Le pagelle: Acampora sovverte il destino e Paleari cristallizza il pari

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Il Benevento in rimonta riesce a strappare un ottimo punto a Reggio Calabria, con gli amaranto costretti a rinviare ancora l’appuntamento con la vittoria contro i giallorossi che manca dal lontano 1985. Uomini di Inzaghi che chiudono il primo tempo meritatamente in vantaggio di due gol (Hernani dal dischetto e raddoppio di Canotto) ma nella ripresa Cannavaro agguanta il pari prima con Improta e poi con Acampora, che bagna il rientro in campo dall’infortunio con una rete di rilevante importanza. Un punto che passa attraverso le mosse del tecnico sannita, che ne cambia tre a inizio ripresa avanzando obbligatoriamente il baricentro della squadra, ma anche grazie alle parate di Paleari, migliore in campo con interventi salvarisultato. Nel complesso brilla a metà la difesa, penalizzata da una prima frazione deficitaria ma che regge nella ripresa, mentre langue l’attacco nonostante il tridente Farias-La Gumina-Forte sfoderato nel secondo tempo: a riprenderla ci pensano le prodezze dei centrocampisti. Di seguito le valutazioni:

PALEARI 7: sbarra la porta a Canotto sullo 0-0 e si esalta su Rivas a 2-2 acquisito, cristallizzando di fatto il pari. Nel mezzo sfiora soltanto il rigore calciato da Hernani e Canotto lo beffa di tacco sul raddoppio. Vince la sfida col brasiliano che prima ci prova da fermo e poi di testa regalando un brivido finale.

LEVERBE 5:
fuori tempo e fuori fase, annaspa nel primo tempo facendosi infilare più di una volta. Risale lentamente la china nella ripresa, sempre contraddistinta però da letture difensive controverse.

CAPELLINI 5,5:
prova a spazzare tutti i pericoli ma la pressione della Reggina e le sue bocche di fuoco lo lasciano in panne. Meglio, come tutto il Benevento del resto, nel secondo tempo.

PASTINA 4,5:
causa il rigore e dalle sue parti Hernani e Canotto sfondano sempre. Non proprio il miglior rientro dopo il turno di stop per squalifica, Cannavaro lo lascia negli spogliatoi (dal 1′ st El Kaouakibi 6: attento e ordinato, dà più equilibrio al pacchetto arretrato senza disdegnare qualche sortita offensiva, facendosi notare anche in occasione del 2-1).

LETIZIA 6:
Di Chiara lo inchioda dietro e lui è costretto a non sbilanciarsi troppo. Anche per lui gara dai due volti: poco lucido nella prima frazione, volenteroso nella seconda con un margine di manovra più ampio.

IMPROTA 6,5:
fa le prove generali col gol fallendo la mira in staccata nel primo tempo, la trova poi raccogliendo quel pallone diretto a lui magicamente in piena area. Occasione da non fallire, come con il Bari anche oggi, e che spalanca le porte al 2-2.

SCHIATTARELLA 5:
è lo specchio di un primo tempo da cancellare. Sbaglia diverse giocate, anche semplici, e come un orologio che non segna più l’ora esatta il Benevento finisce per disorientarsi. Accusa anche un fastidio al ginocchio, dura soltanto un tempo (dal 46′ st Viviani 6: si riappropria della cabina di regia con personalità e qualità, tanto attese col suo rientro, che finalmente arriva e finalmente si fa sentire).

KARIC 5:
fallisce un colpo di testa millimetrico mentre a centrocampo viene bucato dappertutto. Si becca anche un’ammonizione, salterà per cui il Palermo: potrà riordinarsi le idee (dal 30′ st Acampora 6,5: un quarto d’ora per sovvertire il destino, per regalarsi e regalare una gioia tanto attesa in mezzo a una valle di lacrime. Ai pestoni, duri e timorosi, risponde con una rete che vale oro).

FOULON 5,5:
a lui il compito di affondare ma lasciando voragini dietro. Si applica, ma con la netta sensazione che più di questo non possa fare. Per cui Cannavaro lo sacrifica nel trio di cambi operato all’intervallo (dal 1′ st Forte 5,5: dei subentrati è il meno determinante, confermando un periodaccio in termini realizzativi e di prestazione che non riesce proprio a spezzare. Non si dà comunque per vinto e questo è importante).

LA GUMINA 5:
un fantasma nell’attesa, sempre, che la sorte giri a favore. Palloni sui suoi piedi ne arrivano davvero pochi ma è anche vero che non fa molto per procurarseli.

FARIAS 6:
da un suo facile appoggio sbagliato in area avversaria nasce il raddoppio reggino. Tante giocate velleitarie e a tratti superficiali, nella speranza che l’estro tenuto nel cassetto fuoriesca in tutta la sua prorompenza. Basta un tocco, semplice ed efficace, per scatenare il mancino vincente di Acampora e acciuffare la sufficienza per i capelli (dal 44′ st Kubica sv).

CANNAVARO 6,5:
non bada a spese cambiando tre elementi all’intervallo e invocando la rimonta, come quella completata a Ferrara. Ci crede e infonde energie positive, le stesse giunte da una panchina finalmente impreziosita da vecchi volti noti che guidano la risalita verso il pari. Conviene che in difesa si balla troppo, alza il baricentro a dispetto di un primo tempo boccheggiante. Non è da lui: il destino non si subisce ma passa per le mani del Benevento. Una lezione oggi più che mai appresa.

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