Sono sempre stato convinto che per cercare di dare una visione complessiva ad una città il primo, indispensabile passo, è operare sulla costruzione o ricostruzione della sua comunità. Apprezzo dunque lo sforzo di chi ha inteso aprire un confronto sulla città necessario per dare, a chi lo ritiene, la possibilità di fornire un contributo concreto in tal senso.
Più volte ed in diverse circostanze mi sono soffermato su questo argomento che ora, in previsione delle prossime consultazioni comunali, potrà e spero dovrà essere elemento di profondo approfondimento. Il senso di comunità, infatti, è la base su cui si costruisce il futuro di una città: non basta pianificare infrastrutture o finanziare progetti, perché il vero cambiamento nasce ogni giorno dalle relazioni, dalla fiducia e dall’impegno collettivo dei suoi abitanti. La comunità sociale permette di accumulare quel capitale relazionale indispensabile per affrontare crisi economiche, emergenze sanitarie o climatiche, riducendo al contempo esclusione e marginalità. Quando le persone si sentono parte di un tessuto comune aumentano la “partecipazione” civica: cittadini informati e connessi tra loro partecipano più attivamente alle scelte pubbliche, contribuendo a decisioni di qualità superiore. Inoltre, un forte senso di comunità favorisce l’innovazione diffusa (ormai indispensabile), perché gli scambi informali e l’utilizzo dei network di fiducia facilitano la nascita di iniziative locali, imprese sociali e progetti culturali di enorme valore.
La sicurezza e il benessere collettivo migliorano quando le comunità coese segnalano e risolvono concretamente problemi, proteggono i più vulnerabili ed i meno fortunati promuovendo stili di vita sani. Al tempo stesso l’identità e il senso di appartenenza rafforzano la cura indispensabile per gli spazi pubblici e il rispetto delle regole possedute. Alla base di un sano e forte senso di comunità ci sono diversi elementi che si intrecciano: la fiducia reciproca, sia tra cittadini sia tra cittadini e istituzioni; le relazioni di prossimità, rappresentate dalle reti informali di vicinato, associazioni, gruppi, scuole e botteghe che rappresentano il tessuto della vita quotidiana. Inoltre la disponibilità di spazi pubblici accessibili, piazze, parchi, mercati, centri culturali rappresentano (se ben manutenuti ed attrezzati) i luoghi dove poter progettare e realizzare gli incontri.
L’inclusione e la valorizzazione delle differenze etniche, generazionali e socioeconomiche sono condizioni perché la comunità sia viva e rappresentativa, così come la condivisione della visione e degli obiettivi che può favorire l’unione di attori diversi intorno a progetti comuni. Infine, la capacità organizzativa ormai evidente di associazioni, reti di volontariato e partenariati pubblico-privati trasforma idee e aspirazioni in iniziative concrete. Da sempre sono convinto che il binomio idee-progetti è fondamentale per una crescita reale. Per rafforzare il senso di comunità, inoltre, è utile adottare strategie pratiche: progettare spazi pubblici che favoriscano incontri spontanei, come piazze multifunzionali (es. quella di Piazza Duomo ancora da definire o quella di Piazza Risorgimento ancora da comprendere), aree pedonali e parchi attrezzati; investire nelle comunità locali supportando reti di quartiere, centri civici e microimprese culturali; promuovere processi di partecipazione deliberativa, come bilanci partecipativi e assemblee di quartiere, che rendono le decisioni più inclusive.
L’educazione civica e culturale, nelle scuole e attraverso iniziative pubbliche, coltiva e fa crescere la vera cittadinanza attiva. Sostenere iniziative di prossimità, mercati contadini, festival locali, biblioteche di comunità, gruppi di mutuo aiuto, rafforza i legami quotidiani. Politiche abitative che favoriscono il mix sociale aiutano a evitare ghettizzazioni (certi quartieri piaccia o meno lo sono), mentre una comunicazione istituzionale trasparente e piattaforme digitali per la partecipazione telematica facilitano l’accesso all’informazione senza sostituire gli incontri in presenza. Ovviamente il tutto associato ad una puntuale lotta al digital divide che ancora esiste!
Numerose città in Italia e all’estero hanno già dimostrato l’efficacia di questi approcci: la rigenerazione partecipata di quartieri coinvolge i residenti nella progettazione e gestione degli spazi; le cooperative di comunità consentono la gestione collettiva di servizi locali come energia, commercio e cultura; parchi comunitari e orti condivisi creano legami intergenerazionali e promuovono la cura dello spazio comune. I festival e gli eventi di quartiere costruiscono identità e collegano gruppi diversi. Tuttavia restano ostacoli da superare: le disuguaglianze economiche, lo scetticismo verso le istituzioni (molto in aumento) o l’apatia civica, la mancanza di tempo dovuta al sovraccarico di impegni individuali e processi partecipativi formali o poco inclusivi possono indebolire gli sforzi per creare comunità realmente forti.
Costruire il futuro di una città di media grandezza come la nostra significa dunque coltivare il senso di comunità attraverso interventi concreti che favoriscono fiducia, partecipazione e cura reciproca. Le politiche urbane più efficaci sono quelle che affiancano infrastrutture fisiche e servizi a iniziative che rinforzano i legami sociali e danno voce e responsabilità ai cittadini: è così che una città diventa più resiliente come sempre più spesso si usa dire, più giusta e capace di innovare senza perdere le sue radici umane.
Benevento viste le sue dimensioni potrebbe, abbandonando certe logiche trovare un suo ritmo più raccolto che promuova più facili intrecci di relazioni quotidiane e che migliori la qualità della vita. Quartieri dove si conoscono i vicini, dove esistono botteghe, scuole e servizi facilmente raggiungibili a piedi, favoriscono cura reciproca, sicurezza percepita e una rete informale di supporto che eviti isolamento e fragilità, specie per anziani e famiglie. La presenza di spazi pubblici di dimensioni umane – come già detto in precedenza – permette incontri spontanei e iniziative locali che animano la città e ne consolidano l’identità. In contesti più piccoli, le iniziative culturali e servizi gestiti a livello comunitario hanno un impatto visibile e rapido: bastano poche persone motivate per avviare progetti che migliorano il benessere collettivo. La vivibilità in una città, come quella ipotizzata, beneficia anche di una mobilità più sostenibile: percorsi pedonali e ciclabili utili a collegare i punti di aggregazione incentivando stili di vita attivi e riducono traffico e inquinamento.
Resta, per chiudere, un ultimo accenno alla partecipazione civica che assume un valore pratico immediato: decisioni partecipate e trasparenti si traducono spesso in interventi concreti e rapidi che rafforzano la fiducia nelle istituzioni e, quindi, il senso di appartenenza. Saranno questi i temi del quasi prossimo appuntamento o tutto si ridurrà a programmi pieni di promesse quasi mai mantenute? Avremo il tempo di scoprirlo. Per ora ragioniamoci noi! Guardiamo tra le mura ed oltre per stabilire Benevento cosa è e cosa dovrà diventare.
NAZZARENO ORLANDO










