Letteralmente incantata la platea del Nuovo Teatro Pacifico. Lo struggente spettacolo del celebre drammaturgo e attore partenopeo, Mimmo Borrelli, ha tenuto gli spettatori appesi ad ogni singola parola del monologo “Napucalisse”, il racconto delle mille facce di una Napoli in procinto di essere polverizzate dall’eruzione del Vesuvio. L’opera, andata in scena anche su Rai 2 nel 2017, ha meritatamente conquistato un successo nazionale ed oggi ha fatto tappa a Benevento, con musiche dal vivo eseguite dal Maestro Antonio Della Ragione.

Lo schema narrativo si sviluppa intorno al dialogo fra tre protagonisti: il Vesuvio, Pulcinella e L’Assassino ‘i Cartone circa la prossima eruzione del vulcano con l’assassino (emblema della “guapperìa” napoletana). Le “macchiette” di Pulcinella, inizialmente, sembrano convincere il Vesuvio alla quiescenza; il vulcano divertito sembra dimenticare l’ira iniziale e si allontana dalle intenzioni iniziali. Ma un apocalisse, anzi una “Napucalisse”, non può avere un lieto fine e così, Mimmo Borrelli presta la voce anche al guappo e ai suoi maledetti racconti di malavita, violenza, strafottenza e cattiveria. Il Vesuvio, infastidito dal racconto di una Napoli così brutale, scatena allora tutta la sua ira e l’intreccio narrativo si chiude con l’eruzione distruttiva.

Impossibile da tradurre il magistrale e straordinario lavoro di Borrelli che nel corso dell’opera è costretto a repentini cambi di registro, senza mai però perdere la bussola narrativa. Istrionico, macchiettista, annibalico e cabarettista. Se le facce di Napoli sono mille, quelle di Borrelli in questo lavoro sembrano essere mille una. La grammatica linguistica viene costretta ad uno schema così versatile ed altalenante che la lingua usata da Borrelli (il dialetto napoletano) è un vero e proprio torrente in piena, un torrente di lava. Alla trama, infuocata, fa da contraltare una lingua altrettanto infuocata, livellatrice, istrionica, guappa e maledetta. Una lingua apocalittica, anch’essa distruttiva e coinvolgente. Istantanee figurative e linguistiche di una Napoli maledettamente bella, maledettamente devastata.

Il sold out del Nuovo Teatro Pacifico e il lunghissimo ed ininterrotto applauso, sono la prova che stasera in città ha recitato un grande.

Mario Martino