Pesc ‘e zuccher e Micillo: panettieri sanniti al tempo di Instagram

Pesc ‘e zuccher e Micillo: panettieri sanniti al tempo di Instagram

Da qualche mesi i due storici panificatori ci fanno aumentare la salivazione su Facebook e Instagram

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Il marsigliese? Da #pescezucchero. Il rustico ricotta e salame? Da #micillo. Per decenni non abbiamo usato il cancelletto ma in fondo quei soprannomi erano due hashtag. Da qualche mesi i due storici panificatori ci fanno aumentare la salivazione su Facebook e Instagram; e del resto, come insegna il santone Philip Kotler, l’essenza del marketing è l’individuazione e la soddisfazione non solo dei bisogni ma anche dei desideri.

Ma avevano davvero bisogno di mettere in evidenza il loro #foodporn? Sì, spiegano gli eredi, che di mestiere fanno il commercialista e l’ingegnere informatico. Prima però, smontiamo una fake news: non è vero che Antonio Rosiello ed Enrico Caruso detestassero i loro soprannomi; quest’ultimo era al più infastidito da un uso offensivo fatto da alcuni e dalle leggende metropolitane sulla sua origine. Gli account di Micillo sono gestiti da un’agenzia di comunicazione: «Ci siamo resi conto che i giovanissimi spesso non ci conoscono – dice Antonio Rosiello – oppure alcune nostre produzioni, come la pasticceria, sono poco note». All’Annunziata invece, si gestisce tutto in famiglia. Lello alza le mani: «Io sono asociale, se ne occupano mio figlio e la fidanzata».

Per Enrico Caruso, il problema non è tanto ‘generazionale’, ma semmai tentare chi non si concede più al peccato del cornetto: «Tra la chiusura del centro storico e la spesa nei supermercati, molti non passano più di qui – afferma – noi proviamo a far venire la voglia di uno ‘sfizio’». Rita è la social media manager: «Programmo un paio di post a settimana, soprattutto per il lancio di nuovi prodotti; molti solo di recente hanno scoperto che il cornetto c’è anche alla crema». Per gli expat sanniti, ogni post è amarcord e tortura: «Mi ha scritto una persona da New York – racconta – sente molto la mancanza delle nostre terre». Luigi Rosiello sbatte il pugno imbiancato dalla farina sulla coscia. Si duole di non aver trovato la foto scattata insieme ad uno sportivo beneventano scomparso da poco: «Volevo metterla su Facebook».

I decani del pane non saranno magari smanettoni sui social, ma hanno la consapevolezza che i loro negozi sono santuari laici della beneventanità: «Cerchiamo di rimanere al passo senza dimenticare che la nostra è un’attività frutto del lavoro di generazioni – dice Antonio Rosiello – utilizzeremo i nostri social anche per raccontare un po’ di storia». Storia, non stories, e senza filtri: per le cose buone non servono.

Andrea Caruso