L’inaugurazione del McDonald’s a Benevento, che ha segnato il ritorno della catena di fast food americana nel Sannio, dopo ben vent’anni, fa ancora discutere. Dopo le polemiche sul caos traffico al McDrive, a dividere l’opinione pubblica è la genuinità dei prodotti utilizzati dal fast food a stelle e strisce e le politiche messe in atto dall’azienda. Ad animare lo scontro ulteriormente ci pensano Angelo Moretti, direttore del Consorzio Sale della Terra, e l’assessore al Commercio Oberdan Picucci: teatro della diatriba Facebook.

Picucci ha replicato al post di Moretti riprendendo delle frasi da quest’ultimo utilizzate: “Al Mc di Time Square a New York come in quello a Piazza di Spagna a Roma quei colori non brillano più tanto, la fabbrica di panini è uno spazio per turisti squattrinati, per adolescenti non romani, per famiglie di provincia che vedono in quel panino la possibilità di assaporare l’area della vita metropolitana, quei tavolini aperti dalla mattina a mezzanotte sono una accoglienza riscaldata per gli homeless che con pochi spiccioli acquistano un panino”. L’assessore, sul suo profilo social, ha dichiarato: “In un momento in cui si dibatte sul McDonald’s, ognuno può avere il proprio gusto sul prodotto offerto dalla multinazionale, è assolutamente legittimo, ci mancherebbe. Ma mi sono imbattuto in un post di Angelo Moretti che lo definisce uno spazio per persone squattrinate, per senzatetto che con pochi spiccioli acquistano un panino, per famiglie di provincia che vedono in quel panino la possibilità di assaporare l’aria della vita metropolitana, per persone sole che vivono nei fastfood un pezzo di giornata a basso costo. Sinceramente ritengo che chi da sempre si professa paladino delle fasce deboli, debba vergognarsi di offendere migliaia di concittadini che ne sono clienti. Vergogna”.

Moretti, direttore generale del Consorzio Sale della Terra Onlus, su Facebook poneva l’interrogativo della propria figlia di 10 anni attirata dal fascino del McDonald’s: “Cosa lo rende così attraente per mia figlia? Certamente quel racconto da favola americana che il marketing straordinario di quella impresa ha costruito negli anni ha colpito anche lei, anche il suo immaginario. Noi adulti sappiamo ormai che dietro i colori della festa si nasconde il simbolo del cibo rozzo da fast food, da molti autori e registi quel ristorante è stato raccontato come tempio globale del “junk food”, del cibo spazzatura, della massificazione ed omologazione dei popoli. Sappiamo che è l’antitesi dell’ideale del cibo buono e conviviale, che è composto da cibi grassi e unti, da mangiare in fretta per lasciare i tavoli liberi. […] Io le ho spiegato tutto, anche in quanto spreco di carne e di foreste è coinvolta quella fabbrica, lei sa tutta la mia contrarietà ad una fabbrica del genere, ma come per la Befana la lascerò andare perché faccia da sola la scoperta della consapevolezza. […] Ma una parola alla città andrebbe detta. Possiamo ancora credere alle befane che arrivano di notte per portare “nuova economia”?

“Domani – ha postato Moretti – inaugura un fast food di 256 posti a sedere che presenta come legittimo successo l’assunzione, ad oggi, di 60 giovani beneventani, a cui va tutto il nostro augurio di ogni bene, ma la verità è che in città è arrivato il vagone di un treno derelitto di un’economia passata, che ha le radici negli anni della favola americana delle piccole imprese che diventano grandi modelli per la fabbrica degli stili di vita americani nel mondo. […] Nelle aree metropolitane quei negozi sono luoghi semi anonimi della città, rifugi per le periferie esistenziali del mondo, persone sole che vivono nei fast food un pezzo di giornata a basso costo. Nelle aree interne rappresentano la sfida tra tipicità e omologazione, tra identità e massificazione. […] La mia personale Befana sarà questa: credere che i 60 assunti siano lavoratori felici da qui ai prossimi 10 anni, che mettano su famiglia e che vivano al meglio questa esperienza, ma al tempo stesso che il McDonald’s in salsa sannita non rovini la nostra economia da città di entroterra, che a fatica si afferma nell’immaginario nazionale per il suo buon cibo e buon vino, una città che offre ai suoi giovani ed ai suoi ancora pochi turisti non la patina di archidorati ma la bellezza di Santa Sofia, gli scorci del Triggio, le passeggiate tra Arco Traiano piazza Roma e Teatro Romano”.