M5s: “Noi con il comitato Abc. Scongiurare privatizzazione dell’acqua”

“Per diversi mesi De Luca e Mastella si sono impegnati per trovare soluzioni nella gestione “politica” dell’acqua per le province di Avellino e Benevento, col risultato della creazione di due Distretti e l’elezione di due Consigli di Distretto composti da 30 Consiglieri sulla base di una logica spartitoria di Mastella e il Pd, a cui il M5S ha rifiutato di partecipare”: lo si legge in una nota del Movimento 5 Stelle Sannio.

“Da settimane Mastella e i suoi sodali – afferma il coordinamento sannita – si affannano a decantare la bontà dell’operazione e la necessità di procedere anche per poter gestire la tragica situazione finanziaria dell’Alto Calore Spa. Nel frattempo Benevento proroga un discutibile affidamento della gestione alla Gesesa (Gruppo Acea), per un ulteriore anno fino a giugno 2023. Trenta Comuni della nostra provincia, tra i quali Montesarchio, rappresentano il 22% del Capitale dell’Alto Calore Spa, società che versa in condizioni finanziarie gravissime a causa di un passivo che supera i 150 milioni di euro e che aspetta una decisione sulla richiesta di accedere al Concordato Preventivo in Continuità Aziendale presso il Tribunale, anche a seguito di una richiesta di fallimento da parte della Procura della Repubblica.

A De Luca e Mastella vorremmo chiedere: i Comuni che usciranno da Alto Calore Spa quali conseguenze finanziarie subiranno visto che lo stesso Mastella, citiamo testualmente, ha dichiarato che dovranno pagare ciò che resta tra debiti e crediti? Nella scissione, oltre ad attività e passività, i Comuni porteranno con sé anche dipendenti dell’Alto Calore Spa? Per chi presteranno la loro opera e dove? Le risorse idriche oggetto del sistema della grande adduzione primaria nella gestione della Regione come Cassano Irpino e la Diga di Campolattaro, quale potere negoziale lasceranno alle rispettive province?  

Queste legittime domande sul presente che determina il nostro futuro idrico, dovrebbero trovare risposte chiare, trasparenti e consapevoli per poter essere condivise con i cittadini. I ritardi nel creare le condizioni per poter accedere alle risorse da destinare alla manutenzione delle reti colabrodo, hanno responsabilità politiche chiare ed evidenti su coloro che oggi continuano a decidere sulle nostre teste. Le responsabilità politiche di chi nel corso degli ultimi 20-30 anni ha gestito l’Alto Calore, perché dovranno ricadere ancora una volta sui cittadini? Le risorse per coprire quelle passività saranno comunque sottratte ad investimenti o dovranno comunque rientrare come aumenti sulle tariffe. Cedere il 49% della gestione pubblica ad un privato non farà che aggiungere la beffa al danno, socializzando le perdite e privatizzando gli utili. Chiediamo chiarezza e ci associamo alla battaglia del Comitato “Acqua Bene Comune” per porre in essere tutte quelle azioni necessarie a scongiurare una privatizzazione di “fatto” della nostra acqua”.

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