Oltre un’ora di conferenza al Villa Traiano per lavare via “quegli schizzi di fango che hanno provato a buttarmi addosso”. Alessandro Rosa ha scelto di raccontare le ultime ore più convulse della sua ancor breve esperienza amministrativa in un incontro pubblico aperto a stampa, amici ed elettori, visibile in diretta anche sulla sua pagina Facebook. Ha scelto di farlo nella maniera più mediatica possibile, per cavalcare l’onda di una mite indignazione popolare meglio traducibile in una disapprovazione totale del metodo Mastella in quella fetta di elettorato che lo depreca a prescindere.

Lo ha fatto raccontando la sua versione laddove agli occhi di molti il suo defenestramento assume i connotati di una vera e propria ingiustizia gratuita, utilizzando anche termini forti che travalicano la tanto osannata grammatica istituzionale. “Il mio è un omicidio politico”; “sono stato coltellato alla schiena”; “se è vietato sognare o salutare persone di altri schieramenti viviamo nel regime, e allora Benevento va liberata”. Sono solo alcuni dei passaggi più duri della sua conferenza, enfatizzati al massimo per rendere meglio il concetto: a tradire Mastella non è stato Alessandro Rosa, piuttosto il contrario. Usato e gettato per tirare la volata in Consiglio regionale a Pellegrino, sacrificato in nome dell’aritmetica che vale più del consenso alle Provinciali. E poco male se per il quinto anno consecutivo Benevento ha ricevuto il riconoscimento di città “Plastic Free”, se al cospetto dei turisti è più facile oggi sollazzarsi con il vanto di apparire una città del nord in termini di pulizia e igiene urbana, se arrivano le macchine mangiaplastica e l’impianto multimateriale: Alessandro Rosa è stato fatto fuori perché sulla sua testa pendeva già un mandato di scadenza prestabilito.

Il medico che si è macchiato del peccato originale sin dalle Comunali, recordman di preferenze nella lista di Sandra Lonardo, ha ricevuto come premio la delega all’Ambiente che fortuna non ha portato ai suoi predecessori e fortuna non ha portato neanche a lui, se ci limitiamo però soltanto a valutarne l’epilogo. In realtà Alessandro Rosa si è dimostrato una costante spina nel fianco, per il suo modo di approcciare a un settore a lui inedito, per il suo modo di affrontare le difficoltà e produrre risultati sotto il braccio di Donato Madaro e Asia, riuscendo addirittura ad avere l’appoggio dell’opposizione che ha chiesto più fondi per il verde trovando il diniego della sua stessa maggioranza. E nel chiedergli se sente di essere sempre stato messo nelle condizioni di poter operare al meglio, lui risponde: “ho dato tutto me stesso”.

I successi li ha condivisi con il sindaco, ma sono frutto soprattutto della macchina amministrativa da lui guidata, così come rivendica il consenso elettorale mai strettamente legato alla figura apicale se non frutto delle sue amicizie e giro di conoscenze. “Politica e amicizia sono due cose diverse, io ho pazienti anche di fazioni opposte” e cita l’amicizia storica con la famiglia Bello che non ha nemmeno appoggiato Mastella alle ultime Amministrative, “ma non per questo si sono rovinati i rapporti, anzi”. Ricorda che due ministri di centrodestra sono stati ospiti a Ceppaloni ma agli adepti non è consentito intrattenere rapporti con altre schiere “altrimenti viene visto come un reato di lesa maestà”. Ed è qui che Rosa si eleva, quasi a ergersi alla statura del gigante per antonomasia della politica beneventana, senza quel timore reverenziale che contraddistingue il resto della compagine amministrativa.

Punge con la sua spina più velenosa quando mostra solidarietà agli ex colleghi di giunta, e non solo, che ambiscono alla successione a Palazzo Mosti. Quasi li compatisce immaginando il loro destino, come a voler proclamare la propria vittoria. La rosa di nomi si restringe ma non quello di Alessandro, adesso libero di poter inciuciare alla luce del sole, sotto lo sguardo attento di Pasquale Viespoli che ha ascoltato con interesse l’intera epopea seduto in penultima fila. Il sacrificio di Rosa è l’ultimo avvertimento in ordine di tempo a chiunque proverà ad avanzare oltremodo le proprie ambizioni. E gli ammonimenti della comunità mastelliana alla Lega e in generale a un centrodestra in aperta campagna acquisti, celano il timore di una coalizione anti-mastelliana alle Comunali 2027 che il sindaco proverà ad arginare in qualunque modo con il famoso campo largo, un argine alle liste civiche che pur ambiziose vorrebbero prendere piede per raccogliere la decennale eredità mastelliana. Ma Mastella, di fare le valigie, non ne vuole sapere. E se costretto a traslocare da Palazzo Mosti, lo farà solo per altri più grandi e rinomati.