“Dopo mesi di errori imbarazzanti e di severe bocciature della Corte dei Conti, a Palazzo Mosti ieri è stata costituita Sannio Acque senza il Comune di Benevento. Il sindaco si è dovuto limitare al ruolo di anfitrione, non potendo firmare l’atto in attesa dell’ennesimo rigetto della Corte dei Conti. La maggioranza dovrĂ  votare nuovamente l’adesione, discostandosi dal parere negativo della magistratura contabile. Un iter che dovranno seguire tutti i Comuni che intenderanno aderire a Sannio Acque”. Lo affermano i consiglieri comunali di opposizione Giovanna Megna (Avs), Francesco Farese, Floriana Fioretti, Raffaele De Longis (Pd), Angelo Moretti (Civico 22).

“Gli unici soci pubblici oggi sono Solopaca, Campolattaro e Campoli del Monte Taburno. Nel soggetto che dovrĂ  gestire il servizio idrico per i prossimi decenni è rappresentato, quindi, meno del 2,5% della popolazione. Intanto, però, con questa risicatissima rappresentanza sono state giĂ  occupate le poltrone e assegnati tutti gli incarichi per i prossimi anni. La storia, comunque, non finisce qui. C’era una volta, infatti, il “modello Alto Calore”, dipinto per anni dal sindaco Mastella come il simbolo supremo di tutti i mali della gestione pubblica dell’acqua: un esempio da non evocare mai, se non come spauracchio o per giustificare la necessitĂ  assoluta di una societĂ  mista pubblico-privata. Poi la realtĂ , come spesso accade con la narrazione mastelliana, decide di superare la fantasia: alla guida di Sannio Acque srl, la creatura voluta dal Sindaco, viene nominato Amministratore Delegato Andrea Palomba, ex Direttore Generale di quell’Alto Calore irrimediabilmente “fallimentare” secondo Mastella.

Non mettiamo affatto in discussione lo spessore tecnico e le competenze professionali dell’amministratore, a cui auguriamo un sincero buon lavoro nell’interesse esclusivo del territorio e dei cittadini. In passato, però, proprio Noi di Centro lo aveva fortemente criticato. Ad agosto 2025 il coordinatore regionale di Ndc, nonchĂ© cognato del sindaco, dichiarava sprezzante: “Evidentemente il direttore non è irpino e non si preoccupa di tutelarne gli interessi!”. Assistiamo quindi all’ennesimo capolavoro di acrobazia politica: se l’Alto Calore era il male assoluto, come mai per salvare l’acqua sannita si è attinto proprio al suo vertice gestionale?

In questi anni sono state sordamente bocciate tutte le nostre proposte: una societĂ  fra soli Comuni per assicurare un reale controllo pubblico, una consultazione pubblica vera sul futuro del servizio idrico, la rettifica di uno statuto pasticciato che consegna completamente la gestione al privato. Agli utenti sanniti ora non resta che attendere le prime bollette con i relativi aumenti tariffari previsti, sperando che, tra una capriola politica e l’altra, la coerenza sia l’unica cosa a essere rimasta a secco”.