Continua la proposta teatrale al Magnifico Visbaal Teatro (via Fimbrio 6 – Quartiere Triggio), i prossimi 26 e 27 gennaio, alle 21, sarà in scena “La sposa sola (da una riflessione non urgente sulla Medea di tanti, e sulla Filomena di uno)” con Teresa Addeo, Giorgia Dell’Aversano, Giuseppe Giannelli, Pietro Juliano, Rossella Sabatini. Costumi di Patrizia Lombardi, musiche originali di Gino Protano, scene di Ciro di Matteo e Peppe Sinno, disegno luci di Ciro di Matteo e Salvatore Mattiello, testo e regia di Salvatore Mattiello, foto di scena di Nina Borrelli.
Tra i tanti a cui ci si riferisce nel sottotitolo va rimarcato Corrado Alvaro della cui Medea ho adattato veri e propri segmenti di scrittura.
Dalla scrittura alla messa in scena la preoccupazione più grande e stata quella di salvaguardare al contempo la forza, la potenza, la dignità di Filomena e quella di Medea, legittimandole reciprocamente una di fronte all’altra e legittimandole entrambe di fronte a quelli che sarebbero stati poi i nostri interlocutori, avendo cura di non trascurare mai di rimarcare che la Rinuncia la natura le azioni e le lacrime che finalmente sgorgano dagli occhi di Filomena sono profondamente umane e che la sua vicenda e i Conflitti che in essa si determinano sono tutti inscritti dentro una dimensione privata domestica familiare. Mentre in Medea tutte queste cose sono di una natura diversa e guardano un po’ oltre e oltre e fuori portano le ragioni del Conflitto che si fa storico politico sociale. L’unità di tempo della Filumena di Eduardo è quella di una vita umana e qui sta tutta la sua forza! Quella di Medea è una unità senza tempo!
“… dentro le mura domestiche o Re accade di tutto / le belle cose e le peggiori / dentro la quiete si macera la tempesta e si scatena poi in un bicchiere d’acqua / s’acceca in un battito / squali negli acquari di casa e pesciolini rossi nei mari / questo noi ora siamo: belve nei giardini di casa e piccoli scoiattoli nelle giungle d’asfalto che verranno / eppure non eravamo fatti per stare chiusi nelle stanze / uscire era il nostro destino e trovare il diverso la nostra speranza / ora tutto è così maledettamente uguale / ma non Medea, o Re, non Medea / credimi / attento a quello che dici e attento a quello che fai / ella ti guarda e ti scruta e proprio come la Sorte / lascia che si dica e si faccia prima di tirare il suo cappio …“
“… e nun giurà ‘nnande ‘a ‘Dio / tanto chille nun ce sta maje / è ‘nu testimonio sempe assente / e visto ca te truove / ca faccia pe’ terra / giura pure ‘nnande a ‘mme / pecchè sulo pe’ ‘mme è vivo ‘o figlie tuoie …”









