Pd, Del Basso De Caro: “Spaccatura? Fuori solo picciolo della mela…”

“Cosa ci attende? Un dibattito sereno e il voto a un documento politico posto all’attenzione dei componenti dell’assemblea. I partiti non parlano sui giornali ma nelle sedi proprie dove si discute e ci si confronta”: ipse dixit, Umberto Del Basso De Caro poco prima dell’inizio dei lavori alla Rocca dei Rettori dove si è riunita l’assemblea provinciale del Partito Democratico sannita. E’ il primo rendez-vous post-voto tra decariani e il binomio delle nuove leve Antonella Pepe-Mortaruolo, e pone sul piatto la questione scottante delle candidature oltre ai numeri poco gratificanti delle urne. Il prologo non è stato dei migliori, con il segretario provinciale Giovanni Cacciano che ha voluto evitare fughe in avanti del tandem (l’analisi alla stampa della candidata all’uninominale Camera con la sola partecipazione di Mortaruolo, l’evento promosso da quest’ultimo al Dg Garden per ringraziare ufficiosamente l’elettorato…).

Piccole crepe che, dopo l’esito dell’ultima tornata elettorale, hanno presagire una frattura all’interno del Pd sannita tanto che in ballo nella riunione attualmente in corso nell’aula consiliare della Provincia, c’è in ballo la presidenza di Antonella Pepe. Ma De Caro, serafico, ha gettato acqua sul fuoco: “Non c’è né la volontà di epurare né di spaccare, un termine questo usato a sproposito dai giornali. Immaginate una mela tagliata a metà: se ne viene fuori solo il picciolo non è una spaccatura… E quelli andati via hanno votato altri e non mi pare siano ancora rientrati”. Dunque la volontà “è quella di ricostruire ma bisogna che lo si faccia di pari passo con la linea nazionale. Qui non cambierà nulla ma di congressi ne possiamo fare anche uno a settimana”. L’ex deputato reduce dall’assemblea nazionale svoltasi ieri a Roma: “E’ inizia un percorso congressuale che porterà all’elezione dei nuovi organismi nazionali massimo nella prima decade di marzo. Non si tratta però di stabilire il segretario ma un’identità e questa non si ristabilisce con le alleanze, se si è più amico di Conte o più amico di Calenda. Sarebbe la fine. La questione regionale? Va superata, anche quella in base alla discussione nazionale”.

“Ho sempre sostenuto la tesi del campo largo, come ha fatto la destra che ha ottenuto per la prima volta un’ampia maggioranza nella storia repubblicana” la riflessione del segretario Giovanni Cacciano nel suo discorso ai presenti. “C’è una dose consistente d’ipocrisia quando si dice che abbiamo tenuto: se quello del 2018 fu ritenuto un disastro allora lo è anche questo. Siamo partiti dandoci degli obiettivi che col tempo abbiamo poi ridimensionato, ora ci avviamo a una lunga fase congressuale che potrebbe coinvolgere anche il piano locale. Il partito però resti con il suo nome e il suo simbolo”. Cacciano che ha ripercorso infine le tappe che hanno portato alla polemica sulle candidature: “Siamo tra le poche realtà in cui la scelta del territorio non è stata rispettata e mi sarei aspettato la convocazione degli organi per ascoltare le ragioni che avessero condotto al cambiamento da Moretti a Pepe”. Ha poi invocato unità, “per me valore fondamentale ma non un dogma”.

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