LA PARTIGIANA AL MULINO PACIFICO-2La conquista della Liberazione del 25 Aprile è stato costruita da storie famose ed anche sconosciute, da tanti piccoli gesti eroici, che hanno portato alla Resistenza un contributo significativo di coraggio e di sangue. Scegliere da che parte stare dopo la caduta del fascismo non era facile. La beneventana Maria Penna non esitò un istante: imbracciò la bandiera della libertà e dell’uguaglianza contra la dittatura e le ingiustizie. Fu scoperta dai repubblichini, trucidata  ed uccisa da un soldato tedesco a Firenze nel 1944.
Una pagina dimenticata, quella de “La Partigiana”, portata alla luce ed in scena dalla Solot e dai Musicalia al Mulino Pacifico, a conclusione della rassegna teatrale “Obiettivo T”. Un racconto recitato e musicato teso a ricostruire un’epoca ed un esempio di vita limpida, che possa illuminare la strada per il futuro ed incoraggiare i giovani a coltivare i giusti ideali. La rappresentazione comincia con un omaggio alla libertà, che, se non viene curata con le giuste medicine, rischia di azzopparsi e rinsecchirsi.
Poi nel buio della sala si odono grida e spari, rombi di motori accesi di camionette che girano frenetiche. Una voce annuncia il ritrovamento del corpo di una donna morta. Apparente età intorno ai trent’anni. Vengono letti tutti i dettagli dei suoi abiti e della sua carta d’identità. Tocca ad Antonio Intorcia delineare la cornice del viaggio doloroso di Maria. L’attore usa con maestria toni accattivanti e coinvolgenti per rendere più leggero l’oscuro e drammatico quadro dei tempi. La vicenda dei protagonisti, Maria e il marito Rocco Caraviello, è accompagnata dai brani spensierati e struggenti cantati dai Musicalia, da “Spingole francesi” a “Morti di Reggio Emilia”.
Nel cuore dello spettacolo si materializza la scena più cruda e spietata della scelta di Maria. La donna, finita nelle grinfie del fascista Pietro Koch, di origini sannite come il capo della polizia mussoliniana Arturo Bocchini, è sottoposta ad un calvario di domande e di minacce, di umiliazioni e di torture, ma non cede, non rivela il nome e l’indirizzo dei suoi compagni partigiani, pur sapendo di andare incontro alla morte, che arriverà appena uscita fuori dalla casa della prigionia sotto i colpi di una mitragliatrice. Aveva appena 39 anni. Il marito era stato già ucciso. Con lui, originario di Torre Annunziata, aveva deciso di costruire un futuro in Toscana, aprendo un negozio di coiffeur. Lasciò quattro figli. Per ricordarla il comune ha deciso di intitolargli una strada di Benevento.
La parte di Maria è interpretata con naturalezza e intensa fisicità da Concetta Affannoso Amicolo, mentre quella dell’aguzzino da Michelangelo Fetto, che si muove  perfettamente con passo ducesco e piglio gerarchico. Le canzoni sono eseguite con voce calda e forte dalla Bottega di famiglia dei Musicalia, composta per l’occasione da Amerigo, Marcello, Rosalidia, Giuliana, Carlo e Carmen Ciervo. “La Resistenza -ha concluso Amerigo Ciervo, che è anche presidente dell’Anpi- è la colonna portante della nostra Costituzione repubblicana. Non possiamo mettere sullo stesso piano chi lavorava per Auschwitz e chi è morto per la libertà”.