Foto LaPresse
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Il day after Benevento-Cagliari lo possiamo riassumere con una semplice metafora: raccogliere i cocci di un vaso rotto e non avere la colla per rimettere insieme i pezzi. La colla non esce più dal tubetto e mister De Zerbi, anche se è da lodare la sua perseveranza, raccoglie i frutti di quanto seminato in un girone alla guida del Benevento. Il suo cammino in giallorosso è cominciato con la maxi beffa all’ultimo secondo in terra sarda e proprio contro di loro sembra avere l’inevitabile arresto, sempre all’ultimo giro di orologio, per di più con una rimonta in 5 minuti, tutta nel recupero. Il tecnico, sia chiaro, è ben saldo sulla panchina giallorossa e lo sarà almeno fino al termine di questa stagione, ma l’appuntamento numero 16 di “Pillole Giallorosse” si prende la briga di giudicare la gestione De Zerbi dopo un girone passato sotto la sua guida.

DE ZERBI FLOP?
I presupposti li conoscevamo tutti: al di là di simpatie personali e non, De Zerbi aveva solo un’esperienza in massima serie sulle spalle, quella disastrosa di Palermo. Il tecnico ex Foggia ha accettato questa sfida con coraggio ma la squadra, per come è stata allestita, non rispecchiava la sua filosofia di calcio. Tanti gli esperimenti, le rotazioni, i moduli sperimentati, praticamente utilizzati tutti i giocatori a disposizione, ma mai una squadra titolare vista in campo, mai gli stessi uomini scesi in campo per due giornate di seguito, vuoi per infortuni, vuoi per squalifica o vuoi per scelta tecnica. Qualcosa pare sia cambiato dopo il mercato di gennaio, che ha portato in dote calciatori congeniali alla sua mentalità di gioco e in campo si sono profilati i titolari, come la coppia difensiva Djimsiti-Tosca (Costa relegato definitivamente in panchina), il duo Sandro-Viola a centrocampo e i riferimenti Brignola e Coda in attacco. Sempre utilizzati anche Djuricic e Guilherme, con Cataldi e D’Alessandro acciaccati e che si son visti scalare nelle gerarchie, soprattutto poiché De Zerbi manda in campo i migliori sotto l’aspetto fisico e mentale. Tagliati fuori, sia sul mercato che in rosa, diversi elementi come Belec, Lazaar, Di Chiara, Ciciretti e Armenteros, mentre Antei (fuori fino a fine stagione) e Iemmello (ancora alle prese col problema al ginocchio che lo logora dal suo arrivo a Benevento) non sono stati mai pienamente arruolabili (così come lo stesso D’Alessandro e in parte Ciciretti). Anche in tal caso RDZ ci ha sorpresi e continua a sorprenderci con dei ripescaggi quali Parigini e Lombardi, spesso utilizzati nei primi periodi e poi finiti nel dimenticatoio, così come lo erano Venuti, Viola e Coda, poi diventati perni importanti a cavallo tra il 2017 e 2018. Gestire lo spogliatoio, sappiamo, è il compito più arduo per chi arriva in un ambiente depresso dopo nove sconfitte consecutive ma il frutto del suo operato, finora, ha prodotto soltanto 10 punti, gli unici conquistati dal Benevento finora. E, ci perdoni Baroni, non possiamo nemmeno confrontarlo con quest’ultimo che in A col Benevento non ha conquistato nemmeno un punto. Dunque, peggio di così era davvero impossibile.

