“La violenza non si archivia”: presidio davanti al Tribunale

“E’ comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito, che nel caso di specie appare particolarmente amante della materia, tenta l’approccio sessuale”: questa la discussa motivazione con la quale una pm di Benevento ha chiesto l’archiviazione di un caso di maltrattamenti e violenza sessuale venuto alla luce grazie alla denuncia di una donna francese di origini campane.

L’uomo in questione è suo marito, che avrebbe costretto la moglie ad avere rapporti non consensuali “in una fase del rapporto coniugale in cui lei ha messo seriamente in discussione la relazione, meditando la separazione” descrivendo dunque gli atti sessuali quali “fatti carnali che devono essere ridimensionati nella loro portata”. Considerazioni salite alla ribalta nazionale e che hanno scatenato polemiche e indignazione: la donna è adesso situata in un centro antiviolenza di Salerno. “Abbiamo cercato di contestualizzare le motivazioni che hanno portato alla richiesta di archiviazione e abbiamo capito che si è cercato di normalizzare comportamenti che da anni condanniamo. Una moglie o una compagna non ha bisogno di urlare il proprio rifiuto e dalle sue parole abbiamo capito che stava vivendo una situazione di violenza in famiglia: adesso infatti è presso una casa protetta” così Alda Parrella, presidente dell’associazione Exit Strategy che ha promosso con Potere al Popolo questa mattina il presidio “Noi ti crediamo! Basta violenza nei tribunali!” tenutosi dinanzi al Tribunale di Benevento.

“La violenza non si archivia” è lo striscione apparso in via De Caro per protestare contro la richiesta del pubblico ministero della Procura sannita. “C’era un figlio piccolo nel letto, le ha puntato un coltello a tavola dicendo poi che era uno scherzo: da uomini così si scappa” ha aggiunto Parrella descrivendo gli scenari denunciati dalla donna all’interno dei quali si sarebbero verificati soprusi e minacce. “Aspettiamo le decisioni in seguito a questa richiesta di archiviazione: se sarà accettata continueremo sicuramente a manifestare contro le violenze in tribunale che esistono così come esistono giudizi, pregiudizi e svalutazioni delle parole delle donne”. Parole, quelle della pm, che hanno suscitato clamore in tutta Italia e spiazzato la difesa: A nostro giudizio viene proposto un ragionamento che lascia attoniti e perplessi. Sono convinto che in sede di opposizione i giudici che dovranno valutare questa richiesta, non potranno che addivenire ad un giudizio favorevole nei confronti della mia assistita” il commento dell’avvocato Michele Sarno raccolto dall’Ansa, che ha impugnato il provvedimento.

Intervenuto con una nota anche il procuratore Aldo Policastro, il quale ha precisato che “la opposizione presentata dalla persona offesa è all’esame dell’ufficio, come sempre accade dopo la sua presentazione, che dovrà determinarsi all’esito in ordine al prosieguo del procedimento. La richiesta assunta ha ritenuto che non ricorresse il quantum probatorio necessario a ritenere sussistenti gli elementi costitutivi dei reati contestati” ma “fermo restando che è assolutamente estraneo alla prassi e agli orientamenti di tutto l’ufficio ogni e qualsiasi sottovalutazione del seppur minimo approccio costrittivo nei rapporti interpersonali tra uomo e donna e in generale in quelli che involgano la liberta in generale e quella sessuale in particolare”.

Il legale dell’indagato, l’avvocato Stefania Pavone, presidente dell’Ordine forense sannita, in una nota ha puntualizzato che “ad oggi né il mio assistito né la sottoscritta sono posti nella condizione di conoscere la richiesta di archiviazione, l’atto di opposizione e soprattutto il contenuto dell’attività investigativa. Peraltro, in ogni caso, ritengo quanto mai inopportuno, nell’attesa della fissazione dell’udienza camerale ove, come è noto, è ammessa esclusivamente la partecipazione delle parti, qualunque forma di intervento sia nel rispetto delle norme codicistiche e deontologiche che nel superiore interesse della Giustizia. I processi e soprattutto i procedimenti come quello che ci occupa devono celebrarsi nelle aule di giustizia, nel contraddittorio tra le parti in condizioni di parità, davanti un giudice terzo ed imparziale”.

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