Una finestra sull’arte. Questo è “Picasso vs Modigliani”, lo spettacolo della compagnia “Red Roger” (scritto dal giovane regista sannita Pier Paolo Palma) che lo scorso 26 febbraio ha registrato un ottimo successo di pubblico per la sua seconda replica al Teatro De Simone di Benevento, in occasione del centenario della morte di Amedeo Modigliani.

Una finestra, quella aperta da Palma, sugli albori del XX secolo, il periodo più vivido dell’arte moderna, il periodo che partorì l’incontro tra due artisti eterni: Pablo Picasso e Amedeo Modigliani. Certo, l’incontro tra il cubista spagnolo e il bohemien livornese, non è nuovo alle cronache artistiche, ma Palma riesce a restituirlo al pubblico in una chiave asciutta, accattivante e, per questo, particolarmente coinvolgente.

La pièce catapulta, grazie ad una scenografia intelligente, pratica e versatile (curata da Georgia de’Conno e Francesca Palatella), lo spettatore nel bel mezzo della scapigliata Parigi d’inizio ‘900, capitale europea dell’arte e covo artistico di fauvisti, espressionisti e bohemien provenienti da ogni angolo d’Europa. In questo trafficato clima di grandeur artistica, tra poesie decantate all’ombra di lampioni, note maledette e dediche ululate da affollate taverne, s’incontrano e scontrano l’arte, il carattere e la moralità del già affermato Picasso (Gianluca Melillo) con l’eclettica personalità e l’ancor più eclettica arte di Modigliani (Eugenio Delli Veneri), il garçon italiano in cerca di fortuna.

L’incontro-scontro tra i due talenti regala al pubblico non solo tanti spunti di riflessione, ma anche un’ondata emotiva fatta di aneddoti ed accadimenti biografici che si susseguono in un palpitante crescendo che tiene incollati, letteralmente, gli spettatori alla poltrona e che conduce ad un finale al cardiopalma. Il tutto impeccabilmente cadenzato dalle musiche di Massimo Varchione. Un crescendo che va dalla diffidenza iniziale di Picasso nei confronti dell’apparentemente altezzoso Modì fino al tragico e personale duello di Modigliani con la terribile tisi; dai primi timidi incontri fino ai violenti scontri tra i due per l’ambìta scrittrice Fernande Olivier (Georgia de’ Conno). E infine dall’invidia alla solidarietà artistica, con un Picasso ben conscio della presenza e dell’azione corrosiva di un tarlo artistico che andava consumando l’anima di entrambi.

Una finestra sull’arte. Se da un’anta filtra la luce della pittura, dall’altra filtra, più fioca, la luce della poesia. Assolvendo alla funzione narrativa di aiutanti del protagonista, infatti, tra uno scontro e l’altro, Max Jacob (Raffaele Tassella) e Guillaume Apollinaire (Vincenzo De Matteo) restituiscono allo spettatore un piano di lettura aggiuntivo e complementare, arricchendo il panorama artistico di versi. Anche in questo caso, sebbene non si arrivi ad alcuno scontro tra i poeti, Palma dosa bene un climax artistico-emotivo che porta Jacob e Apollinaire dalla spensieratezza della taverna alla crudele contemporaneità del loro tempo; dalle frivole serate fatte di ballo, donne e buon vino al dramma della Grande Guerra fatto di suoni scuri e così pesanti da atterrire ed atterrare Apollinaire e fargli biascicare parole di terrore e di morte, le quali strisciano sul tessuto narrativo parallelamente al doloroso e travagliato epilogo del sofferente Modì.

Il finale, così, srotola allo spettatore un complesso spartito eseguito a 8 mani: da un lato quelle artistiche ed altisonanti di Picasso e Modì, dall’altro quelle poetiche  e d’accompagnamento di Jacob ed Apollinaire su un pianoforte grande quanto l’arte parigina di quel tempo. Uno tra i più importanti “complessi artistici” del Novecento suona alla platea la melodia dell’eterno.

Una finestra sull’arte che non poteva non inglobare anche Gertrude Stein (Elisa Vito), scrittrice statunitense che visse quasi tutta la sua vita in Francia, dove conobbe Picasso, il quale nel 1906 la ritrasse.

Una finestra sull’arte.

Come quella del quinto piano della sua casa paterna che la sfiancata Jeanne, dopo la morte per tisi del suo amato Modì, aprì per l’ultima volta, lanciandosi e schiantandosi, col bambino che portava in grembo, sull’enorme tappeto d’arte francese. Un tappeto d’arte beato e maledetto al contempo. Lo stesso tappeto sul quale il suo amato Modì, cadendo e volando tra fogli d’arte, aveva trovato, contemporaneamente, la morte e l’immortalità.

La fotogallery dello spettacolo: