Una giornata densa di appuntamenti istituzionali e di profonda riflessione sul futuro del sistema sportivo tricolore. Giovanni Malagò, da circa tre mesi alla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), ha fatto tappa a Benevento per ricevere il prestigioso Premio Traiano 2026. Il riconoscimento, assegnato al presidente federale per il suo ruolo di assoluto protagonista nella vita istituzionale dello sport italiano, gli è stato conferito nella suggestiva cornice del Teatro Romano, in occasione del Graduation Day dell’Università degli Studi Giustino Fortunato, dedicato ai laureati dell’anno accademico 2024/2025 e agli abilitati alla professione di psicologo.

​Prima di salire sul palco, Malagò è stato ricevuto a Palazzo Mosti dal sindaco Clemente Mastella. Un incontro cordiale, in cui non è mancata una “richiesta” diretta da parte del primo cittadino: portare la Nazionale nel capoluogo sannita. “Il calendario azzurro è fissato da tempo – ha precisato Malagò – ma conosco bene il presidente Oreste Vigorito, un imprenditore generoso che dà molto a questa piazza. L’ho sentito al telefono, oggi non poteva essere qui ma verrà a trovarmi a Roma a breve. A Benevento stanno integrando i lavori allo stadio: quando le strutture saranno pronte, ci auguriamo di poter portare qui anche la Nazionale maggiore”.

​Il dialogo con le generazioni future e la “fame” di Mondiali

​Il contatto con gli studenti dell’Unifortunato è stato definito da Malagò “il lato migliore di queste giornate”. Un dialogo a cuore aperto, che si intreccia inevitabilmente con il fulcro del suo nuovo mandato federale: ricostruire il calcio italiano partendo proprio dalle nuove leve.

​Un compito che non si preannuncia semplice, gravato da un’eredità storica pesante. Rispondendo a chi lo etichetta come il “salvatore della patria”, Malagò ha offerto una lucida e amara analisi: “Molti si limitano a parlare degli ultimi dodici anni di mancate qualificazioni, ma la verità è che dopo la vittoria del 2006 la partecipazione iridata non è mai stata brillante. L’ultima partita a eliminazione diretta giocata dall’Italia in un Mondiale è la finale contro la Francia di vent’anni fa. I conti sono impressionanti. Mi ferma tanta gente per strada e mi dice: ‘Mio figlio o mio nipote non ha mai visto l’Italia.’ È un impegno e una responsabilità enorme”.

​Gli 80 giorni di mandato, la nuova squadra e i doppi passaporti

​Per invertire la rotta, il neopresidente ha impresso subito una forte accelerazione, ridisegnando l’assetto tecnico della Federazione. “In circa 80 giorni abbiamo lavorato moltissimo – ha spiegato –. Mi sono spogliato dell’onere e dell’onore di essere a capo del Club Italia per affidarlo a Claudio Ranieri. C’era bisogno di trasferire idee diverse, coraggiose e innovative. Insieme a lui, al CT Roberto Mancini e a Gianfranco Zola per il progetto giovani, si percepisce entusiasmo. Un’energia che ci viene confermata anche da quei giovani che, legati al delicato tema odierno dei passaporti, erano in dubbio su quale Nazionale scegliere e ora guardano a noi con fiducia”.

​Lo sguardo è rivolto al futuro sportivo: “Dobbiamo lavorare con chi oggi ha 14, 15, 17 anni, perché saranno loro i protagonisti tra quattro anni. Dobbiamo assicurarci di arrivarci bene, non con l’acqua alla gola. Serve la garanzia di aver formato atleti pronti”.

​La priorità assoluta: sistema sportivo e infrastrutture

​Alla domanda su quale sia la mossa più urgente e inderogabile per sostenere il calcio italiano, Malagò non ha avuto dubbi: “Bisogna accelerare in maniera decisa il percorso degli investimenti sugli impianti e sui vivai”.

​La visione del presidente della FIGC si allontana dalla logica dei contributi a pioggia, per abbracciare quella del “sistema”. “Non basta dare un euro a una società per sostenere il vivaio. È un combinato disposto: devi avere i campi, le strutture, gli spogliatoi, le foresterie e i mezzi per portare i ragazzi a scuola. Non possiamo permettere che tutto questo ci sia a Benevento e magari a Bologna no, o viceversa. È un lavoro di sistema su cui Zola, con il suo know-how, rappresenta un elemento di assoluta garanzia”.

​In chiusura, Malagò ha rassicurato l’ambiente allontanando qualsiasi voce di ipotetici rischi burocratici o “vizi di forma” per la sua governance: “Non ritengo giusto nemmeno ipotizzarlo. Il nostro percorso è corretto e trasparente. Il giorno in cui ci sarà da affrontare questioni tecniche, giuridiche o formali lo faremo apertamente, alla luce del sole, basandoci sulle carte e non sulle interpretazioni di chi parla nei corridoi”.