“Lo scorso fine settimana il Sannio è stato teatro di due resoconti finali di importanti eventi che avrebbero potuto porre il Sannio all’attenzione nazionale e internazionale ma che, invece, hanno determinato solo gli ennesimi fallimenti totali su cui tanto si è discusso” lo dichiara in una nota Confcommercio Benevento.

“Con le luci di Natale – si legge – si sarebbe dovuta superare la popolarità di quelle di Salerno e con Falanghina-Città europea del Vino 2019 il Sannio avrebbe potuto promozionare il vino ed i territori di produzione in tutto il mondo: nulla di tutto questo! Per quanto riguarda le Luci di Natale, a chi addossare le responsabilità del Nazional flop? Il presidente dell’Ordine degli architetti provinciale, corresponsabile con la governance dell’ente camerale e con l’impresa napoletana aggiudicatrice dell’installazione, addirittura plaude all’ottimo lavoro svolto dagli amici e lungimiranti governanti camerali per l’ottimo risultato raggiunto nella controversia con l’impresa: “Nulla vi dobbiamo, nulla avete a chiederci”; in altre parole: “facciamo patta e pari e ognuno per la propria strada”. A riguardo di “Falanghina-Città europea del vino 2019” abbiamo appreso che sarebbero stati misurati risultati che hanno superato di gran lunga le più rosee aspettative: ma quali erano le aspettative? Speriamo non eguali a quelle del treno storico che trasporta le enormi masse di turisti (!) nei nostri territori. Nella realtà l’intera filiera vitivinicola – continua l’associazione di commercianti – non ha visto incrementare in alcun modo ed in alcuna forma la sua redditività le cui percentuali, anche nel lungo periodo, non vedono alcun trend in rialzo né si contano incrementi di attività turistiche e commerciali”.

Confcommercio Benevento grida ad un’assunzione di responsabilità al riguardo di aspetti legati a costi-benefici, a efficacia-efficienza delle azioni compiute “visto che si è trattato essenzialmente di spendere denaro pubblico”: “Al riguardo, poi, delle insulse e non veritiere dichiarazioni rese dai vertici di Organizzazioni imprenditoriali locali e dai protagonisti di Comitati promotori – ha affermato Nicola Romano, presidente di Confcommercio – non si condivide l’affermazione dell’avvenuto esperimento di aggregazione che sarebbe riuscito a far sedere intorno ad un tavolo amministratori, produttori, associazioni di categoria e comunità perché, come il lettore ricorderà, è stata proprio Confcommercio a dover pretendere che l’inaugurazione di “Falanghina-Città europea del Vino 2019” si svolgesse nel Sannio piuttosto che nella città di Napoli; è stata Confcommercio Benevento ad offrire al Comitato promotore, dopo aver interpellato gli operatori del comparto, il know-how confederale presentando alla Rocca dei Rettori un progetto che avrebbe visto protagonisti dell’iniziativa gli operatori della filiera vitivinicola e che il Comitato ha ritenuto di “non gradire”; così come non è stata Confcommercio Benevento a non far attecchire gli abeti del Natale 2018 con un enorme sperpero di denaro o a non far accendere le Luci di Natale 2019 o il Sindaco delle Città che non ha dato il tempo necessario ai proiettori di fare ciò che non potevano fare. Chi provvederà a risarcire gli imprenditori di Benevento per il flop delle luci natalizie che rimane un flop senza colpevoli?”.

“Il nostro intendimento, per Città Europea del vino – ha spiegato Nicola Romano – era quello di partire da un progetto condiviso che avesse potuto determinare i migliori risultati per il territorio: e sarebbe stata la ragionevole soluzione nell’interesse degli Imprenditori che ci chiedono da fin troppo tempo un necessario confronto propositivo che, anche dialetticamente aspro, sia capace di argomentare le cose da fare per la valorizzazione e la promozione dei territori con trasparenza ed efficacia di azioni. Resto stupito dalle dichiarazioni rese che tendono a raggirare la realtà dei fatti – ha continuato il vertice di Confcommercio, Nicola Romano – ed ora gli imprenditori vogliono sapere come e dove sono stati spesi i 500mila euro della Regione Campania sommati ai circa 200mila euro della Camera di Commercio per Falanghina-Città del Vino 2019 e con quali risultati; abbiamo anche inoltrato istanza di accesso agli atti che non ci è stata ovviamente concessa. Bando alle chiacchiere, la sostanza è diversa da quanto si blatera improvvidamente: Istituzioni e protagonisti non sono stati all’altezza di gestire queste grandissime opportunità che bisognava gestire con professionalità piuttosto che essere gestite da chi, forse, ha solo ambizioni personali o pseudo politiche. Giusto riconfermare che il brand “Falanghina del Sannio” è di “proprietà” di tutti gli operatori della filiera, l’uso improprio e/o personalistico andrebbe di logica evitato e/o quantomeno rendicontato. Oggi bisogna evitare il precipizio: ci sono segnali di sgretolamento democratico e la democrazia rappresentativa è in crisi; le parole non hanno più senso: è in atto un indiscutibile processo di dissoluzione. Resta a noi fare con urgenza la diagnosi per indicare la cura”.

“Sicuramente – ha concluso Nicola Romano – possiamo rimetterci in carreggiata; sarà indispensabile però non rimanere aggrappati al passato rivoluzionando radicalmente le logiche attuali rimettendoci al lavoro con spirito di lealtà e collaborazione ma soprattutto ponendo sempre quale punto di avvio la partecipazione diretta delle imprese. Intanto ai tanti imprenditori della filiera vitivinicola che per 365 giorni all’anno, oltre alla “fatica” fisica guardano il cielo, sperando nella misericordia e assistenza divina a protezione del proprio lavoro vi invito a riflettere su un noto proverbio arabo: “la prima volta che m’inganni la colpa è tua, ma la seconda volta la colpa è mia”.