Dopo la nota inviata nel pomeriggio di ieri agli organi d’informazione e nella quale i primari dell’ospedale San Pio di Benevento difendono la struttura e l’operato del direttore generale Maria Morgante, questa mattina gli stessi direttori dei vari reparti hanno fatto un punto della situazione per analizzare nel dettaglio le criticità e gli aspetti positivi del principale nosocomio sannita.

Il primo a prendere la parola è stato il direttore della Chirurgia d’Urgenza Maurizio Buonanno: “Tra i motivi che ci hanno spinto a organizzare questo incontro c’è anche quello che tante cose lette sui social non corrispondono alla realtà. Tra fine dicembre e inizio gennaio nel pronto soccorso c’è stato un incremento vertiginoso degli accessi quotidiani, addirittura un giorno 162 e questa struttura che mediamente può ospitare quotidianamente 60/70 pazienti in attesa di ricovero è stata stressata oltremodo. Ciò nonostante sempre nel periodo tra Natale e Capodanno sono stati eseguiti 8 interventi per frattura del femore e ben 8 endoscopie sono state eseguite il 31 dicembre. Ci sono stati quindi dei momenti di difficoltà che siamo però riusciti a gestire”.

Sugli accessi al pronto soccorso e sulla nuova struttura in via di realizzazione si è soffermata e a lungo anche la direttrice della medicina interna Maria Gabriella Coppola: “Il boarding del pronto soccorso è un problema nazionale, non soltanto di questa struttura. La maggior parte degli ingressi riguardano persone anziane e la gestione della fragilità non è semplice. Essi dovrebbero essere gestiti a livello territoriale e l’aumento della popolazione anziana rende ancora più complesso il nostro operato quotidiano. Un altro fattore fondamentale sono i codici minori, quelli bianchi e verdi che non andrebbero gestiti in ospedale ma noi diamo risposte a tutti. Questi pazienti si aggiungono ai pazienti fragili e cronici, ma questo ospedale ha comunque un tasso di riospedalizzazione comunque molto basso e ciò è indice di buona sanità. Di ciò sono orgogliosa perché significa che tutto il personale di questa struttura lavora bene e questo è un polo ospedaliero che resta attrattivo. Un altro problema ed è nazionale è la riduzione dei posti letto. In Italia la media è di 314 posti letto ogni 1000 abitanti, quando invece la media europea è 500 posti letto. Tutti i pazienti sono curati in maniera adeguata e riguardo alle comunicazioni i familiari dei pazienti in pronto soccorso possono avere delle informazioni dalle 13 alle 14 e dalle 19 alle 20. È chiaro però che se arriva un codice rosso il parente del paziente avrà informazioni immediate. Il nuovo pronto soccorso prevederà un’area ad alta intensità di cura e un’area di media intensità di cura, un’area per il paziente fine vita e un’area dedicata prettamente alla comunicazione. Stiamo lavorando per il nuovo pronto soccorso e avremo a breve anche nuovi posti letto per la neurologia. La consegna del pronto soccorso dovrà avvenire il 30 marzo, con i nuovi spazi che saranno poi operativi dal mese di maggio”.

Nel corso dell’incontro, a cui non ha preso parte il direttore generale Maria Morgante, ha poi preso la parola il direttore della Chirurgia Generale e Oncologia Mario Annecchiarico che ha posto l’attenzione sulle difficoltà nel reperire medici disposti a lavorare nel pronto soccorso. “Parecchi non considerano il problema del personale e trovare medici disposti a lavorare nel pronto soccorso è sempre più complicato e oggi se riusciamo a reggere le emergenze è grazie alla grande disponibilità dei medici di tutti gli altri reparti. Sarebbe facile riaprire il Pronto Soccorso h24 di Sant’Agata de’ Goti ma prima di riaprilo è necessario trovare i medici”.

Il direttore dell’Oncologia Medica Antonio Maria Grimaldi ha voluto poi chiarire il caso della paziente oncologica lasciata per nove giorni su una barella del pronto soccorso. “La paziente, da un punto di vista oncologico, è stata trattata a Roma e ha avuto qualche anno fa anche un problema neurochirurgo. È venuta qui in pronto soccorso e ha avuto tutta l’assistenza necessaria, se poi il figlio della signora vuole denunciare a tutti i costi questo ospedale per avergli salvato la vita due volte è un qualcosa che francamente non condivido”.

A seguire e ha chiuso di fatto la conferenza, l’intervento del direttore della Cardiologia Marino Scherillo: “Questa è una comunità ospedaliera sana e vivace e che opera in un contesto complesso e difficile. Le zone interne hanno difficoltà diverse rispetto alle zone centrali e proviamo ad essere sempre utili, attenti e attivi per migliorare l’assistenza ospedaliera del paziente. Abbiamo la possibilità di godere di un nuovo vento con la scuola di medicina e siamo riusciti ad avere un accorpamento con la Federico II. Un grande successo per l’Unisannio e sono felice di far parte di questa famiglia medica che opera sempre con efficacia ed efficienza”.

Roberto Corrado
Laureato in Scienze della Comunicazione e Giornalista Pubblicista