Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa a firma di Michele Latella, responsabile nazionale dipartimento politiche agricole e forestali di Realtà Popolare,

“Resto attonito e sbalordito, nonché fortemente irritato, da agricoltore prima e responsabile del dipartimento politiche agricole e forestali di Realtà Popolare poi, da come, ancora una volta, il potere economico e burocratico “al chiuso delle stanze dei bottoni” prenda il sopravvento sostituendosi letteralmente alla vita reale. Questa volta tocca a una piccola aria interna della Campania, il Sannio. Il 24 gennaio 2020 mi trovo ad ascoltare un seminario sull’agroalimentare tenutosi all’auditorium Sant’Agostino di Benevento. Resto sconcertato da ciò che banche, università e sindacati hanno saputo partorire con il consenso del dicastero alle politiche agricole del Paese. Voglio così esporvi ciò che secondo Realtà Popolare è un errore e come può essere corretto dal popolo (del mondo agricolo e non) che forse non è consapevole di ciò che viene deciso. Tenterò di non fare nomi per evitare di sottrarre l’attenzione dalla causa e darla inutilmente ad un burocrate qualsiasi, sperando di illuminare un cammino magari più corretto per tutti. Ho ascoltato discorsi sulle filiere agroalimentari, dove si promettono agevolazioni su crediti triennali per aiutarle.

Sarei d’accordo – prosegue Latella – se l’agricoltore potesse investire sulla sua azienda solo con piani di produzione triennali (cosa che da imprenditore agricolo a me non sembra possibile fare). Non è stato detto che le filiere di grano, pomodoro, carne, olio, vino, latte e derivati non possono essere considerati in un sinergico piano di sviluppo e di credito come raccontato. Si sarebbe però potuto parlare di un piano di sviluppo economico riguardante le singole tematiche e usando la coltura economicamente più redditizia per l’azienda e non per l’indotto finale della filiera. È stato confermato nello stesso seminario che al produttore resta solo il 10% dell’indotto economico della filiera, ma non è stato detto che è il settore più a rischio della filiera perché spesso ha visto non rispettati gli stessi contratti. O meglio è stato accennato anche a un probabile risarcimento assicurativo, ma escludo che gli agricoltori siano contenti di sostenere un ulteriore costo su un piano assicurativo la cui unica certezza si presenta solo nel sostenerne il costo. Si è parlato anche di lavoro tramite un piano di sviluppo e analisi tramite la ricerca. Ma non si è detto che in passato si era già affrontato e risolto il problema malattie e micotossine utilizzando specie immuni o parzialmente resistenti alle malattie. Di conseguenza non si ritiene possibile l’utilizzo del proprio passato per aiutare la ricerca del futuro che è arrivata ad un vicolo cieco. Infine, parlando di lavoro, si tiene sì conto della manodopera ma, in maniera molto utopistica, si è parlato di una piattaforma cui l’imprenditore dovrebbe attingere per reclutare personale. Ipotesi molto suggestiva ma di fatto l’uso di una piattaforma mediatica vorrebbe dire ulteriori costi sulle spalle dell’imprenditore che già sostiene tutto l’apparato burocratico di cui sopra senza avere la possibilità di partecipare alle decisioni se non solo economicamente”.