Al “Musa” la presentazione del volume per passeggiare fra i suoi tesori

“Il Musa (Polo museale della tecnica e del lavoro in agricoltura)  di Benevento non rappresenta solo la storia ma anche il futuro del nostro territorio”.

E’ quanto emerso a margine della presentazione del catalogo “Passeggiare al Musa”, curato dall’on. Carmine Nardone, Presidente dell’Associazione “Futuridea – Innovazioni Utili e Sostenibili”, cui hanno preso parte, oltre all’autore della pubblicazione, Nino Lombardi (Presidente della Provincia di Benevento), Giuseppe Sauchella (Amministratore di Sannio Europa, Società in house providing della Provincia di Benevento che gestisce e promuove la Rete museale), Roberto Costanzo (Presidente Fondazione “Mario Vetrone”), Peppe Iannicelli (giornalista) e Antonio De Lucia (Portavoce della Provincia di Benevento), che ha coordinato i lavori.

“Il Musa – ha detto Giuseppe Sauchella aprendo i lavori – si inserisce nel contesto della Rete Museale che Sannio Europa ha il compito di valorizzare e promuovere. Questa rete, dopo il lockdown, sta ritrovando l’interesse dei visitatori attratti sia per la sua polifunzionalità, sia per la possibilità di fermarsi a riflettere ed ammirare le proposte connesse alla storia dell’agricoltura, all’ambiente, al territorio, alla storia della vita rurale, alla fatica e al sudore dei contadini, all’emigrazione e l’immigrazione, alle macchine operatrici in agricoltura d’epoca”. “Il Musa, che sorge su un’area di pertinenza dell’Istituto professionale per l’Agricoltura ‘Mario Vetrone’, – ha invece ricordato il Presidente della Provincia Nino Lombardi – fu  ideato, realizzato ed inaugurato proprio da Carmine Nardone, all’epoca Presidente della Provincia di Benevento.

Il MUSA, che ha implementato la già invero imponente filiera culturale della Provincia di Benevento, costituendo un nuovo presidio dopo il primo, quello voluto nel 1873 dal Consiglio Provinciale e cioè il Museo del Sannio, è un affascinante fondale di diecimila  metri quadri in cui sono esposte macchine d’epoca per il lavoro nei campi di numerose tipologie, tecnologie e nazionalità e, con esse, anche numerose scene della vita di tutti i giorni nelle aree rurali, quasi set cinematografici che illustrano la realtà di fatto delle abitazioni contadine fino al secondo dopoguerra e le principali trasformazioni intervenute in quel mondo alla ricerca di più dignitosa e migliore e qualità della vita ed, infine, come tutto questo abbia inciso nella quotidianità anche dei cittadini.

E’ d’altronde evidente come la meccanizzazione in agricoltura abbia enormemente potenziato le capacità produttive riuscendo così a soddisfare la crescente domanda derivante, almeno nel mondo Occidentale, dall’aumento esponenziale della popolazione dovuto a decenni di pace (ma non potendo risolvere le sperequazione della distribuzione del cibo ai Paesi più poveri, che obbedisce ad altre “logiche” e meccanismi). D’altra parte la meccanizzazione ha finito con l’espellere dal ciclo produttivo rurale centinaia di migliaia di persone non essendovi più la necessità di tanta manodopera per zappare, falciare, mietere e così via. Questa massa gigantesca di persone ha ulteriormente ingrossato le fila degli emigranti: molti contadini sono diventati operai delle fabbriche attorno alle metropoli italiane ed estere. Insomma, una vera rivoluzione sociale”.

A ripercorre la storia dell’importanza del settore agricolo per il Sannio è stato l’ex europarlamentare Roberto Costanzo, che è stato anche il primo assessore all’agricoltura della Regione Campania. “La rivoluzione nell’agricoltura sannita – ha ricordato Costanzo – è stata fatta da grandi uomini a partire da Mario Vetrone, con la collaborazione di Fiore Nardone, Bartolomeo Maio e Giuseppe Miele, che fondarono la Coltivatori Diretti a Benevento e che restituirono ai contadini la loro dignità umana e professionale; ma fu fatta anche dai contadini stessi che da soli, ingegnandosi ed investendo, realizzarono ancor prima che ci pensassero la Cassa per il Mezzogiorno e la Regione una prima infrastrutturazione viaria del territorio ancora del tutto assente nei primi anni della Repubblica. In questo senso si può parlare di ‘autosviluppo’.

Il Musa, insieme alle scenografie ed agli strumenti che riportano alla mente le terribili condizioni di vita e di lavoro del passato, ricostruisce tra l’altro anche la storia della crescita della qualità della vita nelle campagne. Il Musa parla anche dell’epoca e dell’epopea delle trasformazioni del mondo rurale sannita determinate anche dall’introduzione di diverse macchine nelle aziende diretto-coltivatrici, una specie di transizione agromeccanica. Il Musa raccoglie e ricorda le storie dei Soggetti, quelle degli strumenti e gli eventi che hanno fatto la storia dell’agricoltura sul territorio, ma non come statica archiviazione bensì come dinamica rappresentazione storica di un mondo in permanente mutazione. Un attento visitatore di questo museo vi trova la testimonianza del genio creativo della fabbricazione di quegli strumenti e soprattutto la storicizzazione dei conseguenti cambiamenti lavorativi ed imprenditoriali”.

Attratto dalla struttura, il giornalista Iannicelli ha poi illustrato alcune strategie di comunicazione e di marketing per “attirare un numero sempre maggiore di visitatori in una realtà originale come il Musa”. Le conclusioni sono toccate all’autore della pubblicazione che ha voluto sottolineare come “il Musa nasce nei primi anni del 2000 grazie ad un impegno corale di tante professionalità e di tanti studiosi tutti impegnati a salvaguardare la memoria e la storia del Sannio”.

“L’economia locale, fondata in gran parte sull’agricoltura, sulle trasformazioni e sulla meccanizzazione – ha detto l’on. Nardone – si ritrova sia nelle esposizioni del Musa che nel libro tra l’altro con gli scritti di Roberto Costanzo, protagonista del mondo politico in rappresentanza del mondo rurale, e di Giuseppe De Ioanni sulla sicurezza nell’uso dei mezzi agricoli”.

Nardone si è congedato ringraziando quanti hanno collaborato, portando il loro contributo, a cominciare dalle Università con i docenti Donato Matassino ed Ennio De Simone, dalle Organizzazioni Agricole, dai Sindaci e dagli amministratori dei tanti operatori della meccanizzazione, per finire ai ricercatori, ai giornalisti, ai fotografi, ai registi di documentari e a Cesare Ferzi.

“Un grazie particolare – ha concluso Nardone – va al lavoro svolto dai funzionari della Provincia, da Sannio Europa, da Futuridea, e, tra i tanti che hanno lavorato per realizzare il Musa, a quelle persone scomparse nel corso di questi anni, come l’ing. Valentino Melillo, Luigi Giangregorio, appassionato di macchine d’epoca, e il docente di scenografia Salvatore Michelino”.

Comunicato stampa

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