L’iniziativa di Greta Thunberg con milioni di suoi coetanei di tutto il mondo, volta a denunciare il degrado del clima e del pianeta, provoca varie riflessioni e reazioni non sempre di condivisione e apprezzamento. Perché meravigliarci che una moltitudine di ragazzi ci accusi di aver rubato i loro sogni? Questo è il linguaggio dei giovani: linguaggio che usavamo anche noi quando eravamo giovani.

Certamente non tutti gli argomenti catastrofistici di molti ambientalisti sono condivisibili, tuttavia non si può dire che Greta ed i suoi compagni non abbiano motivi per richiamare istituzioni e mondo economico alle proprie responsabilità e inadempienze. È chiaro che il gas-serra, come il surriscaldamento globale, non è totalmente eliminabile, tanto meno i combustibili fossili sono facilmente sostituibili da energie rinnovabili. Potrà pure sembrare troppo indignato il linguaggio di questi ragazzi, però è fuor di dubbio che si battono per una causa giusta, purchè non confondano sviluppo ecocompatibile con decrescita felice.

A questo punto del discorso entrano in campo le zone interne appenniniche, e quindi gran parte del Sannio, che una certa filosofia economica vuole ancora considerare aree depresse, improduttive e bisognose solo di assistenza e solidarietà. Poche volte si tiene conto che lo sviluppo sostenibile si crea innanzitutto con le energie rinnovabili, che sono quasi esclusivamente ricavate nelle zone interne.

Oggi chi si batte per le aree interne sembra preoccuparsi quasi esclusivamente di stendere ordini del giorno di appelli e petizioni di assistenza e sussidi, ma poche volte propone progetti innovativi volti a considerare quei territori come soggetti produttori di beni essenziali allo sviluppo di altri luoghi. Beni e risorse che dovrebbero servire prima di tutto ad elevare la vita e la crescita del territorio che le produce, a cominciare dalla gestione dell’energia eolica e dei relativi ricavi.

Si dia uno sguardo a quanto, e a come, è avvenuto nei Paesi del Medioriente nel secondo dopoguerra, allorquando, con la gestione diretta del proprio petrolio, da territori sfruttati sono diventati soggetti produttori e fruitori di un’immensa ricchezza. Certamente le pale eoliche, come le trivelle, provocano notevoli costi ambientali, che vanno contenuti e comunque compensati. Il Medioriente ci dimostra come evitare che al territorio restino tutti i costi e al mercato vadano tutti i ricavi.

Di solito il governo si preoccupa di concedere sconti fiscali a chi utilizza energie rinnovabili, ma con scarso riguardo per i territori che producono quelle energie.

Se la battaglia dei ragazzi guidati da Greta Thunberg tende a raddrizzare il cammino dello sviluppo, privilegiando la tutela ambientale e l’utilizzazione delle energie rinnovabili, di conseguenza le nostre zone interne debbono dismettere un certo abito di parente povero, che chiede assistenza e sussidi, con la mano tesa, per assumere il ruolo di un soggetto che sappia interloquire ed interagire da protagonista per valorizzare le proprie risorse e trarne un giusto ristoro.

La rivolta giovanile di oggi vuole sindacalizzare i diritti del pianeta per rivendicare e non semplicemente supplicare il dovuto rispetto. Questo vale per tutto il pianeta, e quindi anche per le zone interne, la cui desertificazione creerebbe danni irreparabili a valle prim’ancora che a monte.

Roberto Costanzo