Paolucci (FdI): “Le aree interne piangono sempre di più”

Paolucci (FdI): “Le aree interne piangono sempre di più”

"L'impoverimento e la desertificazione delle aree interne è vissuta e subita con una sorta di rassegnazione dai cittadini delle province del Sannio e dell'Irpinia"

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Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa di Federico Paolucci, portavoce Provinciale di Fratelli d’Italia, riguardo alle aree interne.

“La lettera del 13 maggio scorso dal titolo eloquente “Mezzanotte del Mezzogiorno?” e il Forum degli amministratori locali organizzato dell’Arcidiocesi Sannio-Irpina per il prossimo 24-25-26 giugno impone la partecipazione di tutti gli attori del territorio.

La questione dell’impoverimento e della desertificazione delle aree interne è vissuta e subita ormai con una sorta di rassegnazione dai cittadini delle province del Sannio e dell’Irpinia e chi non si rassegna, semplicemente, fugge.

E il grido di dolore che trapela nella lettera diocesana dà la misura del disagio. Senza considerare che l’intervento della Chiesa su temi squisitamente politici e l’appello diretto agli amministratori locali conferiscono a questa iniziatva un sapore da “ultima spiaggia”.

Allo stato, non mi pare che l’appello abbia alimentato il dibattito che meritava, soprattutto da parte dei rappresentanti istituzionali più importanti delle due province. Spero sia soltanto perché sono in attesa di portare il loro fattivo contributo di proposte e di bilanci dell’attività svolta al convegno in programma.

Tuttavia, poiché sul tema ci siamo più volte espressi (il primo intervento da Portavoce di FdI è stato un appello ai candidati alle scorse politiche di impegnarsi alla sinergia tra le province Sannita ed Irpina, per superare sterili campilismi e fare fronte comune alla desertificazione, appello tuttavia caduto nel vuoto), l’importanza della questione mi impone di cercare ostinatamente di alimentare il dibattito e l’interesse sia delle istituzioni, dei partiti politici, degli attori del territorio e di tutti i cittadini in forma associata o non.

Per farlo, pongo una prima domanda, che è a mio avviso ineludibile riguardo al tema: si intende orientare il dibattito con riferimento alle province interne della Campania o alle aree interne così come vengono individuate dalla normativa? Ed in particolare il riferimento va alla SNAI – strategia nazionale per le aree interne (acronimo sinistramente identico all’ente nazionale che si occupa di gioco e scommesse), creato nel 2012 dall’allora Ministero della Coesione (oggi Agenzia della Coesione territoriale) al fine di determinare le condizioni, per i comuni che avessero una serie di caratteristiche: “aree significativamente distanti dai centri di offerta di servizi essenziali (di istruzione, salute e mobilità), ricche di importanti risorse ambientali e culturali e fortemente diversificate per natura e a seguito di secolari processi di antropizzazione”, di ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse nazionali ed europee al fine di recuperare il gap di sviluppo e lo spopolamento sempre più massivo. Si tratta di aree, presenti in tutto il territorio nazionale ed in particolare nel Sud, dove vive circa un quarto della popolazione italiana, in una porzione di territorio che supera il sessanta per cento di quello totale e che è organizzata in oltre quattromila Comuni.

Se invece si tratta di affrontare la questione delle province interne della Campania, allora il discorso assume una prospettiva diversa.

La questione non è di poco conto perché è evidente che Sant’Agata dei Goti o Airola, per restare al Sannio, non hanno i problemi di San Bartolomeo o Montefalcone in Valfortore. Ed è evidente che un approccio riguarderebbe una parte delle due province, l’altro l’intero territorio provinciale. Inoltre, è evidente che in un caso la questione resterebbe confinata, tutto sommato, al rapporto con la Regione Campania, nell’altro coinvolgerebbe tutta la filiera istituzionale dal territorio all’Europa.

In questo caso, tuttavia, vi sono due variabili che pesano in maniera determinante sulla riuscita degli interventi: la capacità degli amministratori locali e il coinvolgimento dei cittadini.

A proposito di cittadini: è bene che essi sappiano che, allo stato, nei programmi di intervento dell’Agenzia per la Coesione, le aree campane interessate sono quattro: una in Irpinia (Alta Irpinia) e una nel Sannio (Titerno Tammaro), le altre due sono nel salernitano (Cilento Interno e Vallo di Diano). Dell’area Titerno Tammaro se ne occupa la Smartland, con sede presso il Comune di Santa Croce del Sannio, Presidente Antonio Di Maria, Presidente della Comunità Montana e Presidente della Provincia. Dell’Alta Irpina se ne occupa tal Ciriaco De Mita, giovane sindaco emergente di Nusco. Allo stato, l’accordo di programma quadro per l’Alta Irpinia è stato sottoscritto lo scorso anno con la Regione Campania ed i Ministeri competenti e l’Agenzia per la coesione; per l’area Beneventana pare sia stata approntata una bozza. Il Fortore? Mah, sarà area costiera…”

Comunicato stampa