Mentre il congresso cittadino del Partito Democratico si avvia verso l’elezione di Rosa Razzano alla guida dei dem del capoluogo, il clima nel partito resta tutt’altro che disteso. A crescere è il malcontento dell’area “Cambiare il Pd Sannio”, che guarda con forte criticità al congresso provinciale e alla linea politica che ne sta emergendo. Una linea ritenuta chiusa, autoreferenziale e incapace di intercettare la necessità di costruire un vero campo largo sul territorio, anche attraverso il confronto con Clemente Mastella.
Nel mirino dell’area riformista c’è in particolare la candidatura di Filomena Marcantonio alla segreteria provinciale, definita “unica ma non unitaria”, nonostante il valore simbolico della prima donna alla guida del partito sannita. Una scelta che, secondo i dissidenti, avrebbe trasformato la fase congressuale “in un congresso di maggioranza e non di partito”. A dirlo con chiarezza è Italo Palumbo, tra i riferimenti politici dell’area critica: “Il Pd che ne uscirà rischia di essere un partito spaccato. Qualcuno ha pensato di fare un congresso chiuso, ignorando amministratori e iscritti che invece chiedono una discussione vera. Per questo è nata l’area Cambiare il Pd Sannio: per costruire il campo largo in questa provincia, parlando con tutti”.
Palumbo: “Dialogare con Mastella senza prendere ordini”
Secondo Palumbo, la linea ufficiale del partito appare oggi “isolata e autoreferenziale”, incapace di svolgere quel ruolo di guida politica che spetterebbe al Pd, soprattutto alla luce del risultato delle ultime elezioni Regionali che, a suo giudizio, certificano una fase di difficoltà evidente. Un disagio che emergerebbe anche nei segnali interni: “Le schede bianche in molte sezioni non sono un dettaglio tecnico, ma il sintomo di un malcontento reale”. Il nodo centrale resta il campo largo: Mastella, sostiene Palumbo, “ha scelto il campo del centrosinistra. E’ in Consiglio regionale con il centrosinistra ed esprime un assessore regionale. Oggi io voglio discutere con Mastella, dialogare, non prendere ordini. Ma allo stesso tempo nessuno può pensare di ignorarlo”. E il richiamo alla responsabilità dei vertici: “In questa provincia si vince contro il centrodestra solo se il centrosinistra è unito. Pensare il contrario significa assumersi una responsabilità politica enorme. Così come sarebbe un suicidio politico per Mastella pensare di comandare con il 17%. Ma allo stesso modo il Pd non può fare la primadonna ignorando tutti”.
Mastella e il campo largo: “Cà nisciuno è fesso”
Sul fondo di questo scontro interno si stagliano le elezioni Provinciali e si allunga l’ombra di Clemente Mastella, che non risparmia stoccate e torna a denunciare le ambiguità interne al Pd: “Tutti chiedono di replicare il campo largo. Anche i Cinque Stelle hanno chiesto di vedersi sul piano regionale e di creare le condizioni nei territori. Cà nisciuno è fesso: non vedo perché io dovrei farlo altrove e a Benevento no” ha affermato ai microfoni di OttoChannel a margine della consegna del premio per i cinquant’anni di impegno politico nelle istituzioni. Mastella rivendica il peso politico della sua componente: “Noi rappresentiamo il 17%. Toglietelo al centrosinistra e vedrete che a Benevento non esiste più”. E rilancia una provocazione che pesa come un macigno: “In una provincia con due parlamentari di centrodestra, senza di me dove vanno? Dovrebbero dire grazie a Dio che c’è Mastella”. Scoperchiando poi le carte di Del Basso De Caro e Rubano: “Ho le prove che parte del Pd alle Politiche ha fatto votare un candidato di centrodestra. E qualora dovessero coincidere, non esiste che alle Comunali si vada contro di me e alle Politiche insieme. Io ho fatto una scelta, voglio stare nel centrosinistra e vincere contro la destra”.









