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Muscarà: “Ad Airola carbonio nell’aria”. Sapa smentisce, i sindaci: “Uscita inaccettabile”

Dal video di Domenico Meccariello

“Invitiamo tutti ad un atteggiamento di massimo equilibrio. Senza minimizzare ma senza neppure scivolare nell’allarmismo”: è l’incipit della nota congiunta dei sindaci di Airola, Arienzo, Arpaia, Bonea, Bucciano, Cervinara, Forchia, Moiano, Montesarchio, Paolisi, San Martino Valle Caudina, Santa Maria a Vico e Sant’Agata de’ Goti, centri avvolti dalla grande nube tossica generata dall’incendio che ha colpito il capannone Sapa di Airola lo scorso 14 ottobre, in riferimento alle dichiarazioni della consigliera regionale M5s Maria Muscarà.

La segretaria della Commissione regionale Ambiente ha infatti denunciato che “l’azienda oggetto dell’incendio è specializzata nella fabbricazione di materiale in nanotubi di carbonio, sostanza particolarmente volatile e i cui effetti sono del tutto simili a quelli delle fibre di amianto, provocando danni cellulari e sviluppo di patologie tumorali. Un disastro ambientale i cui effetti resteranno sconosciuti”, attaccando successivamente l’Arpac: “Le classiche centraline per i rilievi dei livelli di inquinamento atmosferico, in dotazione dell’Arpac, non sono infatti in grado di rilevare questo tipo di sostanza. In risposta a una mia espressa richiesta, i dirigenti dell’Arpac hanno ammesso, purtroppo, che la principale l’unica azienda regionale per il monitoraggio della qualità dell’aria in Campania non dispone della strumentazione necessaria per rilevare e misurare i residui delle fibre di carbonio presenti nelle polveri. E che, pur consapevoli di quanto elevato fosse il rischio per la salute e per la vita stessa dei nostri cittadini, non si sono presi neppure la briga di attivarsi, utilizzando strumentazioni in uso ad altri enti, come ad esempio le Università, per definire uno stato di emergenza e adottare le dovute contromisure”.

La Muscarà ha poi aggiunto di aver chiesto “un’audizione urgente in Commissione Ambiente con i dirigenti dell’Arpac. Un ente che ci costa ben 60 milioni l’anno e che dovrebbe sovrintendere a una funzione fondamentale in una terra devastata da decenni di sversamenti illeciti e di roghi di rifiuti pericolosi, dove in meno di due anni sono stati registrati ben sei incendi di materiale plastico, non può non dotarsi delle necessarie apparecchiature per un completo monitoraggio dell’aria”. Dichiarazioni discusse che hanno trovato la ferma smentita dell’azienda interessata dal rogo: “All’interno dell’HUB logistico di Airola non erano presenti componenti realizzati in nanotubi di carbonio: non è un materiale utilizzato per le nostre produzioni. Non sono state, pertanto, rilasciate nell’aria polveri riconducibili alla fibra di carbonio. SAPA non è un produttore di materiali e compound termoplastici, ma è principalmente un trasformatore. Pertanto, non acquista nanotubi di carbonio e non possiede la tecnologia di compounding che attraverso l’utilizzo di un estrusore bivite permette di aggiungere alla massa polimerica fusa degli additivi sotto forma di polveri (esempio nanoparticelle di carbonio). È una tecnologia non presente nel Gruppo SAPA”.

“L’incendio occorso nella zona industriale di Airola è stato un colpo duro per il territorio dal momento che, in attesa dei necessari approfondimenti, piccoli e grandi produttori dell’agricoltura e dell’allevamento hanno dovuto congelare le rispettive attività” si legge nel documento congiunto che i sindaci caudini hanno diffuso nel tardo pomeriggio di oggi. “Gli accertamenti sono stati posti in essere dagli Organi deputati con risultati tranquillizzanti, cosa che, quindi, seppur lentamente, può consentire di intraprendere un percorso di normalità. Il territorio intero, nella percezione dei consumatori, deve scrollarsi di dosso la scia di questo doloroso incidente. Invitiamo tutti, perciò, alla prudenza ritenendo inaccettabili uscite come quelle della consigliera regionale Muscarà che fonda la sua uscita su un clamoroso errore di fondo: nel deposito (che non è sito di produzione) non vi era materiale alcuno in nanotubi di carbonio, come da lei affermato. La sua esternazione, quindi, si basa su un dato non reale. Ma reale è l’effetto deleterio che essa può generare sul territorio e su persone che, dopo tante sofferenza e preoccupazione, stanno tentando di rimettersi in piedi”.