“San Bartolomeo in Galdo – Saggio di Autocoscienza”, nel testamento di Vergineo il dono del dubbio

42412472_1229310720570365_7449685680457777152_nDall’amore per la sua San Bartolomeo in Galdo all’amore per la libertà, passando per la scuola e la ricerca storica; il volume “Gianni Vergineo, San Bartolomeo in Galdo-Saggio di autocoscienza” può, a tutti gli effetti, considerarsi il testamento ideologico di uno dei più amati e apprezzati docenti del Liceo Classico “P.Giannone” di Benevento, nonché uno dei maggiori intellettuali che il nostro territorio abbia conosciuto. Il volume, curato da Salvatore Colatruglio per le Edizioni Realtà Sannita, assembla le due ultime fatiche letterarie di Gianni Vergineo: “San Bartolomeo in Galdo: dalla libertà feudale alla libertà moderna” e “Saggio di autocoscienza”. Dopo la prima presentazione, avvenuta a San Bartolomeo in Galdo (paese natale di Gianni Vergineo), oggi l’opera è stata presentata a Benevento in una sede d’eccezione: l’Auditorium del Museo del Sannio intitolato proprio a Gianni Vergineo.

Ad aprire l’evento, moderato dal direttore di Realtà Sannita, Giovanni Fuccio, ci sono stati i saluti istituzionali dell’assessore comunale Luigi De Nigris e del presidente della provincia Claudio Ricci. In rappresentanza dell’amministrazione comunale, De Nigris ha ricordato l’importanza della personalità di Vergineo per il contesto culturale sannita: “è stata una vera e propria fortuna per la città avere avuto un grande formatore di ragazzi e di classe dirigente” ha affermato l’assessore passando in rassegna prima l’operato scolastico e poi la parentesi politica.

“Ci sono personalità nelle comunità, grandi o piccole che esse siano, che sembra ci siano da sempre” ha invece esordito il Presidente della Provincia che ha poi spiegato: “Ad esempio io non riesco a pensare al Giannone e a Benevento senza pensare a Gianni Vergineo”.

Successivamente ai saluti, la parola è passata al curatore del volume Salvatore Colatruglio, storico amico di Gianni Vergineo. “Mi lasciò i due saggi tre mesi prima di morire, in occasione di una mia visita di circostanza per la morte della moglie” ha raccontato con evidente commozione Colatruglio che, a chiusura del suo personale ricordo, ha aggiunto: “la cosa che aveva più a cuore era la sua San Bartolomeo insieme ai problemi dell’intero Fortore, terra che lui ebbe modo di definire sud del sud per via delle difficoltà che ieri come oggi la affliggono”.

Con un funzionale excursus storico, Giancarlo Vergineo, figlio del compianto Gianni Vergineo ed ex docente di materie storiche e letterarie, ha messo in relazione l’operato del padre con la società e la storia del suo tempo per dimostrarne la stretta connessione. “I due saggi in oggetto risultano complementari e fanno emergere il profilo non solo di Gianni Vergineo, ma della sua generazione e del suo tempo. Mio padre ha vissuto in una San Bartolomeo pre-moderna caratterizzata, come tutte le realtà meridionali di allora, dalla miseria materiale e morale, dall’ arretramento economico, culturale e sanitario, oltre che da una resistenza straordinaria al cambiamento”. La San Bartolomeo di Gianni Vergineo, si presentava, dunque, come una vera e propria tana di conservatorismo dove il concetto di identità, nel bene e nel male, raggiungeva la sua sublimazione, sembra aver voluto dire Giancarlo Vergineo che, tirando le somme, ha affermato: “la sua generazione e la sua terra hanno conosciuto la modernità solo all’indomani del secondo dopoguerra, con l’arrivo di una maggiore libertà individuale, dell’industrializzazione e quindi di una relativa crescita economica; ma la modernità ha significato anche omologazione, distruzione delle identità e sacrificio della pluralità. Dunque, nei saggi di mio padre emergono i problemi di questi due delicati momenti storici nazionali di cui San Bartolomeo è un microscopico ma fedele campione”. Al di là del piano storico, dagli scritti di Vergineo emerge anche una lettura sociale, infatti Giancarlo concludendo aggiunge: “Il saggio di mio padre è dunque rappresentativo di una generazione che ha fatto i conti con il lato negativo e svilente della modernità”. Insomma, viene da dire, una resa dei conti con la propria società che ha visto Gianni Vergineo inseguire caparbiamente la conoscenza, navigando controcorrente, a bordo della scomoda nave del sospetto.

Alfredo Pietronigro, direttore di Gazzetta di Benevento, ha restituito la testimonianza di una stimata amicizia giornalistica. Infatti, per ben quindici anni, Gianni Vergineo è stato editorialista della Gazzetta di Benevento. “Nonostante non fossi delle sue stesse idee politiche affidai a lui il compito di stilare l’editoriale. Ho sempre rispettato il suo modo garbato e ricercato di esporre le proprie idee” ha ricordato Pietronigro.

In chiusura è arrivato l’intervento del giornalista e scrittore Mario Pedicini che, citando Adolfo Amodeo, storico italiano e ministro della pubblica istruzione, ha paragonato la parabola del citato ministro a quella di Gianni Vergineo. “Entrambi, dalla contestazione del sistema scolastico in cui si erano formati, arrivarono a rivoluzionare la didattica scolastica portando una ventata di criticità e riflessione” ha concluso Pedicini.

Mario Martino

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