlare con reale interesse e passione, che saranno in grado di uscire fuori dai libri di storia e far toccare con mano la verità, allora si che ne varrà la pena pensare che non tutto è perduto. Varrà la pena pensare che l’umanità esiste, ricordando anche un Ciccio Cangiano, una Segre, una Penna. Si, varrà la pena pensare che “Nessuno ci lascerà marcire al largo di un oceano”.