"Non un passo indietro" davanti ai fascismi, la nota del CSA Depistaggio

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La presunta aggressione subita a Benevento dai pochi esponenti del gruppo neofascista “Forza Nuova”, ha generato nuove discussioni e dibattiti in città sulla libertà d’espressione, d’opinione e di parola e sull’uso della violenza (ancora tutto da accertare). Dibattiti confusi ricchi di parole d’indignazione ma anche di solidarietà verso un gruppo, come quello neofascista, che in pratica propaganda violenza e razzismo su vari livelli.

Sull’argomento è intervenuto, attraverso una nota stampa, anche il CSA Depistaggio. Nota che pubblichiamo di seguito, integralmente.

NON UN PASSO INDIETRO

“Succede che anche nella nostra sonnolenta città qualcuno alle volte alzi la testa e vada a spiegare ai neofascisti che non hanno diritto di parola, né tantomeno di cittadinanza. Ne segue, reazione della società sedicente civile, la stessa precisa identica che spianò la strada al ventennio di Mussolini: indignata levata di scudi, torrenti d’indignazione, fiumi d’inchiostro, mari di mapperò, oceani di la libbbertàdipparola.

“Sfugge qualcosa, o a noi, o alla società civile. In generale, i poveri “aggrediti” costituiscono, nella realtà dei fatti, un’associazione neofascista e razzista che solo la complicità degli organi dello Stato tiene ancora in vita. A norma di Costituzione, ma anche solo di una legge ordinaria come la Mancino, la si sarebbe dovuta sciogliere da un pezzo. Non vale neanche la pena di stare a citare gli innumerevoli episodi di pura e semplice criminalità che hanno visto protagonisti semplici membri o illustri esponenti dell’organizzazione in questione. Basterà un rimando a una qualsiasi ricerca in rete sul loro ducetto in sedicesimo, quel roberto fiore che sproloquia di manifestazioni in città. Nel particolare del locale, gli indignati difensori della libertà di parola mica ne hanno spesa mezza per ricordare che le povere vittime di ora sono le stesse che, appena ieri, incitavano all’omicidio verso organizzatori e partecipanti al Pride beneventano del 2015. Scritto così, a scanditi pixel, nero bianco su: “Che dobbiamo fare? Ammazzarli? Unisciti a noi”. Quant’è curiosa quest’indignazione a corrente alternata.

Succede però anche che, per non smentire lo stigma che si portano come stile, nottetempo si aggirino squadracce alla ricerca dei presunti “colpevoli”. Fanno irruzione in locali commerciali, minacciano, lasciano il segno del loro passaggio e poi si dileguano. Tornano al paese loro, perché di qua sicuramente non sono. Quelli quattro topi sono e li conosciamo bene. Parlare di fascismo è demodé per il mainstream. Naturale. Gli serve, gli è sempre servito e sempre gli servirà far finta di non vedere. Noi invece scegliamo di usare gli occhi per vedere, le orecchie per sentire e la bocca per parlare. Come disse un partigiano, comunista, al Tribunale Speciale che lo inquisiva (a proposito, qualcuno si è reso conto che l’attuale Governo ha reintrodotto i Tribunali Speciali, casualmente per gli immigrati, pensa te la combinazione? ): signor giudice, questa cosa di cui mi accusate io c’entro poco. Ma, se l’ha fatta un compagno, è come se l’avessi fatta io. Condannate me.”

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