Clemente Mastella vuole giocarsi la partita delle regionali, da mesi pungola l’area politica in cui da tempo ha messo le tende e chiede a gran voce le primarie per la scelta del candidato Governatore per le prossime elezioni regionali.

Mastella in un centrodestra che si è trasformato in “destracentro” sta stretto e forse non è ospite gradito sopratutto dai leghisti che oggi sono gli azionisti di maggioranza di questa area politica. Tuttavia il sindaco sannita, che è politico scaltro, sa che in politica una cosa è essere messi alla porta e altra cosa è invece uscirsene sbattendo la porta.

E’ probabile dunque che Mastella forzi la mano sulla questione primarie, pur sapendo come ha ben detto il giovane forzista Leonardo Ciccopiedi che le primarie non sono uno strumento amato e praticato nel centrodestra.

A questa annotazione se ne deve aggiungere un’altra: il candidato Governatore per la Campania si sceglie sull’asse Roma-Napoli e su questo asse Benevento è solo una variabile periferica. Nonostante la buona performance elettorale mastelliana alle recenti elezioni europee in cui il sindaco di Benevento si è pesato sulla sua consigliera comunale Molly Chiusolo (oltre 17mila voti in tutta la Campania di cui 7358 nel Sannio ma poco di più di 4mila preferenze su Napoli e provincia) questo non può bastare per fare la voce grossa fuori dai confini sanniti.

Il peso politico della Lega è grande, la forza elettorale dei campioni napoletani di preferenze – Luigi e Armando Casaro e Paolo Russo – è ancora egemonica all’interno del partito di Berlusconi in Campania.

Mastella dunque gioca una partita politica su due piani. In regione, ancora per il momento, immagina un centrodestra unito con dentro anche la Lega e Fratelli d’Italia ma a guida moderata magari passando per le primarie; nella sua città e nel Sannio invece l’interlocuzione con i due partiti sovranisti e di destra è ai minimi storici.

Andiamo con ordine. In provincia da pochi giorni è stato formalizzato il gruppo consiliare “Prima i Sanniti“, gruppo di chiara ispirazione leghista costituito dall’ex mastelliano Claudio Cataudo (oggi vicino alle posizioni di Claudio Mosé Principe) e dal sindaco di Fragneto l’Abbate Lucio Mucciacciaro, che è anche il capogruppo.

L’operazione Prima i Sanniti se non è uno smacco diretto al Presidente della Provincia Antonio Di Maria, a cui Cautaudo e Muccicciaro giurano fedeltà, di sicuro lo è nei confronti di Clemente Mastella. Ed è il capogruppo Muccicciaro (in una dichiarazione raccolta dal collega Antonio Corbo per Anteprima24.it) ad essere esplicito e senza fronzoli: “La verità è che la presenza di Mastella fa venir meno le condizioni per parlare di centrodestra nel Sannio. E questo perchè nell’idea di centrodestra di Mastella, lui è il centro e sua moglie la destra”.

Le bordate a Mastella non arrivano solo dai neoleghisti sanniti ma anche dal partito di Giorgia Meloni. Il portavoce provinciale di FdI Federico Paolucci è stato molto critico sia nei confronti di Di Maria che di Mastella: “Di Maria, più che garante del centro destra, ha dimostrato abili doti di genuflessione, non solo dichiarando ai quattro venti che il suo leader era Mastella, ma presenziando più di una manifestazione alle europee a vantaggio dei candidati del Sindaco di Benevento, schierandosi – più che con Forza Italia – con Forse Italia (Mastella scioglierà l’enigma prima delle europee). Finisce così la coalizione di centrodestra alla provincia, la quale con un fantastico testa-coda, sarà l’unica esperienza politica in Italia a vedere il sostegno di Lega e Forza Italia (pro tempore) Mastelliana. Facciamo gli auguri a Di Maria, ma con questi presupposti, non possiamo nutrire fiducia per il futuro del Sannio. I tempi sono difficili e, per affrontare i problemi del Sannio, innanzitutto ci vorrebbero gli uomini… Sciascia, per bocca di Don Mariano (da non confondere con Di Maria) docet…”.

Clemente Mastella anche nei prossimi mesi continuerà a tirare la corda che potrebbe spezzarsi e quindi mettere in forse la sua presenza nel centrodestra, nel Sannio, invece, lascia intravedere un progetto politico che se non è alternativo alla destra almeno non è capace di dialogare non i suoi riferimenti politici locali.

Salvatore Esposito