Sacrificio, determinazione e tanta passione. Questi i tre ingredienti che i ragazzi de La Stazione delle Frequenze hanno messo nella realizzazione del loro album Physis, presentato lo scorso 12 gennaio. L’album (già disponibile su Deezer e Spotify) si presenta come un viaggio nei molteplici aspetti della natura. La band, composta interamente da sanniti (Alberto Cervone alla voce, Angelantonio Donisi alla chitarra, Pierfrancesco Corbo alla chitarra, Andrea Tretola alle tastiere, Luca Iorio al basso ed Andrea Passaro alla batteria) ha raccontato l’opera attraverso le parole del chitarrista Angelantonio Donisi.

Partiamo dalle basi. Quali generi musicali vi hanno influenzato e quali sono stati i vostri artisti di riferimento?

Relativamente ai nostri generi musicali, l’album è stato influenzato dal progressive rock e progressive metal. Del prog ci piace la possibilità di poter creare liberamente, senza seguire i canoni della musica classica. Le nostre canzoni hanno, infatti, una grande libertà strutturale e in esse si possono rintracciare sempre delle evoluzioni musicali. Per quanto concerne il sound ci siamo lasciati influenzare molto dalle grandi band del prog come: PFM, Banco del Mutuo Soccorso e La Locanda delle Fate. Relativamente ai testi ci ispiriamo al cantautorato degli anni 70’ ed in particolar modo alla grande figura di Fabrizio De André.

Un album scritto da nativi digitali che fanno musica in un modo completamente diverso rispetto passato. Quali i vantaggi e quali gli svantaggi del nuovo mondo musicale?

Sicuramente con la modernità si è perso il metodo di registrazione analogico, oggi si registra da casa propria, raggiungendo standard anche abbastanza buoni. Ciò ha pro e contro. Tra i vantaggi sicuramente un maggiore e più rapido accesso al mondo musicale. Tra gli svantaggi il fatto che in questo gran caos del mercato musicale odierno, ad essere penalizzata è l’originalità e ad essere premiata è quasi sempre la commerciabilità.

In quale canzone dell’album vi rispecchiate di più e a che pubblico volete arrivare?

La canzone per noi più rappresentativa è sicuramente “Il sentiero del vento”; uno specchio del nostro modo di fare musica. Con questo inedito abbiamo voluto ricreare un piacevole viaggio musicale, intrecciando minuziosamente parole e musica. E’ il pezzo che ci rende più fieri.

Relativamente alla fetta di pubblico cui speriamo di arrivare ci sono delle considerazioni preliminari da fare. Physis è un album molto metaforico, ma non per questo complesso. Nell’opera la natura diviene allegoria della natura umana, così l’album può parlare davvero di ognuno di noi. Visto il sound che caratterizza il nostro album, inevitabilmente, i nostri primi interlocutori sono principalmente gli amanti del progr, ma speriamo anche di conquistare chi non ha mai ascoltato questo genere.

-Mario Martino