Montefalcone è arroccato attorno ad un castello feudale e la sua vera ricchezza è il “legame”, quel rapporto “uomo-lavoro-natura”, faticoso e antico come la storia dell’umanità. Il clima, tipico delle zone premontane, un alternarsi di inverni freddi e nevosi a estati assolate, ha innescato negli uomini la nascita di riti propiziatori. Ma cos’è l’arte se non un rito collettivo?

I riti possono utilizzare linguaggi diversi, musicale, figurativo, gestuale, verbale, e sono beneauguranti; insegnano le regole che devono reggere la comunità; danno il senso dell’appartenenza; forniscono il quadro in cui esprimere utopie, progetti, rivolte. L’arte come rito necessario. Come punto di partenza. Come approdo. Come ponte. La rassegna è una scommessa, una visione, e il titolo della prima edizione è Ponti culturali.

Il ponte è una metafora che mette in relazione unità distanti tra loro, rendendo possibili passaggi e congiunzioni altrimenti impensabili. Dove si costruiscono ponti non c’è fusione o identificazione totali, ma neppure scissione o isolamento. Il ponte è esperienza concreta di unità e diversità insieme, di opposti che, solo in quanto si sono riconosciuti tali, possono arrivare a congiungersi.

“Ho pensato di condividere il luogo, gli spazi, il paese con artisti (attori, registi, sceneggiatori, ecc), – afferma Leonardo Agrella – che ricercano spazi interni e esterni ricchi di emozioni per sviscerare la propria arte attraverso percorsi personali, e di metterli in connessione tra loro e la comunità. L’emozione è uno dei fondamenti della creazione artistica, che con la tecnica e lo studio, porta all’evento artistico: spettacolo, film, ecc. Montefalcone è una miniera di emozioni, date dalla comunità e dal territorio, dall’aria e dallo spirito”.

“Il rapporto tra arte e territorio è obbligatorio perché le esigenze politiche e le responsabilità culturali di un’amministrazione chiedono alle manifestazioni culturali, ricadute funzionali” dichiara l’amministrazione di Montefalcone Val Fortore in merito alla rassegna che si terrà dal 7 all’11 agosto. “L’arte quindi ha diverse funzioni: si moltiplica e si diversifica come un’attività diffusa, sostenuta da una vocazione sociale ed è relazione fra soggetti, un evento replicabile e tuttavia irripetibile. Nel mercato culturale globale, si può dire che l’arte sia in nessun luogo e in ogni luogo: non ha un posto fisso né una posizione coerente per via della imprevedibilità che la caratterizza; ma proprio per questo, nasce e muore in ogni spazio o luogo che si voglia rendere visibile”.

“In altri termini, l’arte è per dimensione local e per vocazione global. Bisogna ricominciare dalle mappe locali, visto che il rapporto dell’arte con le comunità più piccole è il fondamento della sua stessa sopravvivenza. Il rapporto con la terra – concludono – si fa più profondo e diventa miniera intima di energie e linguaggi che si proiettano altrove, e si rivela universale. E proprio la moltiplicazione delle differenti miniere e maniere artistiche caratterizza e realizza una geografia nazionale dell’arte”.