arbitro var

Avrebbe dovuto cancellare la sudditanza psicologica, le ingiustizie. Avrebbe dovuto risolvere i casi spinosi e quelli più pungenti, avrebbe dovuto far luce su quanto accadesse in campo e che sfuggisse all’arbitro, un supporto per quest’ultimo che, in base al consiglio dei due assistenti video, potrebbe farne uso o meno. Resterà, però, sempre un mezzo tecnologico utilizzato e contaminato dall’uomo, dalle sue idee e dalla sua discrezionalità, forse verrà rovinato da regole che, in quest’anno di test, dovranno essere riviste e modificate: il VAR fa discutere, e fa più discutere di un semplice caso da moviola, poiché telecamere poste in ogni angolo (o quasi) ed immagini al rallenty non aiutano a scacciare qualsiasi errore arbitrale in campo. C’è chi non si avvale del supporto tecnologico, chi non viene consigliato dagli uomini in cabina, c’è chi ne fa un uso eccessivo. Semplicemente, non c’è uniformità nell’utilizzo di un mezzo talmente invocato che ora si rischia di bruciarlo, tacciandolo per il nuovo male del calcio moderno, per colpa di regole e di pensieri dell’uomo che collidono col principio d’uso di questa tecnologia. Il VAR per ora è un miscuglio di uomini e di tre decisioni diversi nello stesso istante, talvolta unanimi e talvolta taciturne, senza il coraggio di prendere una decisione. Sia chiaro, qui non si accusa nessuno, ma l’appuntamento numero 14 con “Pillole Giallorosse” esamina il trattamento subito dal Benevento finora.

“VAR-GOGNA”
Oramai, dopo lo scempio di Pairetto a San Siro, nel Sannio viene definita così. Il dato eclatante è che al “Vigorito” non è mai stato utilizzato il VAR se non in occasione di Benevento-Bologna, partita che ricordiamo tutti per il gol annullato a Lucioni con l’ausilio della tecnologia. Mai una decisione a favore nell’impianto di via Santa Colomba, solo a Crotone, allo “Scida”, quando l’arbitro concesse un rigore che (guarda caso) il VAR gli consigliò di rivedere, col fischietto che poi confermò la decisione iniziale. Molto cauti gli arbitri con la Strega, anche in occasione di gol regolarissimi (Benevento-Inter, silent check su gol regolarissimo di D’Alessandro e bandierina subito alzata in occasione del gol regolare di Iemmello, togliendo la possibilità di ricorrere al VAR che sarebbe potuto tornare utile). In “pillole”, come nello stile della nostra rubrica, per il Benevento contiamo un VAR a favore e quattro contro, considerando gli episodi realmente rivisti e non i cosiddetti “silent check”. Oltre all’episodio dell’andata col Bologna, annoveriamo infatti la partita del ritorno col secondo gol di De Maio inizialmente annullato e poi concesso col VAR. La settimana seguente a Torino viene annullato il terzo gol di Obi, che pare essere in fuorigioco millimetrico (complimenti all’assistente per la decisione) ma, consigliato dal VAR, Mariani di Aprilia concede con qualche dubbio il gol. Successivamente col Napoli, al Benevento viene assegnato un rigore ma otto secondi prima, il VAR rivela negli sviluppi dell’azione, un fuorigioco di Sandro. Giusta applicazione della tecnologia, ma a parti invertite sarebbe stata utilizzata la stessa cura nei dettagli? Senza considerare poi gli episodi da rivedere per il Benevento ma fatti sorvolare, come accaduto sabato sera contro l’Inter, o quegli episodi dubbi che non vengono rivisti al VAR e avvantaggiano gli avversari, tipo in Genoa-Benevento, quando Belec atterra Lapadula e Abisso è sicuro della propria decisione senza porsi il minimo dubbio e col tempestivo check dei due al VAR. Oppure il gol di Falque, regolare ma viziato da una posizione di fuorigioco di Baselli, che è stato oggetto di una rapidissima revisione, quando purtroppo, noi sanniti dobbiamo constatare che ad ogni gol del Benevento, segue sempre quel minuto in più di apprensione poiché viene controllato da cima a fondo. Le conseguenze che traiamo da questa analisi è che col Benevento si utilizzano due pesi e due misure: VAR mai sollecitati negli episodi topici, controlli certosini quando c’è invece una decisione in proprio favore da dare, ma poi sempre smentita (non si giudica se sia giusta o meno la decisione finale), più leggerezza e “lasciapassare” con gli avversari, quando ciò va a danneggiare invece i giallorossi. Non è vittimismo ma una presa di coscienza che viene fuori con rabbia soprattutto dopo una trasferta intensa, emozionante e suggestiva come quella al Meazza e dopo aver sfornato per un’ora una prestazione da 10 e lode. Le domande, a cui nessuno saprà rispondere, restano: perché i due assistenti al VAR non hanno sollecitato Pairetto, autore di clamorose sviste contro il Benevento? Chi ha le colpe maggiori? E quali conseguenze avranno? Non sembrano così lontani, i tempi della Lega Pro.