BARONI E DE ZERBI NEI NUMERI
I due tecnici di questa sciagurata prima stagione in Serie A per il Benevento, li possiamo confrontare su altre statistiche: un punto in comune è dato dal fatto che entrambi non hanno mai schierato la stessa formazione titolare. De Zerbi, soprattutto, ha sperimentato più moduli rispetto al 4-4-2 prestabilito dal suo predecessore: dal 3-4-2-1 al 3-4-3 passando per il 4-3-3, e recentemente, 4-1-4-1 e 4-2-3-1, sapientemente utilizzati nelle sfide contro Napoli, Roma e Inter. La parte difficile, però, arriva quando il Benevento deve confrontarsi con squadre di pari livello: qui il Benevento non solo ha dimostrato difficoltà nel condurre la gara ma soprattutto nel mantenere il risultato (Sassuolo, Spal e Cagliari, tutte partite in cui i giallorossi sono passati in vantaggio e poi si son fatti rimontare). De Zerbi, inoltre, ha schierato ieri una squadra in virtù dell’avversario che, piuttosto, doveva adattarsi ai giallorossi. Il 3-5-2 di Lopez ha costretto il collega bresciano a cambiare spesso in corso d’opera, passando ad un 3-4-3 dall’iniziale 4-2-3-1 e, inspiegabile, ci sembra la posizione di Guilherme, oscurato da trequartista sia a Firenze che ieri, mentre Brignola ha dimostrato più spirito di adattamento (non a caso il gol arriva da una sua incursione centrale). L’ultradifensivismo, inoltre, ha portato il Benevento ad arretrare il baricentro e concedersi ai sardi quando, piuttosto, si poteva tentare di chiudere la partita in ogni modo costringendo il Cagliari a chiudersi e dunque portando palla nella metà campo avversaria e lontano dalla zona calda di Puggioni. Andando oltre i tatticismi, e sorvolando anche sui consueti suicidi del Benevento a partita praticamente finita, notiamo che su 19 partite con De Zerbi in panchina (dovevano essere 20 ma col Verona c’è stato il rinvio), il Benevento ha ottenuto tre vittorie, un solo pareggio e quindici sconfitte, cinque delle quali consecutive dopo il suo arrivo in giallorosso. In totale il Benevento ha messo a segno 19 gol ma ne ha subiti un’infinità, ben 63. Con De Zerbi si è avuto un incremento, anche se minimo: 17 reti contro le sole due siglate nell’era Baroni in 9 giornate con lui in panchina. Sempre con l’ex tecnico fiorentino il Benevento ha subito 22 gol, dato incrementato di parecchio con le batoste subite contro Napoli, Roma e Fiorentina. Ma con il suo successore la difesa non si assesta, anzi i giallorossi subiscono il doppio dei gol, ben 41 dall’andata col Cagliari al ritorno disputato ieri. E se pensiamo che siamo solo a metà girone di ritorno, ciò ci fa capire meglio quanto sia in una vera e propria emergenza la difesa sannita, che ha mantenuto la propria rete inviolata solo nel primo match vinto in A contro il Chievo. In totale, considerando il rapporto gol fatti e subiti, abbiamo un bel -20 per Baroni (su 9 giornate) e un bel -24 per De Zerbi (su 19 giornate).

L’INCIDENZA SULLA CLASSIFICA
È importante considerare questi dati come hanno influito sulla classifica del Benevento e lo facciamo confrontando la classifica della 9^ giornata, quando venne esonerato Baroni dopo la sconfitta rimediata contro la Fiorentina, e quella dell’ultima giornata:

Giornata 9
13. Sassuolo 8
14. Genoa 6
15. Udinese 6
16. Cagliari 6
17. Verona 6
18. Crotone 6
19. Spal 5
20. Benevento 0

Giornata 29
13. Genoa 30
14. Cagliari 29
15. Sassuolo 27
16. Chievo 25
17. Spal 25 (una partita in più)
18. Crotone 24
19. Verona 22
20. Benevento 10

L’Udinese nel corso della stagione ha avuto un’impennata pazzesca che le ha permesso anche di avvicinarsi sensibilmente alla zona Europa League, con il Chievo che piuttosto ha visto colare a picco le proprie azioni. Per il resto, le stesse squadre sono rimaste nella fascia che va dalla 13° alla 20° posizione. Il Benevento su 57 punti disponibili nell’era De Zerbi, ne ha fatti suoi solo 10, una miseria. La classifica lasciata da Baroni dava ancora chance ad un Benevento che aveva già fallito scontri importanti quali quelli contro Crotone e Verona, ma De Zerbi aveva la grande possibilità di rimediare nel secondo scorcio di campionato, cosa non accaduta. Dando uno sguardo alle altre, il Genoa all’epoca 14°, ha avuto un periodo nero scendendo addirittura in zona retrocessione, ma poi si è ristabilito e oggi è la squadra che sta meglio, al 13° posto e con 30 punti, ben 24 conquistati da allora. Il Cagliari ne ha fatti suoi 23, uno in meno dei grifoni, il Sassuolo 19. Che botto per la Spal, non solo per il miracoloso pareggio ottenuto contro la Juventus sabato sera: sono 20 i punti conquistati anche se con una partita in più. Nella zona rossa, il Crotone ha raccolto 18 punti mentre il Verona 16. Ecco che allora abbiamo un quadro più completo del divario acuitosi nel corso delle giornate in fondo alla classifica: alla 9^ erano 8 i punti di margine del Benevento dal 13° posto mentre oggi ben 20. La salvezza dista 16 punti, oramai diventati un’enormità, e il Verona penultimo è lontano 12 lunghezze. Ciò rende meglio il quadro disastroso del Benevento targato De Zerbi che aveva il compito almeno di provare a dimezzare la distanza da 5 squadre che, al momento del suo approdo in giallorosso, avevano 6 punti e tutte pienamente raggiungibili, considerando Cagliari, Sassuolo, Spal, Genoa, Chievo tutte squadre ancora da affrontare ma nessuna di queste mai superata, eccetto l’ultima. Dunque non c’è nient’altro da aggiungere: l’impresa di De Zerbi è fallita, ora non resta che capire il perché.