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Attraverso le esperienze dei soci, abbiamo deciso di raccontare le diverse anime che compongono il variegato mondo dell’associazionismo sannita. Un universo che da tempo si muove, si modifica e cresce, provando a sostituirsi, a fatica, alle vecchie “strutture” e relazioni sociali in crisi. Associazioni che cercano di accogliere e proporre cose, esperienze, percorsi formativi e di crescita, comunità.

Il primo “viaggio” lo facciamo verso Palazzo Dell’Aquila in Piazza Orsini, a Benevento. Raggiungiamo Chiara e Michele, dell’associazione Kinetta, responsabili unici dello spazio Labus, a cui chiediamo: cos’è Labus?

Labus è tante cose: è una sala cinema, una camera oscura, una galleria d’arte, una sala concerti, un laboratorio permanente, un posto dove farsi suggestionare, un luogo libero da ideologie ma anche uno spazio aperto al confronto dov’è facile ricevere suggestioni e stimoli ma dov’è possibile anche proporne. Quello che ci piace dello spazio che abbiamo creato è un senso di comunità; le persone qui si sentono a casa, si parla di tutto. Gente diversissima, dal super esperto di cinema al neofita. Proviamo a creare e a tenere viva, soprattutto attraverso un differente approccio al cinema e alla fotografia, una coscienza critica; creare un terreno stimolante per chiunque dimostri interesse per questo mondo.

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Come nasce l’idea e il progetto Labus?

Il progetto nasce più o meno 6 anni fa.  Eravamo cinque persone- racconta Michele- provenienti da “mondi” diversi ma con un’idea chiarissima in mente: puntare sul cinema in un momento in cui questi, in città, stavano chiudendo. Un’area scoperta su cui lavorare, sia con adulti che con ragazzi e bambini, lasciando ampi margini di libertà, creando uno spazio reale di confronto tra persone con questa passione. Il punto di vista è differente: cerchiamo di rimettere al centro lo spettatore come interlocutore e non come semplice cliente chiamato solo a spendere senza etica e senza consapevolezza.

Oltre a nutrire e nutrirvi di cinema, quali altre attività portate avanti con Kinetta?

“Portiamo avanti attività come il laboratorio di fotografia di primo livello, in digitale e di secondo livello, in analogico. Anche in questo caso- ci spiega Chiara- proviamo a fornire strumenti pratici e teorici per la comprensione di un’arte che oggi, paradossalmente, tutti praticano con il telefonino ma pochi capiscono. Oltre alla fotografia, lavoriamo anche con l’immagine in movimento, proponendo laboratori di approfondimento cinematografico, che spaziano dalla storia del cinema, alle tecniche e al linguaggio della settima arte. Nel laboratorio di cinema appena conclusosi abbiamo messo alla prova i tanti partecipanti, di età e formazione diversissime, invitandoli a liberare la loro creatività e a guardarsi dentro. Nella fase di scrittura di una breve sceneggiatura abbiamo ottenuto risultati inaspettati e sorprendenti, è stato un processo faticoso che per qualcuno si è rivelato persino terapeutico. Gli stessi partecipanti sono stati poi in prima persona registi, fonici, ciacchisti e attori, e hanno potuto scoprire sulla loro pelle la complessità che c’è dietro la realizzazione di un film, sia in fase di ideazione e ripresa, che in fase di montaggio, dove hanno dovuto fare i conti con gli errori commessi”.

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E così persone di età diversissime, dal 18enne alla 70enne, si mettono in gioco con se stessi e con l’arte per poi giungere, alla fine del percorso laboratoriale, all’allestimento di una mostra fotografica con le loro opere. E non solo, al Labus anche in bambini “lavorano” con le immagini?

“Si. Teniamo un laboratorio di educazione all’immagine per i bambini dai 5 anni in su, Labus in Fabula. Gli incontri si svolgono una volta a settimana, per due ore. Teoria e pratica; dalla base e le origini della fotografia, alla nascita della camera oscura e della pellicola. Poi scattano foto e ne discutiamo insieme, diamo piccole nozioni teoriche attraverso i giochi affinché possano memorizzarle. Anche per quanto riguarda Labus in Fabula- prosegue Chiara- poniamo le basi sulla fotografia per poi lavorare sull’immagine in movimento, sul cinema, facendo pratica con la realizzazione di cortometraggi, con il doppiaggio di film, con la realizzazione di cartoni animati utilizzando la tecnica dello stop motion. Con i bambini, infatti, abbiamo realizzato un cortometraggio proiettato al Napoli film festival e selezionato per un festival in Provincia di Catania. Siamo andati tutti insieme a vederlo a Napoli ed erano felicissimi; un’esperienza bella per noi ma soprattutto per loro; è un dare e avere, molto gratificante, sia con i bambini che con i ragazzi. Inoltre, ti rendi conto che probabilmente non hanno molti appigli, qui in città, per far crescere o scoprire i loro talenti e le loro passioni. Anche per questo ci siamo e ci saremo”.

Per chiudere. Quali progetti avete per il futuro?

“Beh, tantissimi. Sicuramente l’idea è quella di impegnarci sempre di più anche nella produzione. Magari creare una scuola di cinema e fotografia più strutturata, uno spazio davvero funzionale per evitare che un ragazzo sia costretto ad andare via anche solo per formarsi”.

Domandone finale? Ragazzi ma che cos’è il cinema?

Ti rispondiamo attraverso le parole un nostro giovanissimo partecipante ai laboratori: “E’ un posto dove si sta in silenzio”.

F.M.

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