A seguito dello scioglimento del Consiglio comunale che ha visto le dimissioni di 9 consiglieri di maggioranza e 4 di opposizione, la sezione del PCI di Sant’Agata de’ Goti chiede che vengano date delle risposte chiare sull’accaduto e rilancia con una serie di riflessioni.

Poco più di un anno fa, in campagna elettorale, la ormai ex maggioranza non aveva dubbi nel dichiararsi come la necessaria e responsabile continuazione dell’esperienza amministrativa dei due precedenti mandati. Periodo in cui l’avvocato Piccoli aveva ricoperto, per quattro anni, il ruolo di vicesindaco.

Per questo motivo, al netto delle motivazioni che possono aver condotto alla fine di questa esperienza consiliare, la messa in accusa del lavoro svolto dal Sindaco Piccoli risulta essere un’autocritica per tutta la squadra di governo.

L’ex opposizione, dal canto suo, ha evidenziato una totale subalternità, prendendo parte ad una vicenda che si è svolta con modalità, seppur lecite, molto lontane da canoni di trasparenza e chiarezza.

Perché la discussione in seno al Consiglio, luogo a ciò deputato? E perché la minoranza non ha chiesto che tutto si svolgesse secondo questa più opportuna modalità? 

Il Comune non è un’azienda in cui il consiglio d’amministrazione si dimette senza doverne rendere conto a nessuno. Allo stato attuale, non essendo state rese note le ragioni delle dimissioni, la diretta e più grave conseguenza di quanto accaduto è che la maggior parte dei cittadini di Sant’Agata de’ Goti, a torto o ragione, non ha potuto evitare di provareun profondo senso di disorientamento.

La situazione contingente non è certo delle migliori: oltre all’epidemia (ancora in corso) di Covid-19, il territorio è investito da una serie di problematiche che non possono essere trascurate. Pensiamo, ad esempio, al sequestro del depuratore, alla situazione scolastica e alle possibilità che il Decreto Rilancio potrebbe offrire per la travagliata esistenza del nostro ospedale.

In merito a tutto ciò, ogni cittadino si dovrebbe porre domande sull’affidabilità di un’intera classe dirigente.

la sezione del PCI di Sant’Agata de’ Goti chiede che i motivi alla base delle dimissioni vengano discussi pubblicamente, perché i cittadini possano essere adeguatamente ragguagliati su quanto accaduto. Questa richiesta non ha alcuna forma inquisitoria, ma è soprattutto uno strumento di tutela verso tutta quella serie di insinuazioni, mezze verità e distorsioni degli eventi, più o meno volute, che già stanno circolando.

Le elezioni si svolgeranno a luglio o settembre, probabilmente senza la possibilità, anche per le regole post Covid, di poter svolgere una vera campagna elettorale. C’è il rischio che quel poco che sarà possibile fare si trasformi in una babele di promesse e accuse. 

Ben prima delle elezioni è dunque necessario chiarire gli aspetti ad oggi non limpidi della vicenda e non lasciare che la discussione politica venga inquinata dai sospetti del populismo sovranista o da continui riferimenti al consociativismo corporativo della solita casta.

Comunicato Stampa