Marino a tutto campo: dal No al referendum a "Un marziano a Roma"

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Presso la Biblioteca provinciale di Benevento nel pomeriggio di ieri, l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino ha dialogato con Enzo Colarusso per spiegare il ‘No’ al referendum del 4 dicembre e per presentare il suo libro “Un Marziano a Roma”. Ad aprire le danze Gianluca Aceto, a capo del Comitato provinciale Scelgo No – Sannio, che ha organizzato l’evento al quale hanno partecipato tutti in gran numero. Marino si è lasciato andare alle domande di Colarusso e ha intrattenuto i presenti parlando di più argomenti, quello principale il ‘No’ al referendum, un ‘No’ che non è inteso come voglia di non cambiare, ma di non accettare un cambiamento posto così male dal Governo:
“Questo referendum stravolge la carta dei nostri padri e delle nostre madri costituenti. Sostengo dal 2009 la battaglia per avere una sola camera e cancellare il Senato, con questa riforma invece il Senato non verrà votato più dal popolo ma dal ceto politico, i consiglieri regionali si riuniranno e sceglieranno i ruoli a loro piacimento. Vengono così meno tutti i principi di democrazia. Non si possono modificare 46 capi della Costituzione rispondendo ad un semplice ‘Si’ o ‘No’. Se passasse il ‘Si’ il potere su tutte le decisioni più importanti spetterebbe al capo del Governo e la maggioranza dei presenti potrebbe addirittura eleggere il Capo dello Stato. Dicono che le nuove leggi darebbero potere al popolo: attualmente per fare una legge popolare bisogna raccogliere 50.000 firme, con le nuove leggi 150.000. Per un referendum popolare bisogna raccogliere attualmente già un numero elevato quale 500.000 firme, con le nuove leggi ben 800.000. Penso si vada nella direzione totalmente opposta, ovvero impedire il potere del popolo. Ci hanno definito un’accozzaglia che difende il ‘No’ ma io non chiamerei accozzaglia chi la pensa in una maniera diversa dalla loro. Ognuno, indipendentemente dalla propria posizione politica, deve essere rispettato per il suo pensiero sul referendum”.

Il suo libro, uscito nei mesi scorsi, è salito alla ribalta dopo l’assoluzione dalle accuse mosse nei suoi confronti, e attraverso qualche verso citato dal suo nuovo lavoro si parla dell’esperienza vissuta al comando della Capitale:
“Quando mi candidai come sindaco di Roma dissi che avrei scelto le persone utilizzando il merito come metodo, purtroppo nel nostro Paese questo non viene utilizzato dalla nostra classe politica e così vengono scelti i parenti, gli amici o i compagni di partito. Mi sembra di essere stato allontanato quando si poteva davvero risanare la città. Abbiamo portato un nuovo modo di fare amministrazione e Virginia Raggi se oggi a Roma annuncia l’arrivo di 150 autobus nuovi è grazie ai nostri risparmi. La decadenza della mia giunta è stato un fatto grave perché le forze politiche si sono chiuse nello studio di un notaio, hanno ferito la democrazia e schiaffeggiato i 700.000 romani che avevano scelto il loro sindaco”.

Un commento riguardo il Sud:
“Siamo in una bellissima regione del Sud Italia e da chirurgo che ha lavorato tanti anni negli Stati Uniti posso dire che tantissime persone di queste parti lavorano all’estero perché il merito qui non è riconosciuto”.

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