Pietrelcina, sindaco e maggioranza replicano all’opposizione: “Ennesimo teatrino”

“A differenza di quanto postato e dichiarato alla stampa locale, ieri pomeriggio la minoranza ha dato vita ad uno spettacolo indegno della funzione che il Consiglio comunale riveste nella vita democratica della comunità! Neanche la presenza del pubblico, per la gran parte costituito da cittadini sollecitati ad intervenire da noi nell’illusione che la minoranza provasse almeno un po’ di vergogna a stravolgere il racconto dei fatti ha salvato il paese dall’ennesimo triste teatrino!”: è la replica del sindaco Salvatore Mazzone e del gruppo di maggioranza ‘Pietrelcina Futura’ sul caso Imu sollevato dall’opposizione.

“Evidenziamo in primis che i consiglieri di Avanti Pietrelcina – si legge nella nota – non hanno depositato alcuna proposta di delibera strutturata secondo criteri formali e sostanziali che da un lato chiarissero i presupposti giuridici che a loro avviso rendono la richiesta conforme alle leggi dello Stato e dall’altro potessero rendere comprensibile il contenuto politico della stessa. La puntualizzazione appare doverosa in quanto dovrebbe essere chiaro a tutti che una decisione della Giunta non può essere revocata dal Consiglio.

Tale sgrammaticatura procedurale rafforza la convinzione che le polemiche di questi giorni non nascano dalla volontà di difendere l’interesse comune ma siano state montate ad arte per cavalcare il malcontento umanamente comprensibile dei cittadini che hanno ricevuto gli accertamenti, nella speranza di accreditarsi presso di loro quale riferimento politico. Non si spiegherebbe altrimenti un interesse così tardivo per una delibera di metà ottobre, contestata dopo quasi 3 mesi per altro nell’economia di una narrazione palesemente distorta dei fatti.

L’Imu è un’imposta che il contribuente versa in autoliquidazione (cioè effettuando da sé il calcolo dell’importo da pagare) poiché questi è l’unico a conoscenza delle condizioni dei suoi immobili, che possono variare in base ad una molteplicità di fattori. Se per le abitazioni, però, Comune e contribuenti possono fare riferimento alla rendita catastale, la determinazione del valore delle aree edificabili è molto più complessa ed in sede di accertamento tributario può portare alla nascita di un gran numero di contenziosi.

Ed è proprio per limitare i contenziosi che la giunta può determinare dei valori di riferimento di cui gli uffici devono servirsi quale tetto massimo negli accertamenti e non a mo’ di tariffario, come in malafede si lascia intendere! Bisogna aggiungere che la determinazione di tali valori di riferimento può essere operata esclusivamente da un tecnico, che applica gli strumenti teorici e metodologici dell’estimo, e non è dunque il frutto di una volontà politica, come insistentemente affermato dalla minoranza.

Nella delibera contestata gli interventi di indirizzo politico sono due: l’abbattimento del 25% dei valori determinati dall’ufficio tecnico; la scelta di indicare alcuni criteri di riduzione del valore rispetto agli standard delle varie zone. In altre parole, con o senza delibera, gli accertamenti sarebbero partiti lo stesso! Il primo effetto che la delibera ha sortito è che quanti avrebbero ricevuto accertamenti di importo pari a 100 hanno invece ricevuto 75 e hanno avuto alcuni preziosi strumenti per abbattere di default gli importi da pagare, senza ricorrere a perizie di parte o addirittura alla Corte tributaria!

Viene contestata la retroattività del provvedimento: anche in questo caso, la polemica risulta capziosa ed immotivata. Infatti, avendo proceduto ad effettuare gli accertamenti per gli anni 2017/2021 ed avendo scelto di approvare in giunta dei valori da trasmettere al Responsabile finanziario, è ovvio che tali valori dovessero fungere da linea guida per tutte le annualità e non solo per l’ultima! Va a tal proposito specificato che i valori individuati per il 2021 sono diversi da quelli individuati per le altre annualità, in quanto i primi sono stati indicizzati agli anni precedenti, anche lì sulla base di criteri di natura tecnica.

Oltre a chiedere la revoca della delibera del 16 ottobre, Avanti Pietrelcina chiede una rideterminazione al ribasso dei valori approvati in giunta, secondo loro non “congrui” né “adeguati” al nostro Comune: anche in questo caso non abbiamo alcuna proposta di delibera che abbia un minimo di sostanza giuridica o contenuto politico! Come già specificato, la determinazione dei valori non può che essere il frutto di una perizia tecnica! Questa perizia dov’è? Quale sarebbe, secondo loro, il valore reale delle aree edificabili di Pietrelcina? Su quali basi formulano la loro richiesta?

Stendiamo infine un velo pietoso sulla richiesta di sospensione dei termini di pagamento: tale atto equivarrebbe ad un condono e per tanto non rientrerebbe nelle prerogative del nostro Ente! In materia tributaria vige il principio di legalità, nella forma di una riserva di legge, prerogativa esclusiva dello Stato Centrale. Resta da affrontare il caso dei cittadini che hanno pagato l’Imu attenendosi al valore stabilito dagli uffici comunali per le annualità precedenti al 2017: come già chiarito, per loro ci sono tutti i presupposti normativi per annullare gli accertamenti in quanto hanno pagato pensando di assolvere correttamente all’obbligo tributario.

In sede di discussione, non potendo procedere a votare le proposte del gruppo di minoranza, abbiamo accettato una modifica all’ ordine del giorno con 2 nuove proposte: una del consigliere Scocca che “proponeva” di “proporre” la revoca della delibera di ottobre, l’altra di Andrea Cardone che invitava a tutelare la posizione di chi ha ricevuto accertamenti pur avendo pagato. Abbiamo votato a favore della seconda, che riteniamo politicamente in linea con quanto più volte da noi ribadito anche attraverso un ordine interno trasmesso agli uffici!”.

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